Di: Sergio Palumbo
Tempo di lettura stimato: 3 minutiLa regista francese Marine Atlan, finora nota come direttrice della fotografia, ha presentato a Napoli “La Gradiva”, il suo primo lungometraggio, incontrando stampa e studenti al Cinema Metropolitan. Il film, girato tra Napoli, Pompei e Torre del Greco, esce nelle sale italiane il 12 novembre 2026 con Fandango.
“La Gradiva” ha vinto il Grand Prix della Semaine de la Critique al Festival di Cannes, ha avuto l’anteprima italiana ad Alice nella Città il 22 ottobre ed era tra i cinque titoli proposti per rappresentare la Francia agli Oscar, poi la scelta è caduta su “Minotaur” di Andrey Zvyagintsev. In Italia ha il sostegno della Film Commission Regione Campania.
Una classe di liceali francesi parte in gita scolastica per Napoli, con la professoressa di latino, per visitare Pompei. Atlan è partita dalla collezione di film televisivi francesi degli anni Novanta “Tous les garçons et les filles de leur âge”, prodotta da Arte, che raccontava l’adolescenza con regole di stile precise, attori non professionisti e musica contemporanea. A Napoli ha spiegato cosa succede a dei ragazzi di oggi quando si confrontano con un’eredità personale e collettiva.
Il titolo viene dalla novella di Wilhelm Jensen del 1903, dedicata a un archeologo che si fissa su un bassorilievo romano di donna in cammino, e dal saggio che Sigmund Freud le dedicò nel 1907. Gradiva significa “colei che cammina”. Per la regista è il simbolo del rimosso e del recupero della memoria attraverso il sogno, ed è la chiave del protagonista Toni, interpretato da Colas Quignard, che cerca l’origine della propria famiglia e finisce per confondere realtà e fantasia. Pompei offre tracce e spinge a immaginare. Napoli ha un tempo dilatato, con il Vesuvio che distrugge, copre e ricostruisce e che ricorda quanto sia fragile la vita.
Accanto a Toni ci sono James (Mitia Capellier-Audat), il suo migliore amico, di famiglia agiata, Suzanne (Suzanne Gerin), ragazza di carattere in apparenza isolata, e la professoressa Mercier, a cui dà il volto Antonia Buresi. È un’insegnante dalla vocazione sincera ma fragile, che si interroga sul proprio lavoro e non capisce il disagio di Toni. Atlan, figlia di insegnanti, durante la conferenza stampa ha detto di aver voluto rappresentare la fatica di questo mestiere e le questioni politiche che la scuola si porta dietro: le disuguaglianze, la distanza tra scuole di periferia e di centro, l’idea di merito.
Il lavoro con il cast è stato lungo. Il casting è durato circa due anni e ha portato a scegliere venti ragazzi non professionisti, che la regista considera attori a tutti gli effetti. Sono seguiti più di cinque mesi di prove, con un copione di base e spazio per l’improvvisazione e la riscrittura. I giovani interpreti hanno vissuto per un mese in un convento a Torre del Greco, per conoscere il territorio. Atlan ha cercato delle ambivalenze tra attore e personaggio: James è impegnato politicamente nella vita reale, Toni ha studiato danza e il film insiste sul suo rapporto con il corpo, Suzanne ha davvero un carattere forte.
Come emerso durante la presentazione, nel film c’è anche la storia personale della regista. La sua famiglia è di origine tunisina e il tema dell’esilio le è familiare, come il sogno di luoghi dell’infanzia mai vissuti. A Napoli, ha raccontato, si è sentita accolta e a casa. Citando il pensiero di Roland Barthes sulla fotografia (“è stato”), la regista ha proposto una riflessione sul concetto di traccia: se da un lato essa attesta che qualcosa è esistito, dall’altro può celare finzioni o menzogne necessarie all’essere umano per trovare un senso nell’esistenza. Sul finale del film, che non anticipiamo, ha spiegato che era previsto fin dall’inizio della scrittura della sceneggiatura. Ha chiuso citando Walter Benjamin: quello che il personaggio perde, lo spettatore lo guadagna.
Link: il sito di Fandango Distribuzione – www.fandango.it





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