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TEATRO DI SAN CARLO

Stagione Lirica e di Balletto 2011 – 2012

Venerdì 18 maggio 2012, ore 20.30

repliche: sabato 19, ore 20.30 – domenica 20, ore 17

martedì 22, ore 18 – mercoledì 23, ore 19 – giovedì 24, ore 19 – venerdì 25, ore 20.30

sabato 26, ore 20.30 – domenica 27, ore 17

martedì 29, ore 19 – mercoledì 30, ore 19 – giovedì 31, ore 20.30

La BOHÈME

quattro quadri di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica

musica di GIACOMO PUCCINI

Edizioni KALMUS

Direttore ANDREA BATTISTONI

Maurizio Agostini (30 – 31 maggio)

Regia e Luci LORENZO AMATO

Scene e Costumi ALFREDO TROISI

ORCHESTRA, CORO E CORO DI VOCI BIANCHE

DEL TEATRO DI SAN CARLO

Maestro del Coro SALVATORE CAPUTO

Maestro del Coro di Voci Bianche STEFANIA RINALDI

NUOVO ALLESTIMENTO DEL TEATRO DI SAN CARLO

Mimì

MARIA JOSÉ SIRI

SERENA DAOLIO (19-23-25) \ MARIA AGRESTA (29-31)

Musetta

ELEONORA BURATTO

ROSA FEOLA (19-23-25-27-30)\ PAOLA FRANCESCA NATALE (31)

Rodolfo

ROBERTO ARONICA

TOMISLAV MUZEK (19-22)\ VALTER BORIN (24-26-29-31)\ FRANCESCO GROLLO (30)

Marcello

LUCA SALSI \ ANGELO VECCIA (19-22-24-26-29-30)

Schaunard

GIULIO MASTROTOTARO \ PIERLUIGI DILENGITE (19-22-24-26-30-31)

Colline

GIOVANNI PARODI \ ALESSANDRO SPINA (19-22-24-26-29-31)

Benôit

MATTEO PEIRONE

Parpignol

STEFANO PISANI

Alcindoro

FRANCESCO MUSINI / ALESSANDRO CALAMAI (19-22-24-26-29-31)

Da venerdì 18 maggio, in scena al Teatro di San Carlo, “il titolo” per eccellenza del melodramma italiano, La Bohème di Giacomo Puccini, in un nuovo allestimento del Lirico napoletano dopo l’ultima edizione del giugno 2004, in scena all’Arena Flegrea nell’ambito della stagione estiva.

Sul podio il giovanissimo Andrea Battistoni, dirige l’orchestra stabile, il coro – preparato da Salvatore Caputo – e il coro di voci bianche, curato come di consueto da Stefania Rinaldi, la regia è di Lorenzo Amato che cura anche le luci; scene e costumi sono di Alfredo Troisi.

Il cast vocale è formato da nomi già in carriera e promettenti giovani cantanti: nel ruolo di Mimì Maria José Siri in alternanza con Serena Daolio e Maria Agresta; Roberto Aronica (con Tomislav Muzek,Valter Borin, Francesco Grollo) nel ruolo di Rodolfo; Musetta, Eleonora Buratto con Rosa Feola, Paola Francesca Natale; Marcello, Luca Salsi in alternanza con Angelo Veccia, mentre nel ruolo di Schaunard, Giulio Mastrototaro e Pierluigi Dilengite; Giovanni Parodi con Alessandro Spina si alternano nel ruolo di Colline; Benôit, Matteo Peirone; Parpignol, Stefano Pisani; Alcindoro Francesco Musini e Alessandro Calamai; Bruno Iacullo e Sergio Valentino, Carmine Durante, Carmine Mennella e Giuseppe Valentino dell’organico del San Carlo rispettivamente nei ruoli di, Sergente dei doganieri, Doganiere e Venditori.

La Bohème di Puccini, è un’opera lirica in quattro quadri, su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica, ispirata al romanzo di Henri Murger Scènes de la vie de bohème, ambientato nella Parigi del 1830: una commedia umana di “arditi avventurieri” la cui esistenza – citando la prefazione di Murger – è un’opera di genio, “un problema quotidiano, che essi pervengono sempre a risolvere con l’aiuto di audaci matematiche (…) astinenti come anacoreti; ma se nelle loro mani cade un po’ di fortuna, eccoli cavalcare in groppa alle più fantasiose matterìe, amando le più belle donne e le più giovani, bevendo i vini migliori ed i più vecchi e non trovando mai abbastanza aperte le finestre onde gittar quattrini; poi (…) eccoli ancora desinare alla tavola rotonda del caso; contrabbandieri di tutte le industrie che derivan dall’arte. Vita gaia e terribile, la loro!…”

L’opera va in scena per la prima volta il 1° febbraio 1896 al Teatro Regio di Torino. Sul podio, Arturo Toscanini, allora ventinovenne. Pubblico e critica si divisero, tra consensi e ostilità. Carlo Bersezio (figlio di Vittorio, l’autore di Monsù Travet) sentenziò: «l’errore d’un momento, non lascerà grande traccia nella storia del teatro lirico». Così come il celebre telegramma del commediografo Carlo D’Ormeville: «Bohème opera mancata non farà giro». A Roma, invece Bohème entusiasmò. Al Massimo di Palermo, Mugnone sul podio fece ripetere tutta la seconda metà dell’ultimo atto. “Rapida fu la penetrazione in ogni teatro d’ogni paese dove la Bohème era destinata a restare fra le colonne del repertorio”, scrive Lele D’Amico. Il primo esemplare “dello spirito più specifico del puccinismo: quello che fa di Puccini una delle voci più autentiche della società nuova, così diversa da quella verdiana. E non solo il primo, ma il più tipico”.

Andrea Battistoni, veronese, classe 1987, reduce dall’allestimento de Le nozze di Figaro alla Scala di Milano e dal successo editoriale del romanzo-saggio “Non è musica per vecchi” torna sul podio del lirico, dove aveva diretto nel maggio 2010, un concerto sinfonico. “E’ un legame affettivo e solido quello con Puccini – afferma – soprattutto con Bohème, la prima opera che ho diretto, nel 2008, a Basilea”. “Bisogna parlare la lingua, con cui la musica è nata – spiega Battistoni, sottolineando il respiro classico e tradizionale che avrà questa Bohème del San Carlo – in piena coerenza con il disegno della regia”.

Anche il regista Lorenzo Amato, non nuovo all’esperienza con il mondo del melodramma, dichiara subito il disegno tradizionale della messa in scena: “non amo stravolgere le partiture. Bohème è un’opera senza tempo, così come ritengo sia da considerarsi ogni capolavoro”. Nelle sue note di regia è evidente una forte e immediata identificazione con i personaggi dell’opera e le loro vicende: “sono giovani artisti, intellettuali, solidali tra loro, pieni di vitalità, talento e passioni amorose, spesso anche sfrenate”. E prosegue sottolineando “il contrasto, fortissimo nella partitura pucciniana, che si viene a creare tra la loro energia, la loro vitalità e gli ostacoli con i quali si scontrano quotidianamente: il freddo, i pochi mezzi, la precarietà, il grigiore di una società che, evidentemente, non riconosce a pieno le loro potenzialità”.

In sinergia con le scene e i costumi di Alfredo Troisi, suo collaboratore da alcuni anni, l’allestimento rispecchia la tradizione ottocentesca, ma in un contesto più allusivo: si ritrae quasi un piccolo mondo, il quartiere Latino di Parigi, il caffè Momus e la soffitta dei giovani protagonisti della vicenda sono integrati tra loro e collegati da un sistema di scale per consentire “ai solisti di agire in spazi a loro familiari”. La struttura è sorretta appunto dalle scale che “bene in vista, permetteranno allo spettatore di seguire in semioscurità il salire e scendere dei personaggi nel I° e nel IV° atto. Una salita metaforica – conclude Lorenzo Amato – e, quelle scale tanto citate nel libretto, che portano alla soffitta abitata dai protagonisti dell’opera sono uno spazio simbolico che, generalmente, occupa l’intero palcoscenico dei teatri, ma che, invece, con Alfredo Troisi, abbiamo immaginato sospeso e isolato, così come appesa ad un filo e ai margini della società è la vita di chi lo abita. Quasi a sottolineare l’isolamento sociale dei protagonisti, la loro vita e le situazioni, da quelle più dinamiche, giovani e vitali a quelle più malinconiche e romantiche, fino all’esplosione del dramma ed alla sua tragica conclusione: la morte di Mimì che è la fine dei sogni, della giovinezza, inevitabile passaggio all’età adulta che i protagonisti si trovano ad affrontare da soli, sospesi, confinati nella soffitta”.

Sul palcoscenico del San Carlo – che, nel 1967, ospitò Luciano Pavarotti nella sua prima apparizione napoletana, proprio nel ruolo di Rodolfo e Ruggero Raimondi, nel ruolo di Colline – in programma undici repliche, fino a giovedì 31 maggio.

L’opera è stata realizzata con il co-finanziamento dell’Unione Europea (obiettivo operativo 1.10)

Biglietti: a partire da 50 euro; under30 a 30 euro

Infoline: 081.081.7972331-412-468; biglietteria@teatrosancarlo.it