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Progetto Compagnia Bellini Teatro Factory

La Compagnia Bellini Teatro Factory nasce dalla volontà di accompagnare gli allievi, neo diplomati come attori, registi e drammaturghi, in quel passaggio delicato che segna la fine del loro percorso di formazione e l’ingresso nel mondo del lavoro professionale. I registi delle produzioni di questo primo anno sono: Mimmo Borrelli (che li ha già accompagnati, come direttore artistico del triennio di formazione), Gabriele Russo con Arianna D’Angiò e Michela Lucenti / Balletto Civile. In tutti questi lavori i giovani attori saranno protagonisti a vario titolo: in scena, nella creazione drammaturgica, assistenti alla regia, nell’essere anche ‘soggetti artistici’ di questi spettacoli che della loro generazione rispecchieranno o forse moltiplicheranno la visione e la prospettiva.

GLI SPETTACOLI DELLA COMPAGNIA PER LA STAGIONE 2025/2026

– OPERA IN TRANSIZIONE – Anime Pezzentelle, andato in scena dal 3 al 13 luglio 2025 al Complesso Monumentale del Purgatorio ad Arco;

NEANCHE PARENTI, dal 4 al 21 dicembre 2025, Piccolo Bellini;

ASFALTO – poema fisico e musicale per sette attori, dal 29 gennaio al 15 febbraio 2026, Piccolo Bellini;

GIU-RO – Libera gioventù bannata dal tempo, dall’11 al 26 aprile 2026, Piccolo Bellini.

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NEANCHE PARENTI

testo e regia Gabriele Russo e Arianna D’Angiò

con la Compagnia Bellini Teatro Factory:

Greta Bertani

Filippo D’Amato

Daniela De Riso

Miriam Giacchetta

Gaia Napoletano

Matteo Ronconi

Umberto Serra

assistente alla regia Bellini Teatro Factory Martina Abate

scene Accademia Belle Arti di Napoli, cattedra Luigi Ferrigno

costumi Enzo Pirozzi

progetto sonoro Antonio Della Ragione

Si ringraziano gli allievi dell’Accademia Belle Arti di Napoli

Alessia Di Pace, Claudia Pugliese, Roberta Fierro, Laura lloret Garcia, Sabrina Olivia, Alessandra Avitabile, Salvatore Esposito, Emanuela Bartoli, Lucrezia Maria Aita, Claudia Sabella

produzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini

«Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è infelice a modo suo.» Lev Tolstoj, Anna Karenina

Non partiamo da un testo.
Non abbiamo un autore da mettere in scena, né una storia già scritta.
Abbiamo un gruppo di attrici e attori appena diplomati. Abbiamo il loro corpo, la loro voce, il loro desiderio di trovare spazio nel mondo che hanno scelto di vivere, quello affascinante e faticoso del teatro.

Abbiamo il presente.

Abbiamo scelto di lavorare sulla famiglia — o su ciò che di essa rimane, si inventa, si teme, si cerca. La famiglia come spettro, come radice, come doppio.
Come una verità che cambia a seconda di dove ti metti. Di chi racconta.
Ciascuno ha la sua versione.
Ciascuno porta con sé una crepa, un’eccedenza, un rimosso.
Scriviamo in scena.
Scriviamo per loro, con loro, attorno a loro.
Parleremo di legami e di ruoli.
Del figlio che parte. Della madre che resta. Del padre che non c’è. Di quello che è stato detto.
E di quello che non si può dire.
In scena non ci sarà una sola famiglia.
Ce ne saranno molte.
Forse nessuna.
Questo spettacolo non è una destinazione. È un attraversamento.
È un momento fragile, ma decisivo.
Come ogni inizio.

Gabriele Russo

La separazione è il punto di crisi da cui si sviluppa il racconto di una donna che non sa più aderire al presente della propria vita, ma che si perde tra ricordi passati, paure messe a nudo, desideri inespressi, un vuoto destabilizzante. Un processo caotico, inevitabile per chi vede crollare l’illusione di un legame d’amore. Per lei la famiglia diventa zoppa, mancante, allucinazione, immagine che svanisce come un’ oasi nel deserto. Riaprire gli occhi all’indomani della fine è un prezzo amaro da pagare per riprendere a vivere.

Arianna D’Angiò