Di: Maresa Galli

Al Teatro Sannazaro di Napoli torna in scena “Una tragedia reale”, di Giuseppe Patroni Griffi, tra i grandi romanzieri, drammaturghi, registi che con le loro opere hanno lasciato un segno profondo nella cultura italiana. Nel 1999 l’autore di “Scende giù per Toledo” e altre perle mette in scena la sua ultima opera teatrale, “Una tragedia reale”, che ha per tema la gestione della morte di Lady Diana Spencer, adorata dal popolo ma invisa alla Regina Elisabetta a causa dei troppi scandali della Principessa di Galles. Icona, personaggio amato e pianto dall’intero Regno (e non solo…), non è mai andata giù alla regale suocera, che deve pensare a come organizzare i funerali salvando, però, l’immagine della Corona. E proprio con la sua corona parla la Regina, nella sua camera da letto a Buckingham Palace, interpretata magistralmente da Lara Sansone (notevolmente invecchiata per l’occasione), svegliata nel cuore della notte dalla tragica notizia dell’incidente stradale di Parigi in cui morì Diana. La regina, in pantofole e camicia da notte, parla in napoletano, accentuato, sguaiato e irriverente, che ben esprime i sentimenti più profondi, i paradossi, l’ironia di una situazione sulla cui gestione si basa il futuro della monarchia britannica che, ormai, deve tenere conto non solo del decoro istituzionale ma anche della propria immagine mediatica. In fondo, l’idea geniale di Patroni Griffi è proprio quella di ricalcare gli aspetti grotteschi e paradossali di una notissima vicenda tragica, ricorrendo a stilemi teatrali più “scarpettiani” che “shakespeariani”, trasformando un dramma di corte in una sorta di commedia dialettale, con la famiglia reale inglese resa sulla scena simile ad una normalissima famiglia borghese. Accanto alla regina l’inseparabile, vessata dama di compagnia Molly (un mirabile Luciano Saltarelli), il principe ereditario Carlo e il primo ministro Tony Blair (entrambi ottimamente interpretati da Andrea Renzi), la sorella, l’esuberante, alticcia principessa (una magistrale Ingrid Sansone). Nonostante i consigli, nessuno è veramente utile alla causa e toccherà, come sempre, alla regina decidere come agire. Basta scandali e basta chiacchiere: va fatto ciò che va fatto. La regina opterà non per funerali di stato ma per un dignitoso cordoglio al passaggio del feretro, che tornerà a Londra per l’ultimo saluto del mondo. Blair suggerisce alla regina di interpretare le più efficaci battute del “Riccardo III” di Shakespeare, mostrando così il dolore della corte. La regina preferirà, invece, toni più pacati per ricordare una nuora mai digerita, più propensa a dispensare coccole ai suoi amati corgi (in scena due teneri peluche). La lingua è forte, popolare e nobilissima, antica e moderna, e ben rende un testo dissacrante, divertente, politically incorrect. Dopo vent’anni ancora fresco, emozionante e coinvolgente, il lavoro è l’ultimo omaggio di Patroni Griffi, cantore “naturale e strafottente”, alla sua Napoli, alla sua multiforme e stratificata cultura. Ottime la regia e le scenografie di Francesco Saponaro, belli i costumi di Roberta Nicodemo, le luci di Cesare Accetta. Tanti, meritati applausi del pubblico.