Di: Sergio Palumbo

Entrato ormai di fatto nella tradizione del Capodanno napoletano, giunge alla ventiduesima edizione il Concerto di Capodanno della Nuova Orchestra Scarlatti, con un programma variegato che spazia tra epoche, generi e paesi diversi, ma con, alla base, un fattore comune a tutti i brani, ossia “il piacere di eseguirli e di condividerli”, come afferma il Maestro Gaetano Russo nel dare al pubblico il benvenuto, subito dopo gli auguri dell’Orchestra.

Un altro filo conduttore dell’attività della Nuova Orchestra Scarlatti è senz’altro l’orgoglio per le proprie radici e per l’eccezionale patrimonio culturale e musicale napoletano, che viene rivendicato sin dalla scelta di riportare nel programma, in apertura, la “Sinfonia da Elisabetta, regina d’Inghilterra”, ricordando che questa fu scritta da Gioacchino Rossini per Napoli, dove l’opera debuttò al Teatro San Carlo il 4 ottobre 1815, per poi essere ripresa integralmente ne Il barbiere di Siviglia per uno dei tipici autoimprestiti del genio pesarese (che oggi forse chiameremmo “copia e incolla”).

Ma tra le più importanti caratteristiche della Nuova Orchestra Scarlatti non va dimenticata l’attenzione per i giovani talenti, tanto da formare due orchestre che si sono affiancate a quella principale, composte da musicisti giovani (“Scarlatti Young”) e giovanissimi (“Scarlatti Junior”), oltre all’amatoriale “Scarlatti per Tutti” e, proprio in occasione di questo concerto, due giovanissimi della Scarlatti Junior si esibiscono con la Nuova Orchestra Scarlatti, iniziando di fatto la propria attività professionale.

Giovanissimi, ma già con un curriculum di tutto rispetto, sono anche il violino solista, Gennaro Cardaropoli, salernitano, classe 1997, ed il direttore Beatrice Venezi, già più volte sul podio della Nuova Orchestra Scarlatti e dal 2016 alla direzione della Scarlatti Young.

Beatrice Venezi, elegantissima in abito rosso, si fa subito apprezzare per la direzione energica, rigorosa ed attentissima ai tempi ed ai volumi, quanto mai fondamentali per i due brani di apertura, ossia la già citata Sinfonia rossiniana e la Pizzicato Polka di Johann Strauss figlio.

Gennaro Cardaropoli mostra uno straordinario talento virtuosistico nella Danza spagnola per violino e orchestra da La vida breve di Manuel de Falla e, ancor di più, nell’applauditissima Fantasia sulla Carmen di Bizet per violino e orchestra di Pablo de Sarasate, intervallati dalle inconfondibili Danze ungheresi nn. 5 e 6 di Johannes Brahms, perfettamente eseguite dall’orchestra.

“Un caleidoscopio musicale dell’America, col nostro miscuglio di razze, il nostro incomparabile brio nazionale, i nostri blues, la nostra pazzia metropolitana”: così definì George Gershwin la sua meravigliosa Rhapsody in Blue e proprio con un affascinante viaggio dall’America a Napoli si apre la seconda parte del concerto. Dopo la Rapsodia, nell’arrangiamento per sola orchestra di Jerry Brubaker, è il momento di un altro celebre brano di Gershwin, Summertime, tratto da Porgy and Bess, nella versione strumentale di Federico Odling, che vede protagonista la sezione fiati dell’orchestra.

Proprio nella sezione fiati si distingue il clarinettista Luca Cipriano in Tu vuò fa’ l’americano di Renato Carosone, che inizia lentamente e poi si scatena in uno swing travolgente, con tanto di contrabbassi che ruotano. Nel ritorno a Napoli dall’America, si passa anche per ’A canzone ‘e Pearl Harbor, scritta da Pisano (“napoletano in America”, come lo definisce il Maestro Russo), in cui si fondono sonorità e ritmi partenopei con accenni di musiche tradizionali statunitensi, ivi incluso l’inno nazionale. Si atterra finalmente a Napoli con un gustoso pastiche dal titolo ‘O cunto d’ ‘O surdato Funiculì (a firma di Denza, Cannio ed Odling), dove le strofe ed i ritornelli di ‘O surdato ‘nnammurato e di Funiculì funiculà si mescolano in modo imprevedibile.

Tornano le atmosfere viennesi con gli echi orientali della Persischer Marsch, la sconfinata grazia della Annen Polka e la scoppiettante Polka schnell Unter Donner und Blitz, tris di brani composti da Johann Strauss figlio che chiude il programma del concerto.

Acclamati a gran voce dal pubblico, non mancano i bis, che cominciano con un divertente siparietto durante il quale si introducono in scena un’incudine e due martelli, utilizzati efficacemente per la Polka française op. 269 (Feuerfest) di Josef Strauss. Dopo un’ultima incursione napoletana, con una veloce ripresa di “Tu vuò fa’ l’americano” di Renato Carosone, il gran finale è affidato alla Radetzky Marsch, con l’immancabile battimani del pubblico.

Il concerto si conclude con i lunghissimi, più che meritati, applausi, da parte del pubblico di un Teatro Mediterraneo gremito, per Beatrice Venezi e per la Nuova Orchestra Scarlatti, che si conferma, ancora una volta, una realtà di eccellenza della città di Napoli.