Venerdì 11 gennaio 2019, Teatro La giostra di Napoli

Omu Cani di Davide Dolores

Il racconto di un personaggio unico e misterioso di Mazara del Vallo, in un testo che intreccia dialoghi e considerazioni sull’identità e sullo statuto dello straniero

A Mazara del Vallo, nel trapanese, uno strano personaggio all’inizio degli anni Quaranta suscita molto scalpore. È un barbone, sembra si chiami Tommaso Lipari, ha scontato alcuni anni di galera nel carcere di Favignana dopo aver abbandonato la famiglia a Moncalieri, giunto dalla natia Tunisi.

La vicenda di quest’uomo misterioso è il cuore dell’intenso monologo Omu Cani, scritto, diretto e interpretato da Davide Dolores, che arriverà a Napoli dopo la tournèe italiana, venerdì 11 gennaio 2019 alle ore 20.30 (in replica fino a domenica 13) negli spazi del Teatro La giostra, presentato da Dedalofurioso.

Solitario, schivo, randagio l’uomo accetta quanto offertogli per carità solo se buttato a terra, e da terra raccoglie anche il cibo, come un cane. Tale comportamento gli vale l’appellativo di “Omu Cani”, che man mano perde la connotazione dispregiativa per la ritrosia e l’umiltà che manifesta quando gli si rivolge la parola.

La curiosità serpeggia, chi ha paura via via si rinfranca, si accorge che il vagabondo ha maniere educate, parla un italiano perfetto e ha una grande abilità matematica al punto che i ragazzi gli chiedono spiegazioni e aiuto per i loro compiti.

Un dubbio si insinua tra i mazaresi: l’aspetto smilzo, i capelli neri, la carnagione scura, che lo facevano somigliare a un saraceno, la cicatrice, l’abilità matematica inducevano ad associarlo ad Ettore Majorana, il geniale fisico che aveva contribuito alla nascita della fisica moderna, sparito nel 1938. Nel 1973, quando Tommaso muore, al funerale solenne, voluto dal Comune partecipano migliaia di cittadini. Leonardo Sciascia si appassiona alla vicenda e studia il carteggio di Tommaso Lipari (o Ettore Majorana?), ma il giudice Paolo Borsellino esclude tale ipotesi analizzando le firme sul registro del carcere.

Davide Dolores scrive intorno alla vicenda un monologo che disegna tutte le sfaccettature dell’animo umano, e attraversa le varie tipologie e caratterizzazioni dei paesani, che si sorprendono, s’interrogano, si immedesimano, si commuovono, trascolorando dalla paura all’inquietudine e alla pietas per un essere che prospetta una diversa visione della vita.

Il testo sottolinea la chiave di lettura della dualità tra rifiuto e fascinazione, emarginazione e integrazione, disprezzo e rispetto, ostilità e compassione, esaltando il relativismo del punto di vista secondo il quale si può essere un clochard dignitoso o un genio che si mimetizza in un contesto dove tutti siamo stranieri.

Raccogliendo i discorsi del padre che ha conosciuto il senzatetto, il mazarese Dolores ha approfondito le sue conoscenze sul fisico Ettore Majorana, e ne fornisce una rilettura drammaturgica che coniuga le due vicende umane, dalle molteplici e affascinanti analogie.

Omu Cani è una storia vera, che, ancora oggi, a distanza di molti anni, suscita grandissima curiosità e lascia aperti numerosi spiragli.

Omu Cani di Davide Dolores

Napoli, Teatro La giostra – da venerdì 11 a domenica 13 gennaio 2019

Inizio delle rappresentazioni teatrali ore 20.30 (venerdì e sabato), ore 19.00 (domenica)

Info e prenotazioni ai numeri 3492187511, 3488100587 email lagiostrateatro@gmail.com

Da venerdì 11 domenica 13 gennaio 2019

Napoli. Teatro La giostra

Distretto della Pesca di Mazara del Vallo

in collaborazione con

Istituto Euro Arabo, Cooperativa Dedalofurioso, Matàz Teatro

presenta

Omu Cani

scritto, diretto e interpretato da Davide Dolores

musiche originali Riccardo Russo

sonorizzazioni Salvino Martinciglio

consulenza storica e drammaturgica Pippo Dolores

consulenza scenica Alessandro Burzotta

disegno luci Davide Dolores, Clara Stocchero

foto di scena Lina Padovan

Durata della rappresentazione 65’ circa, senza intervallo

All’inizio del 1940 compare a Mazara del Vallo, in provincia di Trapani, un misterioso clochard che nessuno conosce. Vive randagio per la città, ed è per questo motivo che gli abitanti prendono a chiamarlo “omucani”, uomo cane.

Questo personaggio, tuttavia, non è un mendicante qualunque perché ha modi e atteggiamenti di una dignità che lo distingue dagli altri che come lui hanno deciso di allontanarsi dalla società. Inoltre, a quanto pare, parla un italiano perfetto ed è molto abile in matematica.

Pochi anni prima, nel 1938, il grande fisico nucleare catanese Ettore Majorana era scomparso misteriosamente sul traghetto che da Palermo lo stava riportando a Napoli. A Mazara del Vallo iniziano così a circolare voci sempre più insistenti sulla vera identità dell’omucani. Pur partendo da questa e da altre incredibili coincidenze, il monologo che metto in scena non vuole indagare una vicenda storica che è stata già chiarita ufficialmente dagli inquirenti.

L’obiettivo è piuttosto quello di far conoscere la figura dell’omucani nella sua capacità di osservare il mondo da un punto di vista diverso, alternativo (esattamente come Ettore Majorana), vivendo da cane ma senza perdere mai la sua umanità.

Anzi, forse vivendo da cane proprio per riscoprirla, l’umanità, ancor di più in tempi come questi in cui i “diversi”, gli “sconosciuti” provenienti dall’Africa e dal Medio Oriente vengono a bussare alle porte dell’Europa.

Un monologo di narrazione che muovendo da una storia particolare, vissuta da una città, Mazara del Vallo, a confini dell’Europa ma al centro del Mediterraneo, cerca di invitare ad una riflessione di respiro universale.

Davide Dolores

Non c’è probabilmente soggetto teatrale più interessante della figura di Tommaso Lipari che sembra interpretare in modo quanto mai compiuto la nota ambivalenza pirandelliana di persona/personaggio, ovvero l’ambiguità identitaria dell’essere uno, nessuno e centomila.

Tanto più densa e significativa è la chiave di lettura del monologo se si considera che il protagonista incarna il ruolo per eccellenza dello straniero, immagine liminare dell’alterità che offre al “noi” uno specchio di ciò che non siamo e per questo stentiamo a riconoscere perfino nella dimensione umana, e tuttavia nello stesso tempo è oggetto non solo di ripulsa ma anche di fascinazione, di suggestione, di compassione, e paradossalmente di sacro rispetto.

Intorno al parallelismo con la personalità dello scienziato Majorana, Dolores ha costruito un gioco dialettico e drammaturgico che muove alla riflessione sul relativismo dei punti di vista, sul pluralismo in cui è possibile articolare i modi di vivere e di pensare. Dall’alto della scienza al basso della vita quotidiana la radicalità delle scelte e l’eterodossia degli accadimenti biografici legano il clochard e il fisico nucleare in un unico comune destino declinato nel mito.

Da qui la sfida lanciata da chi occupa apertamente e ostensibilmente il luogo della differenza, sia esso straniero o semplicemente diverso. Da qui l’invito proposto dal regista di porsi al posto suo, di uscire dalla propria identità – come è nello statuto dell’attore teatrale – per assumere la lezione di provare a pensarsi e a farsi altro da se stesso.

Una lezione quanto mai attuale, nell’orizzonte delle migrazioni contemporanee, che nel metterci di fronte al dilemma della strutturale opposizione hostis/hospes: nemico/ospite, in realtà sembra suggerirci che lo straniero comincia quando insorge la coscienza della mia differenza e finisce quando vi riconosciamo la faccia nascosta della nostra stessa identità, quando ammettiamo che siamo tutti stranieri.

Proprio come l’esperienza esemplare di Tommaso Lipari ha probabilmente insegnato a quei mazaresi che – come lui se pure in modi diversi da lui – hanno abitato la stessa città.

Tonino Cusumano

Davide Dolores

Si diploma presso la Scuola di Teatro di Bologna “Galante Garrone”. In seguito si perfeziona grazie a stages e seminari in Italia (M. Dioume, L. Curino, C. Pezzoli, D. Manfredini) e negli Stati Uniti (Stella Adler – New York, Black Nexxus Studio – New York), Nel settembre 2009 è primo al Festival delle Arti di Bologna- Sezione Teatro. A teatro lavora con i registi Vittorio Franceschi, Michele Modesto Casarin, Cristina Pezzoli, Alessandro Gassman, Mirko Artuso, Vitaliano Trevisan, Giorgio Sangati, Luigi Maragoni.