"La badante" di Cesare Lievi: la prima al Teatro Bellini di Napoli
“La badante”, spettacolo teatrale scritto e diretto da Cesare Lievi, è la storia di una famiglia borghese dei nostri tempi, la cui protagonista è un’anziana vedova che si trova a dover affrontare la solitudine in cui si trova al termine della sua esistenza. Due figli maschi, a cui non è particolarmente legata, ma che la donna conosce profondamente: uno imprenditore di successo, ma succube della moglie, l’altro “vagabondo dalle mani traforate”. E proprio i figli affidano la madre ad una badante ucraina che inizialmente l’anziana non accetta e che accusa di essere disonesta, spiona e ladra. Ma sarà proprio l’ingenua donna dell’est, con la sua vitalità, ma anche il suo disinteresse, a fare in modo che la protagonista ripercorra il ricordo traumatico della sua esistenza trascorsa sul lago di Garda, vicino Salò, in quella che lei definisce “città dei morti”. Nelle sue parole quel luogo diventa un mondo oscuro di cui è prigioniera da sempre. I ricordi riaffiorano nella sua mente come un fiume in piena, mentre la badante si occupa delle faccende domestiche, con toccante realismo che, a tratti, assume le forme di un inquietante simbolismo. L’infanzia, l’odio verso suo padre fascista che avrebbe voluto un maschio al suo posto, l’atmosfera novembrina perpetuamente tra pioggia e nebbia che sembra non lasciare spazio al naturale susseguirsi nelle stagioni. La presenza della badante è fondamentale perché l’anziana donna affronti il suo passato, prima di morire. E proprio nel momento della morte esplode la forza di carattere che contraddistingue il personaggio, magistralmente interpretato da Ludovica Modugno, poiché a sorpresa lascerà tutti i suoi averi proprio alla donna straniera che le è stata vicina.
Con una trama di forte attualità, il testo di Lievi, mette in evidenza due motivi emblematici della società contemporanea, che qui si intrecciano indissolubilmente: il tema dell’immigrazione e del pregiudizio verso lo straniero e quello della solitudine, della vecchiaia che annebbia la mente e dell’assenza della famiglia che preferisce delegare le proprie responsabilità alla donna straniera. Il sapiente uso del flashback rende più intrigante l’intreccio, che si infittisce di mistero e di dubbio nel secondo atto, fino alla catarsi finale del terzo atto, nel quale viene mirabilmente a galla la lucidità della follia della protagonista.
Link: il sito del Teatro Bellini - www.teatrobellini.it
De Andrè canta De Andrè, il 1 marzo 2010 al Palapartenope di Napoli
"Mio padre adorava questa città... Ed anche io". Dopo tredici anni dall'ultimo concerto napoletano del padre, Cristiano De Andrè porta il proprio rodato e fortunato tour in un Palapertenope gremito dove (almeno) tre generazioni si ritrovano ad emozionarsi per la poesia in musica del grande Fabrizio De Andrè.
Il concerto parte con un tributo alla lingua genovese (Mègu Megùn), seguita da 'A Cimma e, quindi, dai saluti, durante i quali Cristiano racconta come è nata l'idea del tour: dopo i tanti tributi al padre, gli sembrava quasi doveroso lasciare una testimonianza, anche se, proprio perché era suo padre, ci voleva ancor più coraggio. Per fortuna, il coraggio l'ha trovato, anche grazie all'ottimo supporto di Luciano Luisi, con il quale ha riarrangiato diversi brani del padre "per portare il concerto verso le mie corde". I riarrangiamenti impattano soprattutto sulle introduzioni e sulle code dei brani, dando ad essi un'impronta molto personale, ma, in ogni caso, all'insegna di un profondo amore e rispetto per la musica del padre.
Dopo i saluti, è il momento di Ho visto Nina volare, seguita dalla celeberrima Don Raffaè, alla fine della quale Cristiano chiede scusa per l'accento ("Lui era più bravo") ed introduce l'unico brano scritto con il padre, la toccante Cose che dimentico, cui segue Smisurata preghiera, forse il vero testamento morale del padre Fabrizio. Uno dei momenti più magici del concerto è l'emozionante interpretazione di Verranno a chiederti del nostro amore, che Cristiano esegue da solo sul palco. Molto interessante l'idea di eseguire in medley Andrea, La cattiva strada e Un giudice, mentre si susseguono brani di epoche e di album differenti: Creuza de ma, Fiume Sand Creek, La collina, La canzone di Marinella, Amico fragile, fino ad arrivare ai bis: Zirichiltaggia e la commovente La canzone dell'amore perduto, che chiude un concerto suggestivo, ricco di ricordi e di emozioni, che sarà davvero difficile dimenticare.
Recensione del libro "Angeli a pezzi" di Dan Fante (Marcos Y Marcos)
Bruno Dante, dopo un tentato suicidio (non il primo), viene rinchiuso in una clinica per disintossicarsi dall'alcool, da cui esce in anticipo perché il padre, Jonathan, è in fin di vita. Dopo l'ultimo saluto a un padre ingombrante, scontroso, temuto quanto amato, dotato di un talento tanto grande quanto sprecato in nome del facile guadagno derivante dalla scrittura di sceneggiature hollywoodiane, inizia il viaggio di Bruno, accompagnato dal cane del padre, Rocco. Nel suo viaggio, Bruno stringerà amicizia con una baby prostituta, finirà ubriaco sul letto di un motel a mangiare biscotti e a bere vino, troverà perfino lavoro come venditore per un'agenzia matrimoniale.
Eppure Bruno, un tempo, aveva altre aspirazioni: la poesia, ad esempio. Ma anche lui, come il padre, ha sprecato il proprio talento per il guadagno facile del telemarketing. Ma dentro di sé ha ancora tanta generosità, tanta passione e tanto amore per il padre, di cui vorrebbe gridare al mondo l'immenso talento, e di cui vorrebbe far leggere a tutti il suo capolavoro, "Chiedi al vento" (vi ricorda qualcosa?).
Del padre John, Dan Fante ha sicuramente ereditato la sincerità e l'immediatezza che ne hanno contraddistinto l 'opera. L'accostamento a Bukowski è inevitabile. Sotto le non troppo mentite spoglie di Bruno Dante l'autore ci porta con sé in un viaggio velocissimo, che lo traghetterà da un folle autolesionismo verso la speranza di un domani migliore, quasi come una discesa negli inferi, al fianco di un cane-Caronte e di una Beatrice prostituta, con le strade di Los Angeles come gironi infernali, finché il nostro Dante non uscirà a riveder le stelle, scoprendo che anche l'oceano è "di un blu che non avevo mai notato prima".
Link: il sito di Marcos Y Marcos - www.marcosymarcos.com









