Di: Sergio Palumbo

“Oggi è un giorno speciale, perché è il compleanno di Giuseppe Verdi”, dice Francesco Ivan Ciampa al pubblico dopo una toccante esecuzione del “Va’, pensiero” da parte dell’Orchestra e del Coro del Teatro San Carlo di Napoli. E’ sicuramente un validissimo motivo per concedere un generoso bis al pubblico che lo richiede a gran voce e che ringrazia, con scroscianti applausi (che partono troppo presto, tanto che il direttore alza il braccio chiedendo di attendere, ma invano).

Il compleanno di Giuseppe Verdi è festeggiato da un San Carlo gremito per il Nabucco, nell’allestimento firmato da Jean-Paul Scarpitta per il Teatro dell’Opera di Roma, dov’è andato in scena nel 2011 con la direzione di Riccardo Muti.

Dal punto di vista teatrale, l’allestimento non entusiasma, a partire dalle scene, curate dallo stesso Scarpitta, che sono pressoché inesistenti, con fondali scuri che vorrebbero richiamare le illustrazioni della Bibbia di Gustave Doré e poco altro: una sorta di piramide, qualche albero, dei pannelli mobili nel secondo atto, con un risultato che più di minimalismo sa di carenza e di rinuncia. Non va meglio sul piano della regia, dove Scarpitta si limita all’ordinario: oltre ad una gestione delle masse ordinata ma essenzialmente routinaria e al rispetto, in linea di massima, delle poco ingombranti didascalie del libretto (comunque senza fulmine e senza caduta dell’idolo), c’è piuttosto poco, facendo anche qui avvertire una rinuncia ad un’impronta registica anche leggermente più personale. Analoghe cose possono dirsi per il disegno luci di Urs Schönebaum, mentre spiccano i costumi di Maurizio Millenotti, che sono eleganti e ben curati ed apportano un contributo prezioso, anche in termini cromatici, all’allestimento.

Fortunatamente, dal punto di vista musicale le cose vanno decisamente meglio, a partire dalla direzione di Francesco Ivan Ciampa, che si conferma uno dei più promettenti direttori d’orchestra del panorama italiano. Ciampa, trentaseienne avellinese, già apprezzato dal pubblico campano nella Cavalleria Rusticana andata in scena lo scorso luglio nell’ambito della rassegna “Un’Estate da Re”, legge la partitura verdiana esaltandone gli elementi più passionali, staccando tempi sostenuti, non senza però una sensibile attenzione alle dinamiche, ottenendo scene d’insieme di grandissima efficacia ed intensità, come ad esempio nel coro “Immenso Jehova” della penultima scena, oltre, ovviamente, al pregevolmente eseguito (e bissato) “Va’, pensiero”. In questo, Ciampa può contare anche su un’Orchestra sancarliana in stato di grazie e su una prova magistrale del Coro del Teatro San Carlo, preparato dal nuovo Maestro Gea Garatti Ansini, il cui apporto è essenziale per un’opera corale come Nabucco.

Meritato successo personale per Susanna Branchini, che si alterna con Anna Pirozzi nel ruolo di Abigaille. Il soprano romano affronta uno dei ruoli più difficili del panorama operistico potendo contare su una voce potente ed omogenea, attingendo da una variopinta tavolozza espressiva, sia dal punto di vista vocale che attoriale, rendendo alla perfezione la complessità del personaggio della schiava creduta figlia primogenita di Nabucodonosor. Appropriato per timbro, ma meno per volume, il Nabucodonosor di Sebastian Catana, che carbura un po’ lentamente, dando il meglio di sé nella prima scena dell’ultima parte, ed in particolare nella preghiera “Dio di Giuda!”. Antonello Palombi si fa apprezzare nel ruolo di Ismaele per una prova vocale generosa e per il notevole squillo, mentre Rossana Rinaldi è una Fenena intensa e dal bel colore vocale, che merita gli applausi a scena aperta dopo la toccante “Oh, dischiuso è il firmamento”. Autorevole e ben timbrato lo Zaccaria di Sergey Kovnir. Bene anche Gianluca Breda (Gran Sacerdote di Belo), Antonello Ceron (Abdallo) e Fulvia Mastrobuono (Anna).

Nabucco, di Giuseppe Verdi, sarà in scena al Teatro San Carlo di Napoli fino al 14 ottobre 2018.

Link: il sito del Teatro San Carlo di Napoli – www.teatrosancarlo.it