Di: Redazione

Tempo di lettura stimato: 3 minuti

Emiliano Pellisari Studio

in collaborazione con

Teatro Mancinelli di Orvieto

presentano

CANTICA II

DIVINA COMMEDIA

una creazione di

Emiliano Pellisari

con

Mariana Porceddu, Annalisa Ammendola, Giulia Consoli,

Gabriele Bruschi, Yari Molinari, Patrizio Di Diodato

voci recitanti: Laura Amadei, Carla Ortensi, Marion Chiris

Assistente coreografie: Mariana Porceddu

Costumi: Yari Molinari, Noemi Wolfsdorf

Disegno luci: Filip Mazzocchi

Per correr miglior acque alza le vele

ormai la navicella del mio ingegno,

che lascia dietro a sé mar sì crudele;”

Dopo il successo di Inferno, il nuovo spettacolo di Emiliano Pellisari, ovvero il secondo episodio della trilogia sulla Divina Commedia: CANTICA II. Se nell’Inferno i corpi nudi creavano l’architettura dello spazio ultraterreno, i protagonisti della Seconda Cantica sono costumi, tessuti e oggetti. I danzatori non sono più soli, corpi nudi isolati o in gruppo, ma agiscono nello spazio per mezzo di attrezzi di scena: sono corpi che operano in un mondo sofisticato ed elegante, creando atmosfere di grande suggestione.

Il Medioevo fantastico è rappresentato attraverso immagini allegoriche scandite da una musica tratta dal repertorio classico intervallato da sonorità contemporanee.

Il Purgatorio rappresenta un passo evolutivo dell’ascesa spirituale dell’uomo religioso medievale che è accompagnato nel suo percorso dalla musica e dalle voci dei cori.

L’uso del repertorio classico offre una carrellata straordinaria delle arie e dei brani più celebri: dal Flauto Magico di Mozart al Gnossieme n°1 di Satie, dalla Sagra di Primavera di Stravinskj alla Passione secondo Matteo di Bach.

Il mondo del Purgatorio si distingue da quello infernale per la forte connotazione mistica e per la naturalezza della rappresentazione; il passare dal giorno alla notte scandisce il ritmo del viaggio ultramondano inserendo elementi della vita umana quotidiana. I personaggi che popolano la seconda Cantica sono ritratti in situazioni naturalistiche in cui si sottolinea l’aspetto psicologico del carattere personale. I dialoghi sono improntati alla delicatezza dei sentimenti e alla raffinatezza dei temi intellettuali, inseriti nell’ambiente cortese dell’epoca. I temi teologici si uniscono a quelli politici per mezzo della mediazione filosofica. Le ambientazioni sono fortemente allegoriche, come molti dei personaggi. Nello spettacolo, ogni scena è costruita di dettagli minuziosi – i vestiti, gli oggetti – che hanno sempre una forte connotazione rituale. La chiave di lettura del secondo stadio dell’ascesa spirituale di Dante è dunque fondata sulla rappresentazione di un mondo delicato (costumi bianchi, soffici, semitrasparenti) ma concreto (la quotidianità rappresentata da scale, porte, etc.) e fortemente simbolico. Se nell’Inferno lo spazio di azione dei dannati era vuoto, costruito architettonicamente dai corpi nudi dei danzatori, in Cantica II esso è pieno di oggetti (palloni giganti, grandi gonne volanti, etc.): è il mondo ‘arredato’ dall’homo-faber.

I costumi assurgono dunque a un ruolo essenziale nello spettacolo. Essi non solo hanno funzione di arricchimento visivo, ma posseggono un forte valore concettuale, in quanto ‘indicano’ i personaggi, mostrandone la dimensione civile e il ruolo sociale o la dimensione allegorico; essi dunque determinano la scena, offrendone il contesto. I costumi hanno inoltre una funzione tecnica, in quanto sono sculture flessibili che permettono ai danzatori di agire nello spazio. L’abito di scena è uno strumento aggiuntivo a quello del corpo, una ‘protesi’ che permette all’homo faber di agire, potenziato, sul mondo, nel mondo. La condizione dell’uomo in Cantica II non è più quella del dannato ridotto nella sua essenzialità primitiva, essere umano nato nella natura e qui ricondotto. In Cantica II abbiamo l’uomo civile, integrato nella società, sovrastrutturato.

Se nell’Inferno le coreografie sviluppavano la visione d’insieme dei corpi con l’intento di creare architetture umane ed evocare le geometrie spaziali del medioevo, in Cantica II si sviluppa la dimensione del singolo danzatore come vero e proprio personaggio.

Ogni individualità, oltre ad essere arricchita dai costumi, si esprime con una forte teatralità che si concentra nei volti e si realizza soprattutto nel controllo della parte superiore del busto. Le coreografie delle braccia ideate da Mariana Porceddu offrono una forte espressività ai corpi e individuano con forza e ritmo i personaggi.

La SECONDA CANTICA rappresenta un passo evolutivo dell’ascesa spirituale dell’uomo religioso medievale accompagnato nel suo percorso dalla musica delle messe medievali, dai canti e poesie cortesi e dalle voci dei cori sacri. Si è tentato di riprodurre in chiave moderna la delicatezza e la complessità di queste atmosfere.

Link: www.teatrobellini.it