Di: Sergio Palumbo
Tempo di lettura stimato: 2 minutiIl Nabucco, tornato in scena dopo otto anni al Teatro San Carlo di Napoli, conferma come l’opera verdiana possa reggere musicalmente anche quando l’impianto scenico e registico non riesce a restituire un senso teatrale davvero convincente.
La regia di Andreas Homoki, proveniente dall’Opernhaus Zürich, sceglie ancora una volta la scorciatoia della trasposizione ottocentesca, collocando l’azione in un indistinto clima risorgimentale. Ma lo spostamento temporale, di per sé ormai consunto, non è sostenuto da una vera idea teatrale. Il conflitto politico e religioso di Nabucco non viene reinterpretato: viene semplicemente svuotato, subordinato a una generica lettura psicologico-familiare che non trova sviluppo né coerenza nel corso dell’opera. La stessa trasposizione ottocentesca, con Assiri aristocratici e Ebrei borghesi risorgimentali, resta un’idea dichiarata ma poco sviluppata. La scena unica di Wolfgang Gussmann, un grande monolite verde, monocromo e girevole, finisce per essere più oppressiva e monotona che simbolica: essenziale fino all’inerzia, priva di tensione figurativa, accompagna l’azione senza mai dialogare davvero con la musica. I costumi, corretti nel loro riferimento ottocentesco ma privi di fascino, accentuano un senso di grigia uniformità che appiattisce il racconto. Ancora più discutibile il lavoro sul movimento scenico: le masse corali sono spesso abbandonate a una gestualità generica, talvolta sconfinante in accenni coreografici del tutto fuori luogo, che tradiscono il carattere solenne e tragico dell’opera. Alcune trovate registiche, dalle presenze infantili introdotte come chiave psicologica alle forzature narrative del finale, appaiono arbitrarie e inutilmente illustrative.
Tutt’altra musica, in tutti i sensi, arriva dalla buca. Riccardo Frizza guida l’Orchestra del Teatro San Carlo con mano esperta e senso del teatro. I tempi, generalmente serrati ma mai affrettati, restituiscono tensione drammatica e coesione formale. L’equilibrio tra palcoscenico e orchestra è costantemente sorvegliato, in un’ottica di servizio intelligente alla vocalità e alla struttura dell’opera. L’orchestra risponde con compattezza e precisione, offrendo una lettura credibile, stilisticamente consapevole, capace di sostenere i grandi snodi drammatici senza indulgere in facili enfasi. Ma il vero pilastro dello spettacolo resta il Coro del San Carlo, preparato da Fabrizio Cassi: protagonista autentico della serata, solido, incisivo, partecipe lungo tutta la partitura. Il “Va’ pensiero” emerge come momento di intensa concentrazione collettiva, giustamente salutato da calorosi applausi e numerose richieste di bis, accolte da Frizza per il tripudio del pubblico.
Sul piano vocale, Ludovic Tézier disegna un Nabucco autorevole, scolpito nel fraseggio, sostenuto da un timbro nobile e da un controllo espressivo che evita ogni eccesso declamatorio. Il personaggio acquista così spessore umano e teatrale, anche oltre i limiti imposti dalla regia. Marina Rebeka affronta Abigaille con coraggio e consapevolezza, mettendo in campo acuti sicuri, agilità brillanti e una forte intensità drammatica, oltre a una presenza scenica magnetica; restano, tuttavia, alcune rigidità nel registro grave, che comunque non oscurano il valore complessivo di una prova impegnativa e generosa. Esemplare Michele Pertusi: il suo Zaccaria è solido, austero, musicalmente irreprensibile, sostenuto da un’emissione sempre controllata e da una presenza scenica che impone rispetto. Piero Pretti è un Ismaele dal bel timbro, musicalmente sensibile e capace di inserirsi con equilibrio nel tessuto drammatico. Meno convincente la Fenena di Cassandre Berthon, che appare vocalmente fragile, non sempre sostenuta da una morbidezza timbrica adeguata e spesso in difficoltà sul piano del volume, risultando marginale anche nei momenti che richiederebbero maggiore intensità lirica. Hanno completato il cast con affidabilità e buona presenza scenica Lorenzo Mazzucchelli (Gran Sacerdote), Francesco Domenico Doto (Abdallo) e Caterina Marchesini (Anna), puntuali e coerenti nei rispettivi ruoli.
“Nabucco”, di Giuseppe Verdi, regia di Andreas Homoki, sarà in scena al Teatro San Carlo di Napoli fino al 31 gennaio 2026.
Link: il sito del Teatro San Carlo di Napoli – https://www.teatrosancarlo.it/





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