Di: Maresa Galli
Tempo di lettura stimato: 2 minutiAl Teatro di San Carlo torna in scena “Turandot” di Puccini, dramma lirico su libretto di Giuseppe Adami e Renato Simoni, dalla fiaba teatrale omonima di Carlo Gozzi, nel centenario della sua prima assoluta. Otto le recite, dal 5 al 15 luglio 2026. Ultima opera di Puccini, fu l’unica incompiuta. La messa in scena sancarliana è la stessa produzione del Lirico, per la regia di Vasily Barkhatov, che inaugurò, con diverse critiche, la Stagione 2023/2024. Torna sul podio il direttore Vincenzo Milletarì, alla guida di Orchestra, Coro, ottimamente preparato da Fabrizio Cassi, e Coro di Voci Bianche, molto bravo e brillantemente diretto da Stefania Rinaldi. Le scene sono di Zinovy Margolin; i bei costumi di Galya Solodovnikova sono ripresi da Anna Verde; le luci di Alexander Sivaev sono riprese da Gianni Bertoli. La coreografia è di Dina Khuseyn, il video di Vsevolod Taran. Come qualcuno ricorderà, la “Turandot” immaginata da Barkhatov è una favola dark ambientata in una Pechino imperiale trasformata in un regno fantastico, sospeso tra vita e morte, tra sogno e realtà. Con un video moderno, ispirato al cinema d’autore e alle serie tv stile “Gomorra” e “Squid Game”, i protagonisti sono coinvolti in uno scontro tra automobili. E cala sulla scena un’auto incidentata, un simbolo forte, disturbante, come le maschere indossate dai personaggi, come le barche traghettate da novelli Caronte, l’agghiacciante sala operatoria. Se l’innovativa regia non convince tutto il pubblico, diversa questione è quella della recitazione e delle voci, ben calibrate e carismatiche. Anna Pirozzi (sostituita da Olesya Golovneva nelle recite del 7, 10, 12 e 15 luglio) è la Principessa Turandot, già interpretata con successo al Covent Garden di Londra, al Metropolitan di New York e al Teatro alla Scala. Regale e autorevole, brillante, dagli acuti possenti e dalla interpretazione ineccepibile, conquista il pubblico con la sua grande, duttile voce dal bell’impasto cromatico. Di gran talento anche Brian Jagde (che si alterna nel ruolo con Angelo Villari), un Calaf dalla voce morbida e potente, dai begli acuti ed emissione perfetta, emozionante sul “Nessun dorma”. Pretty Yende, dopo aver interpretato Mimì nella recente Bohème, debutta ora nel ruolo di Liù (in alternanza con Hasmik Torosyan). A lungo applauditi anche Raúl Giménez nel ruolo dell’Imperatore Altoum e Alexander Vinogradov come Timur. Molto bravi anche Gianluca Failla, Matteo Macchioni e Francesco Pittari, rispettivamente Ping, Pang e Pong. Completano il cast Hae Kang (Un mandarino) e tre artisti del Coro: Leslie Olga Visco (Prima ancella), Valeria Attianese (Seconda ancella) e Massimo Sirigu (Principe di Persia). Tanti, meritati applausi ai protagonisti dell’opera, capitanati da Pirozzi e Jadge che, con la loro interpretazione, fanno passare in secondo piano l’allestimento molto personale di un’opera meravigliosa, con l’ “esaltazione amorosa” che trasforma la capricciosa e sanguinaria Turandot in una donna innamorata – una fiaba moderna e senza tempo.





l’ambentazione dell’opera è di per sè una realizzazione molto fantasiosa e fantastica nel senso proprio della parola , non vedo assolutamente necessario e tantomeno migliorativo immaginare un’aggiunta di una tragedia ad un’altra benche fantasiosa. Già tanti pretendenti decapitati e la schiava che muore per amore ci angosciano, aggiungervi un incidente d’auto mi sembra una vera oscenità. Ma forse anche questa è arte.
OSCENA. OSCENA E OLTRAGGIOSA.