Tempo di lettura stimato: 5 minutiI confini del mio mondo sono io. Luca De Filippo 1948 – 2015
In mostra un percorso tra teatro, cinema e televisione per ripercorrere la storia artistica di un interprete e regista, che ha fatto della scena una scelta di vita
Ci sono artisti che continuano a vivere nella memoria non soltanto attraverso i personaggi che hanno interpretato, ma attraverso il modo in cui hanno “abitato” il proprio mestiere. Luca De Filippo appartiene a questa categoria. Ed è a lui che la Fondazione Eduardo De Filippo dedica la mostra I confini del mio mondo sono io. Luca De Filippo 1948 –2015, a cura di Maria Procino e Serena Schioppa, da giovedì 8 ottobre a venerdì 13 novembre 2026, a Palazzo Scarpetta di Napoli, sede della Fondazione.
L’esposizione nasce con l’intento di restituire la complessità di un artista che il pubblico ha conosciuto e amato in molte forme diverse: dall’indimenticabile Nennillo di Natale in casa Cupiello agli innumerevoli ruoli affrontati nel corso della sua carriera, fino all’attività di regista e alla guida della propria compagnia teatrale.
La sua presenza sulla scena, al cinema e in televisione ha attraversato decenni di spettacolo italiano, costruendo un percorso personale profondamente legato alla grande tradizione teatrale napoletana e, allo stesso tempo, aperto alla drammaturgia italiana e internazionale.
Il titolo della mostra richiama una dimensione profondamente personale del rapporto di Luca con il proprio lavoro: il teatro come spazio di libertà e insieme di responsabilità, luogo nel quale l’attore è chiamato quotidianamente a misurarsi con sé stesso, con il testo, con gli altri interpreti e soprattutto con il pubblico.
La mostra intende raccontare proprio questo rapporto, seguendo gli snodi fondamentali della sua storia artistica e mettendo in luce la serietà e la leggerezza con cui Luca De Filippo ha affrontato il teatro e, più in generale, l’arte come parte essenziale della vita.
Il percorso espositivo si sviluppa attraverso una selezione di manifesti, locandine, fotografie, oggetti e costumi, materiali capaci di restituire le diverse stagioni della sua carriera e di accompagnare il visitatore dentro una vicenda artistica iniziata molto presto.
A poco più di dieci anni dalla sua scomparsa, I confini del mio mondo sono io propone dunque un incontro con un artista che continua a essere ricordato con emozione ed empatia da chi lo ha conosciuto, da chi lo ha visto recitare e da chi ne ha seguito il percorso attraverso il cinema e la televisione.
Palazzo Scarpetta diventa così il luogo di un nuovo incontro con Luca De Filippo, attraverso le tracce concrete della sua storia artistica e attraverso la sua stessa voce. Un’occasione per chi lo ha amato di ritrovarlo e per chi non lo ha conosciuto di scoprirne il lavoro, la curiosità, la disciplina e quella particolare capacità di tenere insieme, sul palcoscenico e nella vita, serietà e leggerezza.
I confini del mio mondo sono io, 8 ottobre > 13 novembre 2026
Palazzo Scarpetta – Via Vittorio Colonna 4, Napoli, ingresso gratuito
Dal lunedì al venerdì, dalle ore 10.00 alle ore 14.00
Per apertura straordinaria pomeridiana e gruppi 0812189577, info@fondazionedefilippo.it
La mostra segue la sua storia: nella compagnia “Il teatro di Eduardo” con l’esordio bambino in Miseria e nobiltà, fino alla nascita della “Compagnia di teatro di Luca De Filippo” che, nel 1981, debuttava con La donna è mobile e la regia di Eduardo, arrivando al 2015 alla sua ultima direzione per Non ti pago.
Attraverso brani video, sarà Luca stesso a parlare del suo lavoro, su quel palcoscenico che così descriveva: “Il luogo dell’attesa e del riposo, della gioia e della disperazione. È la mia casa, la mia galera”.
Nella mostra sono esposti mobili ed oggetti che sono stati realizzati negli anni per le commedie messe in scena da Luca De Filippo. Le sedie verdi scenografate con la poltrona, appartengono alla messa in scena di Gli esami non finiscono mai (stagione 1973-75). La compagnia era Il teatro di Eduardo, lo scenografo era Maccari. Nell’esposizione è presente anche uno dei costumi che Luca indossava nella commedia interpretando Furio La Spina.
Nel 1981 Luca crea la sua compagnia: La compagnia di teatro di Luca De Filippo. In mostra i cesti di frutti e ortaggi di La donna è mobile. Tutti gli oggetti e i mobili ripristinati da Enzo Palmieri non perdono il sapore di un tempo.
La trilogia eduardiana realizzata dal 2003 al 2010 da un maestro del cinema internazionale come Francesco Rosi, è presente con la poltrona rossa del terzo atto di Filumena Marturano, alcune sedie di Napoli milionaria! e il grande capretto realizzato per Le voci di dentro di cui lo scenografo era Enrico Job.
Dello spettacolo Le bugie con le gambe lunghe ritroviamo il divano, le poltrone e il tavolino a righe bianche e nere, intorno al quale discutevano Luca e Carolina Rosi principali interpreti. Lo scenografo era Gian Maurizio Fercioni.
Il fascino della Grande magia viene restituito ai visitatori con la barca sulla quale fuggono gli amanti e la piccola barca che li riprende da lontano. Infine i visitatori potranno ammirare il grande sarcofago egizio dal quale sparisce la donna. Scenografa: Raimonda Gaetani.
I costumi continuano a raccontare il palcoscenico e i numerosi personaggi interpretati da Luca: il Pulcinella di ’A fortuna ’e Pulicenella, Luciano Marino in Cani e gatti del 1970 (costumi realizzati da Bruno Garofalo). ’O scarfalietto di Scarpetta è ricordato con due costumi. Infine sarà in mostra anche il costume del venditore di cravatte che Luca indossava in Penzieri mieje cantando i versi di Eduardo con le musiche di Antonio Sinagra.
I confini del mio mondo sono io: sono le parole che Luca De Filippo, in una lettera, indirizzò a giovani detenuti: ogni giorno li traccio con la mia fantasia, concludeva. Era un messaggio di speranza: i confini morali che ognuno ha in sé, difendono dalle problematiche che la vita riserva e, via via, quando la fantasia, la cultura, diventano una forza, si allontanano confondendosi con l’orizzonte.
Il percorso espositivo realizzato, vuole dunque restituire a chi verrà a vederlo, la storia artistica di Luca e la generosità non solo intellettuale che ha caratterizzato le sue scelte. Il rigore come apprendista prima e maestro poi, e quanto abbia sempre considerato questo mestiere un gioco da porgere al pubblico, con profondo rispetto. Con una maturazione artistica che lo ha portato consapevolmente da attore ad interprete.
Fare ricerche negli archivi, è stato però anche un viaggio che non avevo previsto: ogni indagine svelava programmi, foto, locandine, manifesti, oggetti, aprendo una sorta di breccia emotiva, dalla quale riemergevano voci, immagini di teatri di città e di piccole cittadine, dove si arrivava all’alba per montare lo spettacolo, o di tournée estive durante le quali costruire dal nulla i camerini con quattro cantinelle.
I video, la raccolta di mobili e oggetti che sembrano mutare una delle due sale in una wunderkammer, portano i ragazzi e chi lo ha conosciuto ed amato, a passeggiare su un palcoscenico fatto di memoria e di arte, ma anche di riflessione sul teatro che, come scriveva Jouvet, non morirà mai.
Resta l’amarezza di averlo perso troppo presto e il ricordo di un uomo che poteva accettare le critiche più dure nel lavoro, mai come cuoco e… cucinava benissimo. Resta la certezza che anche questa mostra, a cui tanti hanno partecipato con commozione e dedizione, iniziando dai miei compagni e compagne di lavoro in Fondazione, proverà a narrare il suo universo senza confini, ritrovando quel sorriso che tutti noi ricordiamo e che era la sua firma inconfondibile.
Raccontare Luca De Filippo significa attraversare una carriera lunga e articolata, costruita tra teatro, cinema, Tv e un mestiere appreso fin dall’infanzia e continuamente rinnovato nel corso del tempo. Una vicenda artistica eterogenea, che difficilmente può essere ricondotta a un unico registro narrativo. Da questa pluralità nasce anche il progetto di allestimento. Le diverse stanze adottano infatti modalità differenti, alternando momenti più filologici e archivistici, in cui documenti, fotografie, oggetti e testimonianze ricostruiscono episodi e passaggi della carriera, ad altri più immersivi ed esperienziali, in cui la cronologia e il dato documentario lasciano spazio allo stupore, alla memoria e all’immaginazione.


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