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La Corte della Formica approda alla sua decima edizione, e per celebrarla raddoppia le settimane di programmazione, non più una terna di spettacoli per ogni serata ma, dal 21 ottobre al 2 novembre, a disposizione del pubblico e della giuria due serate per poter assistere ai corti che quest’anno saranno incentrati sul tema “Vincitori e Vinti”. Per questa decima edizione la programmazione prevede la partecipazione di molti dei vincitori delle nove precedenti, con corti nuovi e, naturalmente, anche l’inserimento di compagnie, autori e registi che invece non sono ancora approdati alla rassegna di corti teatrali che è storicamente la più antica del sud Italia. La giuria quest’anno sarà composta innanzitutto dai quattro presidenti che, di volta in volta, hanno seguito la storia della manifestazione: Lucio Allocca, che la tenne a battesimo nel 2005 e mantenne il suo ruolo per i due anni a seguire, Claudio Insegno (2008), Carlo Cerciello (2009) , e Gerardo D’Andrea che dal 2010 al 2013 ha traghettato alcuni corti verso il Positano Teatro Festival di cui è direttore artistico. Con loro tornano molti dei componenti, giornalisti, attori, registi,drammaturghi e musicisti, che, alcuni con continuità, altri invece anche solo per un’ edizione, ne hanno arricchito il parterre.

Una grande festa per ricordare ma anche per proseguire il cammino al di là dei dieci anni.

Era il novembre 2005, in quel luogo magico che era il “FORMICAIO”, lo spazio che Manuela Schiano Lomoriello gestiva nel cuore del rione Soccavo. 12 corti teatrali, tre per ogni fine settimana, accompagnati da gustosissimi piatti di pasta asciutta, innaffiati da vino a volontà: così si dava inizio alla nostra avventura, e già, perché, senza voler enfatizzare eccessivamente gli sforzi che pure abbiamo compiuto in questi dieci anni, LA CORTE DELLA FORMICA è nata come una vera e propria scommessa, e questa decima edizione per noi rappresenta un traguardo insperato, una piccola vittoria. Lo staff organizzativo, quello composto per gran parte dalle stesse persone che dieci anni fa la progettarono, a cui se ne sono aggiunte altre, partecipa fattivamente ad un lavoro senza mire di ricchezza, se non quella rappresentata dalla simpatia e la stima guadagnataci grazie al successo che nel corso di questi anni abbiamo ottenuto. Sfogliando l’album delle nove edizioni che precedono questa decima, ci soffermiamo innanzitutto sulle sale che l’anno ospitate dal “FORMICAIO” alla sala allestita all’ “ADRIAN CLUB” di Pozzuoli, per poi approdare al centro di Napoli ed in due sale teatrali prestigiose quali il “SANCARLUCCIO”, dal 2008 al 2010, ed il “PICCOLO BELLINI”, dal 2011 ad oggi. In questi luoghi, ognuno con la sua spiccata personalità, e che tanto hanno contribuito alla crescita della manifestazione, 141 sono i corti che, provenienti da tutta Italia per confrontarsi, hanno rappresentato una sorta di mini osservatorio per una drammaturgia italiana che appare in crescere, che ha bisogno solo di qualcuno che creda in essa, e che dal nostro piccolo possa approdare al grande.

Gianmarco Cesario

Martedì 21 e Mercoledì 22 OTTOBRE

Compagnia del Futuro

CANIS LUPUS – Non è una Favola

di Arduino Speranza e Cristian Izzo

con

Arduino Speranza

scene Francesco Felaco

costumi Anna Zuccarini

musiche Antonio De Carmine “ Principe”

aiuto regia Cristian Izzo

assistente alla regia Alessandro Langellotti

regia Francesco Paolantoni

SINOSSI

“Non ha zampe un lupo?”… Risponderete di sì, ovviamente! E allora, cos’hanno di differente le sue zampe da quelle di un altro comunissimo animale? E perché allora, a quelle zampe vengono attribuite le più cruente caratteristiche dell’animo umano? Cosa ci ha condizionato? Le favole? O una naturale tendenza a proiettare le proprie responsabilità e i propri lati oscuri su un eventuale parafulmine? A dircelo è “Ciro De Lupis jr.”, che dialogando con gli invitati alla sua tana, tenta forsennatamente di riaccreditare la dignità ed il buon nome della sua gente, mostrandoci, dal suo punto di vista, quanto siano radicati nella forma mentis delle persone il pregiudizio e il concetto di razza.

NOTE DI REGIA

Cosa succede se il “Lupo” vi invita nella sua tana?

Da questo presupposto si sviluppa il monologo, scritto da Arduino Speranza e Cristian Izzo,

in sproloquio semiserio sui danni dell’Uomo alla Razza dei Lupi. Citazioni, Giochi di Parole e Travestimenti per “scagionare” i lupi da secoli di Malefatte e Storie false sugli stessi e la Loro Cattiveria. Lo spettacolo è un modo per condannare Pregiudizi e Discriminazioni, emarginazioni e ogni forma di “SISTEMA” . L’Attore Arduino Speranza nei panni del lupo farà riflettere in una maniera Leggera, Sorniona e Divertente, anche se i temi trattati tanto leggeri non sono.

Costumi creati ad HOC da Anna Zuccarini e Musiche Originali di Antonio de Carmine “principe” Completano il tutto.

E io, non posso fare altro che Augurarvi “IN BOCCA AL LUPO” e mi raccomando non rispondete “CREPI”.

Francesco Paolantoni

Martedì 21 e Mercoledì 22 OTTOBRE

C.G.S Karol

LA CURA DEL PONTE

di Mario Alessandro Paolelli

con

Mario Sorbello e Alessandro La Rosa

scene e costumi C.G.S Karol

regia

Mario Sorbello.

Lo spettacolo si propone come un modo per ripensare ai rapporti con i propri figli, spesso gestiti con superficialità , pressapochismo ,in nome di quello stress da arrivismo, da carriera, accumulando successo, soldi, donne , ma trascurando proprio le cose più preziose : i propri affetti . Nel dialogo tra un ventenne ed un barbone si svelano due esistenze segnate dalla vita , dagli errori propri , da una società segnata dall’arrivismo , dalla noia , dalla tossicodipendenza.


Martedì 21 e Mercoledì 22 OTTOBRE

Anfhoras production

OLTRE LA STRISCIA

di Fabio Pisano

con

Orazio Cerino e Rosario D’Angelo

costumi Annalisa Ciaramella

regia

Fabio Pisano

Akram e Rinan. Due uomini; due palestinesi. Akram “il più generoso” [Trad. ebraica] è un medico, rimasto in Palestina, per poter curare la propria gente, Rinan, invece, giovanissimo, abbandona la sua terra d’origine, per andare oltre la striscia di Gaza e raggiungere Israele, sperando in una vita migliore.

Akram e Rinan rappresentano la verità e la paura. Entrambi, alla resa dei conti, in uno scantinato nel bel mezzo della guerra infinita. Rinan legato e stordito sulla sedia, e Akram, di fronte, pronto a sparargli un colpo di pistola che vendichi la morte dei genitori, avvenuta per mano di quel soldato, proprio sul campo di battaglia.

Prima della morte, però Akram vuole sapere perché. Perché Rinan, s’è spinto a tanto … Vuole la verità. Incutendo paura, spera di ottenere la verità sulla morte dei genitori.

Verità e paura, però, sono così prossimi come concetti, che possono addirittura fondersi, e sovvertire ogni ordine. Ecco, così, che la guerra, da infinita, passa ad essere una guerra tra due uomini. Una guerra, il cui carnefice Rinan diviene, a poco a poco, vittima del dottor Akram, di quel medico che ha sempre fatto il suo dovere … Tranne, forse, una sola volta. Tranne che con Suri. “La principessa” [Trad. ebraica].

Tranne, con l’amata di Rinan, giunta in ospedale, ferita, tempo prima, perché vittima di un attentato, proprio mentre si recava con Rinan, dai genitori. Proprio mentre attraversava la striscia.

“Oltre la Striscia” è una guerra nella guerra, nella guerra. Tre piani, oggettivo, soggettivo ed intimista, in cui questi due uomini, questi due fratelli, scivolano, man mano, diventando al contempo sequestratori e sequestrati; vittime e carnefici di scelte obbligate, in guerre obbligate. Un percorso lungo un confronto, nel quale, entrambi saranno colpevoli … Ed entrambi, raggiungeranno la consapevolezza che … Una volta finiti “Oltre la Striscia”, non si può più tornare indietro.

Note di Regia_

La guerra come “Deus Ex Machina”, come destino che impone scelte atroci e cruente, persino a due fratelli, cresciuti a farsi una guerra per gioco, a cacciare aquiloni in quei cieli, in cui è difficile, molto difficile, riuscire a vedere le stelle. La guerra infinita, tra Palestina ed Israele, fa da sfondo, sbiadito, alla guerra tra uomini soli, aggrappati a verità che non si vogliono leggere sino in fondo, per la paura di doversi poi guardare nell’anima e scoprire che <<In guerra, non vi è nessuno che possa realmente restarne fuori>>

allora puoi imbracciare il fucile e fare una carneficina, indossare la mimetica e divenire soldato portatore di morte, di dolore … Oppure, puoi semplicemente essere un medico, che combatte la morte stessa, ma che, dovendo scegliere tra la sua gente, e i suoi nemici, si ritrova a “combattere”, anch’egli. Senza fucile, ma con la forza della volontà. O della priorità.

“Oltre la Striscia” non entra nel merito della guerra infinita, delle sue motivazioni politiche, sociali o religiose, ma la condanna per la sua spietata essenza. Per quella essenza, così feroce, che è capace di mettere contro sangue, dello stesso sangue.

Fabio Pisano

Giovedì 23 e Venerdì 24 OTTOBRE

viceVersateatro

AMADO MIO

di Massimo Stinco

liberamente ispirato ad “Amado Mio” e “Atti Impuri” di Pier Paolo Pasolini ed ad altre fonti cinematografiche

con

Gianni Alvino, Natale Calabrò, Diego Coscia, Massimo Stinco

scene e costumi Massimo Stinco

assistenti alla regia Gabriele Zeetti e Francesco Bisetti

regia

Massimo Stinco

Amado Mio nasce dalla lettura del libro omonimo di Pier Paolo Pasolini che racchiude i due racconti lunghi “Atti Impuri” e “Amado Mio” . E da immagini prese qua e là dal bellissimo film “La notte di San Lorenzo” di Paolo e Vittorio Taviani.

Pasolini ci racconta storie di ragazzi nella campagna friulana durante e dopo la seconda guerra mondiale. Amori, amicizie , scherzi, giochi, conflitti fra giovani , e soprattutto omosessualità più o meno latente .

I fratelli Taviani ci raccontano la storia della fuga di alcuni abitanti di un piccolo paese fra le campagne toscane durante l’estate del 1944.

Lo spettacolo da me ideato parla di omofobia, di ricordi, di eros maschile , di sogni, di guerra , di amori rivelati e nascosti e di contatto con la Natura. . Saccheggia qua e là personaggi pasoliniani per raccontare la storia di un viaggio fra le campagne del nord Italia durante l’estate assolata e funestata dai bombardamenti del 1944. La fuga di quattro personaggi da un paese occupato dai tedeschi alla ricerca degli americani che sanno essere non troppo distanti da loro . Un maestro di scuola e tre suoi studenti , due omosessuali dichiarati e due giovani che ancora si devono scoprire e conoscersi sessualmente. Un quartetto che attraversa le campagne e vive giornate inspiegabilmente e magicamente serene a contatto con la natura, durante le quali la guerra sembra non esistere più . I giochi sull’erba, le prime scoperte della sessualità , le recite improvvisate all’aperto, i sogni di Desi, le stelle cadenti…

Paolo , il maestro, ama Nisiuti e Desiderio, detto Desi, tenero ragazzo muto , ama perdutamente Iasis .

Tutto è visto attraverso gli occhi di Paolo che ci racconta il suo più bel ricordo di quella pericolosa estate del 1944 . E attraverso i continui sogni del muto Desiderio. Affiancati da una colonna sonora pressochè costante di musiche , effetti sonori, voci fuori campo. La drammaturgia è soprattutto visiva e gli attori recitano pochissime battute dal vivo. Tutto è visto in modo onirico .

Lo spettacolo ha debuttato, nella versione integrale, in anteprima all’ Andrews Living Art di Fort Lauderdale in

FLORIDA (USA), lo scorso 19 giugno,

Giovedì 23 e Venerdì 24 OTTOBRE

C.T.S. – Centro Teatro Spazio

SONATA IRREGOLARE PER ANIME INQUIETE

Mozart & Salieri

di

Massimo Smith e Maurizio Tieri

con

Ciro Zangaro

scene Maurizio Tieri

costumi Maria Pennacchio

regia

Maurizio Tieri

La scena ospita il confronto serrato in un tempo e spazio onirico, tra Antonio Salieri, uno dei più acclamati musicisti europei di quell’epoca, e la sregolatezza geniale, immensa, eppure profondamente umana di Mozart. Il tutto dopo la loro morte. Tra brillanti scontri e battibecchi, fughe musicali e lessicali. I due protagonisti attraversano le stagioni dell’arte e della vita divertendo e, spesso, commuovendo, in un duello che, al di là delle apparenze, nasconde l’abbraccio tra due amici che si scontrano, si amano e si rispettano profondamente. Solo che è un duello tra due anime nello stesso corpo. Chi è veramente? È Mozart dentro Salieri o Salieri dentro Mozart?

Giovedì 23 e Venerdì 24 OTTOBRE

Tabula Risa

TRIPLETE

di Mauro Palumbo

con

Pietro Tammaro e Antonio Buonanno

regia

Mauro Palumbo

La vita è varia. Può capitare di sentirsi avvolti da una profonda tristezza… Con un po’ di fortuna, invece, ci sono rari momenti in cui ci si sente sulla vetta del mondo, felici… E’ la vita!

Cosa succede, però, quando ad una persona si sovrappongono il momento più triste e quello più gioioso?!? Questa stranissima circostanza accade a Carlo (interpretato da Pietro Tammaro), giovane tifoso napoletano, protagonista di “Triplete”.

Nel calcio, il termine treble (triplete in lingua spagnola) indica la vittoria di tre competizioni ufficiali nel corso della stessa stagione o di un anno solare. Ebbene, la storia di Carlo inizia nell’immediata vigilia di una storica “tripletta” (conseguita vincendo il campionato nazionale, la coppa di lega ed il principale torneo continentale) da parte della sua amatissima squadra del cuore: il Napoli.

In totale scontro con la figura del protagonista, è il fratello Alberto (interpretato da Antonio Buonanno). I due fratelli sono diversi, “…troppo diversi tra loro… Come il sole e la luna… Il buio e la luce… Sempre, costantemente in contrasto… Su tutto”. Ne nasce un turbinio di azioni comiche e drammatiche allo stesso tempo, durante le quali i protagonisti, attraverso il conflitto tra di loro, faranno riflettere il pubblico, divertendolo ed incollandolo alla poltrona.

Triplete è un atto unico scritto e diretto da Mauro Palumbo e si configura come cronaca tragicomica di un conflitto tra fratelli, in una sorta di riedizione contemporanea dello scontro tra Caino ed Abele, in cui Abele, stavolta, sopravvive a Caino. E, per una volta, i vinti, anche se a caro prezzo, sconfiggono i vincitori.

Sabato 25 e Domenica 26 OTTOBRE

Aps “Manovalanza”

HISTOIRE DE RIEN

Galleria semiseria di Ulisse mancati

di Adriana Follieri

drammaturgia originale liberamente ispirata a: Omero, Cesare Pavese, Eduardo De Filippo, Josè Saramago, Jorge Luis Borges.

con

Teresa Battista, Fabrizio Botta, Iole D’Antonio, Gennaro Lupone,

Daniela Martusciello, Valerio Pietrovita, Massimo Renzetti, Fernando Tancredi

e con la preziosa collaborazione di Gabriella Carpinelli, Lucia Ciaramella, Pasquale Quaranta, Luca Ricciardi, Davide Scognamiglio, Salvatore Spinò.

scene Gisella Farete

costumi Beatrice Scognamiglio

aiuto regia Fiorenzo Madonna

disegno luci Davide Scognamiglio

regia

Adriana Follieri

Quello coi Non Attori è un viaggio evolutivo dentro la propria casa, città, guscio di situazioni e di relazioni. È una rivoluzione statica, interinale, a gestione familiare.

È una Odissea tradotta e ridotta da chi forse non si muove -non molto, non spesso- da casa, eppure intraprende mirabolanti viaggi e avventure dell’io: capitani coraggiosi e figure di sogno, mitologici e mostruosi esseri sospesi tra la virtù e il vizio, tra la santità e la stasi. Edicole votive di santi vizi, in cui lo spettatore di passaggio possa specchiarsi; vetri che non riflettono, vetri che fanno riflettere, sui propri vizi, sui nuovi vizi. Museo vivo, vibrante e vegeto sulle possibilità combinatorie tra i sé di dentro e i sé di fuori, manuale umano di presunta umanità, di assunta zoologia, fantastica certamente. Il viaggiatore, il viaggiato. La nave, la barca, i paesi, i passi, i passeggeri, i passivi indigeni che si fanno guardare. Una guida, un accompagnatore, un padrone di casa, un diario di bordo, lettere d’amore… Bollenti spiriti di curiosità represse, ché “datemi una barca” corrisponde sempre a “per farne cosa?” “per andare alla ricerca dell’isola sconosciuta”, che corrisponde sempre a “isole sconosciute non ce ne sono più”. E poi alla fine ce ne sono, ce n’è una per ciascuno di noi, solo che serve un equipaggio e un po’ di fiducia, solitudine forzata e tempo e un amore, anche misero, anche piccolo, per vederci chiaro.

Quello coi Non Attori è uno studio sul miracolo dell’umano: spostamenti d’asse, ritrovamenti… uno studio fattivo sulle possibilità scaturite dai No, Non.

Questo breve spettacolo ne è il frutto.

Sabato 25 e Domenica 26 OTTOBRE

Piccolo Teatro di Catania

NELLA SABBIA E PER LA SABBIA

di Lina Maria Ugolini.

con

Tiziana Bellassai

costumi Oriana Sessa

regia

Gianni Salvo

TIZIANA BELLASSAI

“Nella sabbia e per la sabbia, perché il mare vuole, perché il mare prende i figli del demonio.” Nina è una madre di Gela, paese siciliano contaminato dai veleni dell’industria petrolchimica. La sua storia – affidata alle parole di un delirio circolare, inciso nella memoria dal dolore, tra i dischi di una vecchia sala da ballo – rinnova sulla scena un atroce sacrificio consumato in una lontana notte d’estate.

[N d a] Sono stata a Gela ed è la ragione che mi ha spinto a scrivere un racconto dal quale ho estratto questo breve monologo. La fatiscente struttura de La conchiglia è visibile ancora oggi nel lungomare di questo paese. La conchiglia, in un lontano passato, fu una sala da ballo dove un tempo danzò anche il giovane Mussolini. La struttura è realmente una carcassa atroce e vuota, un relitto (come capita sovente in Sicilia) lasciato in stato d’abbandono, davanti a un mare distrutto dall’inquinamento. Chi vive in questo paese da anni accetta nell’impotenza di respirare un’aria malsana, e non c’è nulla da fare. I bambini continuano ad andare a scuola, a giocare all’aperto, le finestre delle case di Gela ogni mattina aprono le imposte e così un tanfo sottile entra implacabilmente nei polmoni di tutti coloro che vi abitano.

Respirando un poco di quell’aria ho impugnato la penna, la spada ad inchiostro di una paladina infaticata. Tocca dunque alla scena, alla voce di Nina, restituire la testimonianza di una realtà ineluttabile. A questo giova la scrittura.

Sabato 25 e Domenica 26 OTTOBRE

Officina Meccanima

VINCITORI EVINTI

di Enrico Pittari

con

Enrico Pittari e Veronica Rega

scene Efesto

costumi Fil-antropo

regia

Enrico Pittari

Geo: trans-genico burattinaio muove i fili di quattro micro storie al microscopio emotivo indagatore instancabile della natura umana: irraggiungibile all’intelletto e arbitrariamente amministrata dal senso: attributo e tributo mondano. Quattro micro storie di quattro micro vite nel mondo dell’uomo e nel cuore del mondo.

Martedì 28 e Mercoledì 29 OTTOBRE

Teatro dell’Osso

DEVOZIONE

di Mirko Di Martino

con

Roberto Cardone e Marcella Vitiello

aiuto regia Laura Cuomo

regia

Mirko Di Martino

Le forme del desiderio sono tante. L’oggetto-corpo non ha bisogno di essere sano per essere attraente. La debolezza del malato dà potere a chi lo accudisce, e il potere è dominio, è sesso. Una donna su una sedia a rotelle attrae un uomo grazie al suo handicap, la sua immobilità la trasforma in una cosa da afferrare e consumare. Il gioco è chiaro: ci si conosce, si esce a cena, la serata si conclude a casa. L’uomo desidera la donna, la donna vuole essere desiderata, ma il loro rapporto non è in equilibrio. Il gioco va avanti, ma solo finché ognuno fa la sua parte.

Martedì 28 e Mercoledì 29 OTTOBRE

Blue Desk

MISE EN PLACE

di Daniele Amendola e Pietro Pace

con

Pietro Pace

aiuto regia Valentina Morini

regia

Daniele Amendola

Un uomo e la sua maschera, una delle tante.

Quella con la quale sopravvive. Quella che va sempre più stretta.

Un mestiere, ormai relegato alle esigenze di sopravvivenza, che conserva dei rituali forse ormai solo di forma, senza contenuto perché non interessa più a nessuno.

Si parla di cucina in tv e gli chef diventano star. I nomi dei ristoranti ricordano posti esotici

O rubano i nomi alla Storia, come piazza S. Marco per Guccini.

In mezzo a tutto questo c’è il cameriere, con il suo blocchetto a un tavolo e la sua mente chissà dove. Vende piatti che ormai si imparano su you tube.

Da bambino imitava Celentano, da bambino viveva Palermo, e Roma era dall’altra parte dell’oceano.

Martedì 28 e Mercoledì 29 OTTOBRE

Imprenditori di Sogni

VULESSE ‘O CIELO CA TURNASSE

di Raffaele Galiero

con

Carlo Liccardo, Francesco Saverio Esposito, Gianluca Scuotto

scene Anna Seno

costumi Federica Del Gaudio

regia

Giovanni Merano

Sembra che ce ne siamo dimenticati, sepolta con i nostri avi. Sbiadita e ingiallita come le pagine di un manuale di storia al liceo. Anche lui sepolto o comunque rivenduto a Port’Alba. Eppure è da poco ricorso il centenario della Prima Guerra Mondiale, un compleanno certo da non festeggiare, ma da ricordare. La storia consegna alle piccole o Grandi Guerre dei vincitori e a dei vinti. L’umanità invece, resta diminuita, sconfitta, vinta, soltanto e sempre. In guerra si perde e basta:

“‘O core … è core e basta … e perde e vence … e pure quanno vence ‘e vote perde”.

Giovedì 30 e Venerdì 31 OTTOBRE

Ass Cult Il Carro dei Comici

I GIOCATORI

di Francesco Tammacco

Da un testo di Gianluca de Bari e Francesco Tammacco

con

Francesco Tammacco , Rosa Tarantino, Domenico Copertino,

Leonardo Mezzina, Vincenzo Raguseo

scene e costumi Il Carro dei comici

regia

Francesco Tammacco

Un uomo e di una donna si incontrano in un cinema e si innamorano dopo rocambolesche vicissitudini.

Sono dentro un gioco, con le regole del corteggiamento, con i bluffes, e con una posta in gioco..

Una sera a casa dei due innamorati che intanto sperimentano la convivenza, giungono tre amici intenti

a giocare una partita di Poker.

Un esilarante incontro che si intreccia alle rocambolesche avventure di un amore quasi impossibile.

Giovedì 30 e Venerdì 31 OTTOBRE

Caravan Teatro

LAMINORE

di Giovanni Del Prete

con

Fracesca Iovine

scene e costumi Francesco Felaco

organizzazione Maria Teresa Monda

regia

Giovanni Del Prete

La seconda. La figlia minore.

Un viaggio tra amore e odio per la sorella più grande, più brava, più amata! E un solo modo di rivincita: la musica.

l complesso del secondogenito: la sorella maggiore è bravissima in ogni cosa, supera la minore in qualsiasi attività, danza, sport, anche nell’amore dei genitori. Naturalmente questo provoca, irritazione, rancore, disperazione e rabbia da parte della minore, la quale cerca di mettere in atto una rivincita attraverso il valzer n.19 in La minore, Opera Postuma, di Chopin. Si cerca di analizzare le passioni, i sentimenti, che accompagnano tutta la vita di chi si sente sempre il secondo.

Giovedì 30 e Venerdì 31 OTTOBRE

Sub Eventi

UNA DONNA INDIFESA

di Antonio Vladimir Marino

dall’omonimo racconto di Anton Pavlovic Cechov

con

Massimo Bonsai, Adelaide Oliano, Roberto Ingenito

scene e costumi Teatro Muto Lab

regia

Roberto Ingenito

La signora Scitova si presenta nell’Ufficio del direttore della banca perché il marito è stato licenziato, e vuole i soldi che gli spettano. Il direttore Pavlov aiutato dal segretario Aleksei fa presente che presso la loro banca il marito non ha mai lavorato, ma la signora non vuole sentire ragioni…

L’idea/spettacolo “Una donna indifesa”, scritto giovanile di Anton Cechov, tradotto e adattato da Vladimir Marino, vive nella sintesi di un percorso registico in bilico tra un naturalismo attoriale e il suo contesto surreale e minimalista. L’azione si svolge all’interno di un istituto bancario. Lo spettacolo, dalle tinte comiche, tenta di essere, attraverso i suoi tre protagonisti, l’emblema grottesco dell’incomunicabilità dell’essere umano. L’impossibilità di giungere ad una soluzione sfocia in una “mitragliata” drammaturgica dai ritmi serrati e incalzanti. Un viaggio-studio su un testo poco noto dell’autore russo che si pone l’obiettivo di divertire e coinvolgere sulle note, dalle atmosfere alterne, della Kalinka sovietica.

Sabato 1 e Domenica 2 NOVEMBRE

Moholelab Snc

LA SCELTA DEL CODIBUGNOLO

di Cosimo Lupo

con

Ivan Taverniti e Valerio Napoli

scene Nicola Lamoglie

costumi Maria Barbara De Marco

regia

Cosimo Lupo

Giolitti, questo è il suo nome, da diciotto anni sosta presso un tombino dentro il quale ha calato una lenza nel tentativo di pescare qualcosa. Al suo fianco qualcuno tiene accesa una brace, pronto a cuocere il pescato, se mai arrivasse

Sabato 1 e Domenica 2 NOVEMBRE

Caroline Pagani

LUXURIÀS

di Caroline Pagani e Filippo Bruschi

con

Caroline Pagani

scene e costumi Caroline Pagani

regia

Caroline Pagani

In una notte di bufera, una donna misteriosa porta con sé le immagini ossessive di un uomo e un’arma. Va da uno sciamano per capire l’origine delle sue visioni e vincere il dolore. Attraverso un viaggio di regressione ipnotica nel proprio passato, scopre che la sua Anima ha abitato il corpo Francesca da Rimini. Il personaggio non riesce a superare il trauma del famoso bacio spezzato, del suo passato che è diventato un eterno presente infernale. Intraprende allora una particolare terapia, tutta teatrale, per non essere più una vinta dal destino ma una vincitrice nella lotta d’Amore contro le convenzioni. Raccontando i pochi fatti storici di cui siamo a conoscenza, la donna ricostruisce la propria vicenda come azione in bilico fra passione reale e finzione letteraria, non semplice dramma personale, ma tragedia di tutti gli uomini posseduti dalla forza ineluttabile di Amore.

La storia dell’eroina si trasferisce così dal piano della finzione letteraria a quello della passione reale: l’attenzione sulla dimensione tragico-ironica che attraversa l’incontro in cui non distingue più fra letteratura e vita.

Come in un rito sciamanico o in una seduta spiritica, trascinata nel vortice di un incessante flusso di coscienza, la nostra eroina invoca grandi donne che possano aiutarla a liberarsi del proprio passato, a rifiutare il peso dell’ingiusta condanna che sta scontando: Eleonora Duse, Franca Valeri e Moana, la Monnalisa del porno. Sapranno aiutarla nella sua eroica battaglia contro le insidie del karma?

Luxuriàs è una parabola tragicomica, che tocca anche il tema del femminicidio, delineando un personaggio camaleontico, preso tra il desiderio e la morte, la nostalgia delle proprie radici e l’eternità, la Romagna e l’inferno, luogo della mente, che può abitare tutti noi.

Sabato 1 e Domenica 2 NOVEMBRE

Fattidimusicaeteatro

POMODORI CAMPBELL

Oggi tutti vogliono essere famosi per almeno quindici minuti

di Giovanna Pignieri

con

Paola Bocchetti, Ivana D’alisa, Daniela Ioia, Lella Lepre

costumi Annalisa Ciaramella

musiche originali Massimo D’Ambra

trucco Laura Pignieri

regia

Lella Lepre

Quanto cambia il modo di giudicare una situazione rispetto al nostro punto di osservazione? “Pomodori Campbell” è quello che leggiamo e che vediamo tutti i giorni alla tv, quello che accade nella casa del nostro vicino, quello a cui si stanno portando gli esseri umani a furia di frequentare la crudeltà senza più neanche indignarsi, ma allora siamo in grado di stabilire con giudizio imparziale chi siano i vincitori e chi i vinti? oppure li decretiamo solo in base alla nostra esperienza?