Di: Alessandra Staiano

Argante, al centro della scena, è seduto dietro la scrivania. Fa i conti del mese: pozioni, clisteri e salassi preparati dal suo farmacista su ordine del medico di fiducia, il dottor Purgon. Stringe su ogni voce, ingaggiando una battaglia a distanza con chi si prende cura della sua salute e provocando immediatamente il divertimento del pubblico. Inizia così “l Malato Immaginario” ultimo capolavoro di Molière, prodotto dal Teatro Stabile di Bolzano per celebrare il sessantesimo anniversario di attività e ora in scena fino al 23 gennaio 2011 al Teatro Bellini di Napoli. Un classico della commedia francese ed europea, che nella versione del regista Marco Bernardi, mostra l’incantevole freschezza di un testo che seppure del 1673 appare ancora attualissimo. Merito dell’intelligente traduzione di Angelo Dellagiacoma, ma soprattutto della straordinaria capacità di Molière di rappresentare i vizi dell’animo umano, costruendo figure immortali. Immortale è la figura di un uomo che si rifugia in malanni e medicine pur di sfuggire alla sua solitudine, circondato com’è da uno sciame di persone interessate ai suoi averi più che ai suoi sentimenti, nonché ciarlatani, avvoltoi e salassatori. Più che malato, Argante è un credulone: vuole illudersi che la bella moglie lo ami teneramente e non voglia nulla dei suoi averi, che la figlia obbedisca senza colpo ferire ai suoi ordini. L’interpretazione di Paolo Bonacelli, cui è affidato il ruolo del protagonista, è magistrale, così come ottime sono le prove di Patrizia Milani nella parte della scaltra serva Tonina e di Gaia Insegna in quella della figlia. E, a dire il vero, è tutta la compagnia a ben figurare. La macchina della commedia può così funzionare a perfezione suscitando l’ilarità e l’amarezza che è propria della farsa, in cui beffa e riso si mescolano continuamente. L’allestimento scenico è essenziale: pochissimi gli oggetti in scena, a voler sottolineare la centralità della parola. Perché “Il Malato Immaginario” è un testo sacro la cui aura mitica è sicuramente dovuta al fatto che fu l’ultima prova in scena dello stesso Molière, che morì il 17 febbraio 1673, pochi minuti dopo la chiusura del sipario alla quarta replica dello spettacolo, consegnando ai posteri un’opera intramontabile dove il tratto autobiografico è fortissimo.

Link: il sito del Teatro Bellini di Napoli – www.teatrobellini.it