Di: Maresa Galli
Tempo di lettura stimato: 2 minutiAl Teatro Tedér di Napoli, il 9 maggio 2026, Fortunato Calvino porta in scena “Lurdes”, con interprete Luigi Credendino. Lurdes è una casalinga napoletana che ha dovuto fare i conti con il Coronavirus. Attraverso le sue paure, le paure di un’intera città. Con il Covid i conflitti familiari sopiti deflagrano, così come gli equilibri apparenti della vita sociale. Fortunato Calvino racconta come pochi, attraverso le vicende degli ultimi, l’intera umanità, con ironia, profondità, empatia.
Con “Lurdes” rappresenti il nucleo familiare nella sua fragilità, la forza delle donne nel tenere unite anche le famiglie più disgregate, servendoti del Covid come causa scatenante delle criticità…Lurdes è la coscienza ferita che ci interroga su chi siamo, sulle nostre pseudo-certezze…
“Lurdes rappresenta l’umanità che ha attraversato un pericolo invisibile ma insidioso e pericoloso per il mondo intero. Riportandolo nel nucleo familiare evidenzio con il suo raccontarsi i conflitti interni della “Famiglia” di oggi. E le dinamiche che si scatenano quando la convivenza diventa forzata. Toccando un tema così forte e doloroso, ho spostato la scrittura su elementi più della tradizione del nostro teatro, evidenziando così il paradosso, il grottesco che emerge da aspetti sconosciuti di ognuno di loro. Ma, soprattutto, immaginarsi malati quando malati non si è”.
Da tempo dirigi nei tuoi lavori teatrali il bravissimo Luigi Credendino: squadra vincente non si cambia…
“Èun monologo e Lurdès è una donna tutta casa e chiesa. E Luigi è per me un bravissimo attore, sia in ruoli divertenti che in ruoli drammatici”.
Nella tua vasta produzione c’è un testo di Maricla Boggio, “Caracciolo, dramma in commedia”: il tuo ricordo della scrittrice e drammaturga scomparsa quest’anno…
“Maricla Boggio lascia un grande vuoto nella mia vita e nella drammaturgia italiana. A lei sono legato da tanti cari e prestigiosi ricordi”.
Al centro dei tuoi lavori teatrali e dei tuoi testi sempre tematiche di impegno civile, con tanti incontri anche con le scuole, con i giovani: il teatro può recuperare l’attenzione e la partecipazione dei ragazzi oggi sempre più difficili, poco seguiti, sempre immersi nei social?
“Ho avuto la fortuna d’incontrare migliaia di studenti di ogni ordine e grado. E “Cravattari” resta un punto di riferimento per la lotta all’usura, il male in assoluto che mortifica la vita di tante famiglie. I giovani sono la nostra speranza per un futuro di cambiamento. E il teatro è lo spazio di libertà d’espressione per le problematiche che il drammaturgo porta in scena per allertare i giovani e i non giovani su tematiche che a volte al pubblico sono sconosciute, tento con la mia scrittura di portare sempre all’attenzione tematiche spesso non combattute abbastanza dalle Istituzioni. E, inoltre, mi fa piacere che il pubblico apprezzi e mi premi con la sua presenza, il teatro è vita e sfida”.





“La noia”, scritto e diretto da Manuel Di Martino, dal 30 aprile al 10 maggio 2026 al Ridotto del Mercadante di Napoli
“Giornata Internazionale del Jazz”, dal 28 al 30 aprile 2026 al Teatro Politeama di Napoli