Di: Maresa Galli

Due settimane di programmazione al Teatro Tram per “Don Giovanni”, secondo capitolo del progetto PopOpera di Gianmarco Cesario, che mira a conquistare anche i giovani all’opera lirica attraverso un’attualizzazione dei testi, realizzata con arrangiamenti musicali contemporanei, mantenendo, comunque, le rappresentazioni fedeli allo spirito delle opere. Dopo il Barbiere di Siviglia, il giornalista, drammaturgo e ideatore di numerose rassegne teatrali (e non solo), ha presentato il secondo capitolo di un’ideale Trilogia Sivigliana. Il testo nasce da una ri-lettura del libretto di Lorenzo Da Ponte, di Molière e di Tirso de Molina. Le loro tre versioni del mito di Mozart restituiscono un uomo libero, insofferente alle ipocrisie e alle regole, figura ideale di libertino, anticipatore di temi cari all’Illuminismo. Don Giovanni è un esperto di arte amatoria, un gaudente, un donnaiolo ma anche un provocatore, uomo fiero che si scaglia contro “l’ipocrisia, vizio alla moda, e tutti i vizi alla moda sono considerati virtù.” Sulla scena dà corpo e anima a Don Giovanni Danilo Rovani, autore, regista e attore, che ha lavorato al fianco di registi e attori del calibro di Battistoni, Proietti, Lavia, D’Alatri, Martone. Altrettanto bravo Enzo Attanasio (Leporello), che presto vedremo nei panni di Arnaldo Vezzi ne “Il Commissario Ricciardi” di Alessandro D’Alatri. Leporello incarna la falsità del genere umano, l’ipocrisia dei benpensanti che si rivela, infine, molto meno nobile di ciò che sembra. Completano il cast Diletta Acampora, Denise Capuano e Luca Lombardi (anche aiuto regia). Donna Elvira e Carlotta la contadina sono le due ingenue fanciulle sedotte da Don Giovanni. Carlotta e il suo fidanzato si esprimono in dialetto siciliano (ripreso da Molière), tocco di colore nella commedia degli inganni, nel gioco di seduzione infinita. Piacevole novità le musiche mozartiane riarrangiate ed eseguite in scena in puro stile flamenco dal bravo chitarrista e compositore Pasquale Rocco. Toccante la scena della fuga nel cimitero di Don Giovanni che fa un irridente invito a cena della statua funebre del commendatore sua vittima. Emozionante la discesa agli Inferi di Don Giovanni, trascinatovi da figure spettrali, realizzata con ottima tecnica teatrale. Belle le scene e i costumi di Melissa Di Vincenzo. Meritati applausi ad ogni replica.