Di: Maresa Galli

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“SereNata a Napoli” apre con successo la Stagione del Teatro Diana di Napoli, in scena fino al 18 ottobre 2026. La talentuosa interprete, nello spettacolo omaggio a Napoli, sua città natale, mostra tutte le sue doti, da quella di attrice a quella di presentatrice che incanta con il suo racconto ma, soprattutto, con la sua bella e melodiosa voce. “SereNata a Napoli” nasce da un’idea di Serena Rossi che si cimenta con il suo primo spettacolo teatrale, scritto con Maria Sole Limodio e Pamela Maffioli. La direzione musicale e gli arrangiamenti dei brani sono del M° Valeriano Chiaravalle; la regia è di M. Cristina Redini. I bravi e simpatici musicisti che la accompagnano dal vivo nell’intenso, lungo omaggio a Napoli, sono Michele Maione alle percussioni; Luca Sbardella alla fisarmonica e al clarinetto; Matteo Parisi al violoncello; Gianpaolo Ferrigno alle chitarre e al putipù; Antonio Ottaviano al pianoforte e clavicembalo e Gennaro Desiderio al violino.

“Napoli è una sirena, Partenope che si lasciò morire per non essere riuscita ad incantare Ulisse. Una creatura mitologica che rinuncia alla vita per un amore mortale. Napoli è nata sotto il segno della musica. Napoli è femmina. Adorata e uccisa.

Amata e odiata. I racconti e la musica sono stretti come amanti. Una canzone apre una storia che riporta ad una musica, che rimanda ad una leggenda, che arriva ad una ninna nanna. Al centro la città più misteriosa del mondo, che ha confuso anche le sirene, che ha una sua filosofia, un suo immaginario, una sua religione”, spiega l’artista, volto amato di cinema e tv. Rossi sa far ridere e commuove, interpretando, con stile teatrale, le canzoni della sua infanzia, motivi celeberrimi che raccontano il Vesuvio e il mare, i vicoli, le feste popolari e le Piedigrotte, le storie dolorose di migranti e il popolo negli affreschi vivianei. L’artista canta “Nuttata ‘e sentimento”, dedicando a Napoli, “una sirena che si lascia morire d’amore. A lei questa sera faremo una serenata, tutti insieme, perché magari ci sente e ci ripensa. Non ne vale la pena lasciarsi morire”, spiega. Per la prima volta in scena al Teatro Diana, è emozionata, e commuove con “Santa Lucia luntana”, dove le lacrime diventano il mare, dove i versi sono pura poesia. Con immagini proiettate sullo sfondo, l’artista ricorda la storia della celebre canzone di Cioffi/Cutolo, “Dove sta Zazà”, un inno all’innocenza, per poi scatenarsi in una “Tammurriata Nera” tutta ritmo e passione, nei begli arrangiamenti orchestrali. Toccante anche la storia dei “treni della felicità”, vissuta da sua nonna Concetta e raccontata dal pregevole film “Il treno dei bambini”, di Cristina Comencini tratto dal romanzo di Viola Ardone e nel quale anche lei ha recitato. Così come emozionante è la storia di Ria Rosa, famosa cantante dei primi del ‘900 e sua prozia, femminista ante litteram con le sue canzoni inno alla libertà. Mentre interpreta “Lacreme Napulitane”, un video in bianco e nero mostra volti di emigranti, il sogno portato da bastimenti, con Napoli e i propri cari nel cuore. Nel bel racconto-atto d’amore Serena Rossi cita Eduardo, Erri De Luca (“non siamo come gli altri, abbiamo un vulcano piantato nel sistema nervoso”) e Massimo Troisi, sottolineando quanto ai napoletani piaccia tutto questo struggimento. Se la tragedia si veste a festa e la commedia ride amaro, c’è la “Festa di Piedigrotta” e la “Bammenella” vivianea, c’è “Guapparia” e c’è la “Tammurriata nera” e l’orgoglio delle Quattro Giornate di Napoli. Grande emozione con “Munasterio ‘e Santa Chiara”, “Uocchie c’arraggiunate”, seguite dalla voce registrata della nonna di Serena che cantava “Luna dispettosa”, scritta dal nonno non per lei ma per Mario Merola! Sì, perché la famiglia di Rossi era una famiglia di artisti, come sua zia Maria Rosaria Liberti. Dopo “La fiera di Mast’Andrea” che scatena l’orchestra il pubblico intona “Te voglio bene assaje”. L’artista torna in scena con un cambio d’abito e di repertorio, citando brani di Geolier, Andrea Sannino e la sigla di “Un Posto al Sole”. Nella carrellata di melodie struggenti, non potevano mancare “Era de Maggio”,

“Passione”, “Dicitencello Vuje”, un’antica e intima “L’ellera”. Simpatici i siparietti con i bravi musicisti che si divertono con “Io, mammeta e tu”, gigioneggiano con “Ho visto Maradona” e tanti brani dedicati alle mamme. Il pubblico ha seguito con entusiasmo ogni brano, ogni aneddoto, apprezzando la classe di un’artista elegante, fantastica interprete di melodie immortali.