Di: Sergio Palumbo

“Credo che Pirandello sia un autore nostro contemporaneo, forse addirittura futuro (!), e che la sua drammaturgia sia ancora piena di luoghi da esplorare e segreti irrisolti”, scrive Filippo Dini nelle note di regia. In “Così è (se vi pare)”, l’autore si spinse fino a privare il pubblico del finale, lasciando irrisolto il mistero del signor Ponza e della signora Frola, nel dubbio di chi sia il pazzo tra i due. O i pazzi sono quelli che si aggirano frenetici su e giù per le stanze dell’appartamento del Consigliere Agazzi alla ricerca spasmodica, finanche violenta, di una verità che non riusciranno a trovare? “Eppure, vedi questi pazzi? Senza badare al fantasma che portano con sé, in sé stessi, vanno correndo, pieni di curiosità, dietro il fantasma altrui! E credono che sia una cosa diversa”, dice Lamberto Laudisi alla sua immagine riflessa allo specchio, in un monologo che Filippo Dini rende onirico e surreale, tra specchi che lo deformano, suoni angoscianti, su quello che sembrerebbe un palco di un club con un microfono da crooner, chiedendosi invano il perché.

I “pazzi” che Laudisi cita nel monologo sono quei sei appartenenti a quella borghesia così ben affrescata da Luis Buñuel, che, non riuscendo a venire a capo dell’enigma, tendono sempre più a diventare isterici e nevrotici, così come i personaggi del film “L’angelo sterminatore”, che non riescono ad abbandonare l’appartamento in cui erano stati invitati a cena. Allo stesso modo, i sei borghesi pirandelliani restano intrappolati nell’impossibilità claustrofobica di trovare la verità assoluta, mentre Laudisi se la ride, burlandosi di loro.

La felice chiave di lettura del testo pirandelliano, su cui Filippo Dini fonda la sua regia, si basa proprio sul porre in risalto le nevrosi di questa borghesia, prigioniera della sua curiosità morbosa e deviata, vittima dei suoi stessi pettegolezzi, spaventata da ciò che è diverso da sé e bisognosa, per tranquillizzarsi, di dare delle risposte ai propri dubbi, mentre la verità continuerà a sfuggirle ogni volta che crede di averla agguantata. La prostrazione e l’avvilimento che derivano da questa condizione, dall’impossibilità di comprendere, porta i sei borghesi ad una follia anche violenta, ad una nevrosi collettiva che non troverà nessun rimedio. Questa nevrosi è sapientemente calcata, anche in modo piuttosto accentuato, dalla regia di Dini ed è il fulcro del secondo atto, il cui inizio è comico al limite del grottesco con Lamberto Laudisi, interpretato superbamente dallo stesso Filippo Dini, che si prende gioco della signora Cini (una bravissima Orietta Notari).

Di particolare importanza nella resa dello spettacolo sono le scene di Laura Benzi, che portano il pubblico all’interno dell’appartamento del Consigliere Agazzi e, oltre ad essere curate fin nel minimo dettaglio, giocano, nel loro muoversi davanti e dietro sul palco, a fornire agli spettatori sempre diverse visuali, che dipendono anche dalla posizione degli spettatori, quasi ad offrire di volta in volta un diverso punto di vista di quella che ciascuno può ritenere la propria “verità”. In questo, concorre significativamente anche il perfetto disegno luci del maestro del chiaroscuro Pasquale Mari. Le musiche di Arturo Annecchino contribuiscono in modo determinante a creare l’atmosfera onirica voluta dal regista. Molto ben curati i costumi di Andrea Viotti.

Nell’ottimo cast, oltre allo stesso Dini, spiccano la magistrale prova attoriale di Maria Paiato nel ruolo della signora Frola e l’interpretazione energica e viscerale di Andra Di Casa nel ruolo del signor Ponza, ma tutti gli attori sono più che all’altezza dei rispettivi ruoli (oltre ai già citati, Benedetta Parisi, Nicola Pannelli, Mariangela Granelli, Francesca Agostini, Ilaria Falini, Dario Iubatti, Giampiero Rappa e Mauro Bernardi).

“Così è (se via pare)” sarà in scena al Teatro Bellini di Napoli fino al 27 gennaio 2019.

Link: il sito del Teatro Bellini di Napoli – www.teatrobellini.it