Tempo di lettura stimato: 4 minuti
Ritorna al Teatro Mercadante il regista ANTONIO LATELLA
con il suo allestimento del
RICCARDO III
di William Shakespeare
nella traduzione di Federico Bellini
su adattamento di Antonio Latella e Federico Bellini
e la regia di Antonio Latella
con protragonista Vinicio Marchioni nel ruolo di Riccardo III
In scena da mercoledì 18 febbraio a domenica 1 marzo
“Decontestualizzando le opere dal periodo storico a cui appartengono,
il politicamente corretto rischia di diventare censura. Non dobbiamo cancellare la storia, dobbiamo dire: noi oggi siamo altro, o stiamo provando a essere altro.”
“Un’opera che, per quel che mi riguarda, ha molto a che fare con la domanda cosa è
male? e cosa è bene?, se l’uno può esistere senza l’altro.
In fondo il male – quello che noi abbiamo definito tale – lo vediamo all’opera tutti i giorni.”
[Antonio Latella, dall’intervista di Laura Zangarini su La Lettura / Corriere della Sera]
Al Teatro Mercadante dal 18 febbraio al 1 marzo torna il regista di Castellammare di Stabia, Antonio Latella, con lo spettacolo RICCARDO III di W. Shakespeare, affidato a un numeroso cast di interpreti capitanato da Vinicio Marchioni, nel ruolo del malvagio re del titolo.
La traduzione del testo è di Federico Bellini che firma anche l’adattamento insieme ad Antonio Latella; dramaturg è Linda Dalisi; le scene sono di Annelisa Zaccheria; icostumi di Simona D’Amico; le musiche e il suono di Franco Visioli; leluci di Simone De Angelis.
La produzione è del Teatro Stabile dell’Umbria e LAC Lugano Arte e Cultura.
Sullo spettacolo
di Antonio Latella
«Il male è. Non è una forma, non è uno zoppo. Non è un gobbo. Il male è vita. Il male è natura. Il male è divinità. Il nostro intento è quello di provare ad andare oltre l’esteriorità del male cercando di percepirne l’incanto. È chiaro che se il male stesso viene rappresentato attraverso un segno fisico il pubblico è portato ad accettarlo, vede la “mostruosità” e la giustifica. Anzi, prova empatia se non simpatia con e per il protagonista. Ma è ancora accettabile questo “alibi di deformità” nel ventunesimo secolo? Probabilmente il Bardo ne aveva bisogno per giustificare al pubblico, in qualche modo, tutte le malefatte del protagonista. Difatti utilizzò un corpo maschera, molto più vicino a un giullare di corte, al fool, la cui figura era spesso caricata di segni esteriori – come la gobba – che, nel tempo, hanno assunto significati ambivalenti: grotteschi ma anche propiziatori. Non è un caso che nella cultura popolare si corresse a toccare la gobba per buon auspicio».
«In alcuni Paesi, Riccardo III viene tolto dai cartelloni di programmazione teatrale perché potrebbe risultare offensivo per chi convive con una disabilità fisica; argomento delicato in questi tempi dove il politically correct, nel bene e nel male, rischia di diventare censura che muta l’originalità delle opere decontestualizzandole dal periodo storico a cui appartengono. A noi interessa la forza della parola, la seduzione della parola, e, perché no, la scorrettezza della parola.
Il serpente incantò Eva con le parole, o, in ogni caso, bisognerebbe pensare che il serpente fu abile in quanto riuscì a far staccare la mela dall’albero ad Eva ma fu Adamo a morderla. Quindi, chi dei due peccò? Il male che mi interessa è nella bellezza, non nella disarmonia. Il male è il giardino dell’Eden. Una bellezza accecante, una bellezza che pretende un ritorno al figurativo. Una bellezza opulenta e ingannatrice, fatta di relazioni pericolose, di giochi di seduzione continui. E, in questo, Riccardo III è il maggiore dei maestri.
La sua battaglia non è per la corona, non è per l’ascesa al trono, ma è per la sottomissione del femminile, quando è proprio il femminile che gli darà scacco matto; difatti sarà la Regina madre a portare a termine una tremenda maledizione.
La traduzione di Federico Bellini mi permette inizialmente di giocare con tempi e andamenti ritmici quasi da commedia, direi wildiana, in una pennellata che rimanda all’Inghilterra Vittoriana. Abbiamo cercato di creare un adattamento dove, pur nella rinuncia ad alcune parti del testo originale, abbiamo provato a rispettare l’interezza della vicenda e la sua trasversalità di significato. Ci siamo presi il lusso, studiando i personaggi del testo, di ampliarne uno già esistente, chiamandolo Custode, apparentemente un servitore del male e di Riccardo III, che, con l’andare della narrazione, si scoprirà essere in realtà al servizio della bellezza del luogo; un custode che vuole garantire la sopravvivenza del giardino dell’Eden e per questo è pronto a tutto, quel tutto che nel testo si sintetizza con la parola “AMEN”.
Infine e non da ultima, la scelta degli attori: un cast importante, ponderato in modo maniacale, un cast che possa essere forte per talento e dare ad ogni personaggio letterario qualcosa di fortemente artistico, un cast che possa ammaliare gli spettatori mettendo al primo posto del loro lavoro il potere performativo della parola che il Bardo ci consegna e ci lascia in eredità. Sappiamo tutti che la parola può mettere a tacere ogni tipo di guerra, ma nonostante la storia ce lo ricordi continuamente, continuiamo a dimenticarlo e credo, con mio dolore, volutamente: forse perché siamo stati creati per essere stonatura all’interno della perfezione armonica della prima nota, il DO, o almeno così mi piace pensare.
A tutti i miei collaboratori artistici ho chiesto di dare bellezza al male e non bruttezza, perché chi tradì il paradiso fu l’Angelo più bello». (Antonio Latella)
RICCARDO III
di William Shakespeare
traduzione Federico Bellini
adattamento Antonio Latella e Federico Bellini
regia Antonio Latella
con Vinicio Marchioni (Riccardo III), Silvia Ajelli (Regina Elisabetta)
Anna Coppola (Regina madre, Duchessa di York)
Flavio Capuzzo Dolcetta (custode)
Sebastian Luque Herrera (Principe York Richmond)
Luca Ingravalle (Principe Edoardo), Giulia Mazzarino (Lady Anna)
Candida Nieri (Regina Margherita), Stefano Patti (Buckingham)
Annibale Pavone (Clarence – Re Edoardo – Stanley)
Andrea Sorrentino (Hastings, Sindaco)
dramaturg Linda Dalisi
scene Annelisa Zaccheria
costumi Simona D’Amico
musiche e suono Franco Visioli
luci Simone De Angelis
regista assistente e movimenti Alessio Maria Romano
assistente volontario Riccardo Rampazzo
produzione Teatro Stabile dell’Umbria e LAC Lugano Arte e Cultura
durata 2 ore e 40 minuti compreso intervallo
prima parte: 1 ora e 40 minuti
intervallo: 15 minuti
seconda parte: 45 minuti
Nel corso dello spettacolo viene sparato un colpo di pistola a salve,
l’uso della macchina del fumo e l’accensione di incenso.
Info www. teatrodinapoli.it
Biglietteria tel. 081.5513396 | e.mail: biglietteria@ teatrodinapoli.it





“Storia di un amore”, da “Lettera a D.” di André Gorz, dal 17 al 21 febbraio 2026 al Teatro San Ferdinando di Napoli
“Charta”, di e con Bernardo Casertano, dal 20 al 22 febbraio 2026 al Teatro Galleria Toledo di Napoli