Di: Sergio Palumbo

Tosca, di Giacomo Puccini, è il titolo che ha aperto il San Carlo Opera Festival e che, con la Bohème, Amadeus, Giselle e (a settembre) il Don Pasquale di Gaetano Donizetti, compone la rassegna di opera e balletto dell’estate del Massimo napoletano.

Con la regia affidata a Jean Kalman (che firma anche il disegno luci) e la direzione musicale di Jordi Bernàcer, questa Tosca vede nel suo cast tre grandi nomi nelle parti vocali principali: Fiorenza Cedolins nel ruolo di Floria Tosca, Stefano La Colla (Mario Cavaradossi) e Sergey Murzaev (Scarpia).

Kalman sceglie di ambientare l’azione nella seconda guerra mondiale, anziché nell’Ottocento, ai tempi della battaglia di Marengo tra Napoleone Bonaparte e gli austriaci. La scelta del regista, spiegata nelle note di sala, è dettata dalla volontà di avvicinare la vicenda di Tosca alla nostra epoca: “Ci siamo chiesti: che rapporto ha il pubblico odierno con una vicenda inserita nel 1800? Quale memoria ha lasciato nella storia la battaglia di Marengo?”. Questa scelta si riflette, evidentemente, sulle scene (ad esempio nel secondo atto troneggia un’enorme aquila romana), sui costumi (belli ed eleganti, firmati da Giusi Giustino) e sull’azione in scena, con Scarpia, che qui diventa un gerarca fascista, che sniffa cocaina e si intrattiene nel proprio ufficio con due donne discinte in atteggiamenti vagamente saffici. L’idea del regista è senz’altro interessante e tutto sommato non particolarmente eccessiva nelle caratterizzazioni (cocaina e donne discinte a parte), ma restano insanate le incongruenze con il libretto, dove in più punti si fa riferimento a Napoleone e ai fatti di Marengo. Le scene di Raffaele Di Florio, pressoché inconsistenti nel primo e nel terzo atto, si riscattano nel secondo atto, dove ci troviamo nel sontuoso ufficio del gerarca Scarpia, in impeccabile stile fascista.

Nella buca, l’orchestra del Teatro San Carlo, ben diretta da Bernàcer, dimostra ancora una volta la propria eccellenza, unitamente al coro, diretto da Marco Faelli, e al coro delle voci bianche, diretto da Stefania Rinaldi.

Sarà difficile dimenticare questa Tosca, soprattutto per il superbo livello delle parti vocali. Fiorenza Cedolins, nel ruolo del titolo, è un’assoluta fuoriclasse: altera, superba, sensuale, commovente, dall’ineguagliabile padronanza scenica, la sua voce è raffinata e dal bellissimo colore, omogenea in tutti i registri e dal perfetto volume. La sua “Vissi d’arte” è emozione allo stato puro, che il pubblico ricambia con un lunghissimo applauso. Calorosi applausi anche dopo la celebre aria “E lucevan le stelle”, magistralmente eseguita da Stefano La Colla, che interpreta il ruolo di Cavaradossi con doti attoriali molto buone, una voce tenorile piena, intensa, consistente e sicura, forte di una tecnica solida e di un timbro pregevole. Già apprezzatissimo dal pubblico del Teatro San Carlo nel ruolo di Carlo Gérard nell’Andrea Chénier andato in scena lo scorso gennaio, Sergey Murzaev è uno Scarpia possente e vigoroso, che raggiunge il proprio apice nel solenne “Te Deum”, insieme ai due cori, al termine del primo atto. Buone anche le prove di Gianluca Lentini nel ruolo di Angelotti e di Francesco Pittari nel ruolo di Spoletta, mentre il sagrestano di Donato Di Gioia difetta leggermente di volume. Da segnalare la bella (seppur brevissima) interpretazione di Giuseppina Acierno nel canto del pastore all’inizio del terzo atto.

La Tosca sarà in scena al Teatro San Carlo di Napoli fino al 24 luglio 2015.

Link: il sito del Teatro San Carlo di Napoli – www.teatrosancarlo.it