Di: Sergio Palumbo

Per il ventiquattresimo anno la Nuova Orchestra Scarlatti augura buon anno con il suo ormai tradizionale concerto di Capodanno, con una formazione fresca e giovane, forte dell’inserimento di sette elementi provenienti dalla Scarlatti Junior, mentre un altro pezzo di orchestra è in Cina, dove va in scena la Tosca di Giacomo Puccini. Anche questa è una dimostrazione del livello di eccellenza di questa bella realtà campana, peccato che, come osserva il Maestro Gaetano Russo, “da venticinque anni le istituzioni non se ne sono accorte, ma noi andiamo avanti lo stesso”.

Il titolo del programma è “Playing orchestra”: un’orchestra che suona e che gioca, spaziando tra epoche e luoghi, con la voglia di sognare e di sorridere, per festeggiare con i migliori auspici il nuovo anno. Il viaggio parte, ovviamente, da Napoli, con la Sinfonia d’Opera di Giovanni Paisiello, ma il gioco comincia subito con Gioacchino Rossini e la sua Sinfonia dal Signor Bruschino, con i secondi violini che battono ritmicamente l’archetto sul leggio ed i tempi velocissimi staccati dal direttore Marco Attura, a sottolineare l’atmosfera festosa e giocosa. Protagonista della prima parte del programma è la poliedrica Giovanna Famulari, nel triplice ruolo di mimo, cantante e violoncellista. La “Metamorfosi”, da un’idea da Gaetano Russo, è un flusso sonoro circolare che parte da Bach e vi ritorna, passando dal buio alla luce e poi tornando al buio, dal sogno ad occhi chiusi della delicatissima Aria sulla quarta corda di Johann Sebastian Bach al sogno ad occhi aperti di Imagine di John Lennon, passando per l’inconfondibile Gabriel’s oboe di Ennio Morricone e per la trascinante Danza di Zorba di Mikis Theodorakis, che si trasforma nell’Overture dalla Carmen di Georges Bizet, per poi tornare a Napoli con la straordinaria espressività della voce di Giovanna Famulari che, accompagnandosi con il solo violoncello, esegue una toccante Maruzzella di Renato Carosone, prima di una travolgente Tu vuo’ fa’ l’americano, dove è protagonista il clarinetto solista, concludendo di nuovo con l’atmosfera sognante di Bach.

La seconda parte del programma è dominata dalle pagine della grande tradizione dei concerti viennesi, partendo dal Valzer di Praga di Antonín Dvořák, splendidamente diretto dal Maestro Attura con gesto ampio e morbido. Dvořák tornerà con la Danza slava, ma in una serata così può succedere davvero di tutto, ad esempio una macchina da scrivere può diventare uno strumento musicale (la deliziosa The Typewriter di Leroy Anderson). Si entra nel vivo delle atmosfere viennesi con Johann e Joseph Strauss, con la Marcia Egizia di Johann figlio che fa cantare in coro l’orchestra, la Moulinet-Polka di Joseph, per concludere il programma con l’elettrizzante Furioso Polka di Johann figlio, che ritorna anche nel primo bis con la sua polka schnell Unter Donner und Blitz, cui segue il classico battimani della Marcia di Radetzky di Johann padre. Nel frattempo, c’era stato spazio per la bellissima Csárdás di Vittorio Monti ed i suoi repentini cambi di tempi e di dinamiche, con un dialogo tra violino e clarinetto che diventa quasi una sfida virtuosistica. Ma la Nuova Orchestra Scarlatti non lascia il pubblico a Vienna e lo fa tornare a casa con ‘O Surdato ‘nnammurato, con il Maestro Russo che chiede alla platea del Teatro Mediterraneo di aiutare nel ritornello Giovanna Famulari (“aiutatela: è di Trieste”).

Gli applausi scroscianti e le richieste a gran voce di un altro bis vengono accontentate con una seconda esecuzione della Csárdás di Vittorio Monti e si conclude così un concerto ormai entrato nella tradizione partenopea: un ottimo inizio per un giocoso 2019.

Link: il sito della Nuova Orchestra Scarlatti – www.nuovaorchestrascarlatti.it