Di: Sergio Palumbo
Tempo di lettura stimato: 3 minutiIl ritorno di “Falstaff”, di Giuseppe Verdi, al Teatro San Carlo rappresenta uno degli appuntamenti più significativi della Stagione d’Opera 2025-2026. Assente dal palcoscenico partenopeo da dieci anni, l’ultimo capolavoro verdiano, su libretto di Arrigo Boito, torna in scena in un nuovo allestimento presentato per la prima volta in Italia, coprodotto con il Teatro Real di Madrid, La Monnaie / De Munt, l’Opéra National de Bordeaux e la Tokyo Nikikai Opera Foundation. Testamento teatrale di un Verdi ottantenne che sceglie la commedia per congedarsi dalle scene, Falstaff trova a Napoli una realizzazione di grande equilibrio tra brillantezza, profondità musicale e intelligenza scenica.
La regia di Laurent Pelly, al suo debutto al San Carlo, costruisce uno spettacolo dinamico e coerente, ambientato in un Novecento non lontano, capace di suggerire un passato prossimo senza irrigidirsi in una ricostruzione storica. Il contrasto fra il mondo anarchico, vitale e sfrontato del protagonista e quello ordinato, borghese e ipocritamente perbenista dei Ford e delle allegre comari diventa il motore visivo e drammaturgico dell’intera rappresentazione. Le scene di Barbara de Limburg accompagnano con intelligenza questo impianto: l’osteria iniziale, che richiama un pub contemporaneo dai toni quasi cinematografici, sembra dilatarsi per accogliere l’ingombrante personalità del cavaliere; la casa di Ford, con le sue scale e i suoi piani sovrapposti, si trasforma in un piccolo labirinto domestico dove sospetto e gelosia si insinuano in ogni angolo; il Parco di Windsor, immerso in luci notturne suggestive firmate da Joël Adam, assume una dimensione quasi fiabesca, sospesa tra burla e rivelazione finale. Pelly, che firma anche i costumi, muove i personaggi con una vivacità mai caricaturale: il ritmo teatrale è serrato ma sempre leggibile e l’umorismo non scade mai nella macchietta. Il risultato è uno spettacolo fluido, brillante, capace di restituire la complessità di un’opera in cui il sorriso convive costantemente con l’amarezza e con una sottile riflessione sull’illusione e sull’orgoglio umano.
Dal podio, Marco Armiliato guida l’Orchestra del Teatro di San Carlo con energia e cura del dettaglio. La sua direzione privilegia la trasparenza del tessuto orchestrale, mettendo in risalto la straordinaria modernità della scrittura verdiana, fatta di incastri, rimandi tematici, dialoghi continui tra buca e palcoscenico. Gli ensemble scorrono con naturalezza, senza perdere mordente e la concertazione sostiene con attenzione il fraseggio dei cantanti, permettendo alle parole di emergere con chiarezza. La celebre Fuga finale trova una resa compatta e brillante, anche grazie al lavoro del Coro, preparato da Fabrizio Cassi, preciso e partecipe in ogni intervento.
Sul piano vocale, il cast si rivela di altissimo livello. Nel ruolo del protagonista, Luca Salsi offre un’interpretazione di grande spessore teatrale e musicale: il suo Falstaff non è mai soltanto figura grottesca, ma uomo consapevole della propria vitalità e delle proprie debolezze. Il timbro brunito, saldo e omogeneo, si piega con intelligenza alle esigenze del testo e il celebre monologo “L’onore? Ladri!”, così come le pagine più liriche, trovano accenti scolpiti e mai banali. Accanto a lui, Maria Agresta disegna un’Alice elegante e determinata, vocalmente luminosa, capace di coniugare brillantezza e controllo tecnico con una presenza scenica naturale e convincente. La sua linea di canto resta sempre morbida e sorvegliata, e l’intesa con le altre comari contribuisce a rendere vivissimi gli intrecci del secondo atto. Di grande rilievo anche Anita Rachvelishvili, Mrs. Quickly trascinante e carismatica, capace di sfruttare al meglio la sua vocalità ampia e scura per costruire un personaggio ironico ma mai sopra le righe e Caterina Piva, Meg puntuale e ben inserita nei concertati. Superlativa la prova della giovane Désirée Giove, che nel ruolo di Nannetta si distingue per freschezza timbrica e musicalità, regalando nel terzo atto un momento di autentica sospensione poetica nella romanza “Sul fil d’un soffio etesio”. Francesco Demuro è un Fenton lirico e appassionato, dal fraseggio curato, mentre Ernesto Petti tratteggia un Ford energico e incisivo, efficace nel rendere le sfumature della gelosia e dell’orgoglio ferito. Completano con professionalità e vivacità l’ottimo insieme Gregory Bonfatti (Cajus), Enrico Casari (Bardolfo) e Piotr Micinski (Pistola).
“Falstaff” sarà in scena al Teatro San Carlo di Napoli fino a martedì 24 febbraio 2026.
Link: il sito del Teatro San Carlo di Napoli – www.teatrosancarlo.it





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