Giovedì 14 febbraio 2019, Teatro Elicantropo di Napoli

A Number di Caryl Churchill

Il rapporto tra un padre e i suoi tre figli, cloni l’uno dell’altro, in un

gioco tra identità e non-identità, unicità e replicabilità dell’individuo.

L’essere umano al tempo della sua replicabilità, ovvero “chi sono io se posso essere replicato?” Questo è il tema sviluppato e indagato dallo spettacolo A Number di Caryl Churchill, un thriller psicologico che combina la speculazione scientifica con un moderno affresco della relazione padre-figlio, in scena giovedì 14 febbraio 2019 alle ore 21.00 (repliche fino a domenica 17) al Teatro Elicantropo di Napoli, nella traduzione italiana di Monica Capuani e la regia di Luca Mazzone.

Il segno distintivo di A Number, presentato da Teatro Libero di Palermo e interpretato da Giuseppe Pestillo e Massimo Rigo, è l’impronta maschile del dramma, incentrato sul confronto seriale tra un padre e ciascuno dei suoi figli, tutti maschi e tutti identici, almeno a prima vista, giacchè sono stati generati tramite clonazione in vitro.

L’autrice britannica Caryl Churchill ambienta la vicenda in un contesto distopico ma non fantascientifico, e neppure futuribile, tecnicamente plausibile nel presente, grazie ai conseguimenti dell’ingegneria genetica.

S’interroga sul tema della replicabilità, sul fatto che l’uomo, oggi, con l’avanzamento vertiginoso del progresso scientifico, può sostituirsi a Dio, e creare tutti a sua immagine e somiglianza, tutti i suoi figli così come li vuole, con lo stesso materiale grezzo di base, perfetti, carini.

A Number è uno spettacolo che pone l’accento sul valore della vita umana nella sua unicità, nell’irripetibilità di ciascun uomo, attraverso un’indagine che oltrepassa limiti temporali e spaziali. Il rapporto tra padre e figlio disvela la sua dimensione essenziale del mito, quello fatto di legami atavici, che sottendono, nella relazione stessa, l’elemento dell’unicità e della natura. 

Natura e Scienza divengono, dunque, poli di una nuova contrapposizione che vede Salter, un padre, e Bernard, un figlio, giocare una danza tra la vita e la morte, tra l’amore e l’odio, tra la natura, appunto, e la scienza.

Il figlio diventa testimone di un fallimento, quello del padre, cui si vuole porre rimedio dando un’altra chance, un’altra mano in un gioco dove si ricomincia, perché si può replicare, forse all’infinito.

La messinscena realizza un contesto drammaturgico decisamente forte, ma sostanzialmente epico, dove il plot si dispiega progressivamente all’indietro, secondo le modalità che contraddistinguono il giallo.

I singoli frammenti rivelatori, attraverso la narrazione discontinua e, a tratti, surrealistica, si accumulano come tessere di un puzzle, che vanno a ricomporre, faticosamente, il mosaico della verità.

A Number di Caryl Churchill

Napoli, Teatro Elicantropo – da giovedì 14 a domenica 17 febbraio 2019

Inizio spettacoli ore 21.00 (da giovedì a sabato), ore 18.00 (domenica)

Info e prenotazioni al 3491925942 (mattina), 081296640 (pomeriggio)

Da giovedì 14 a domenica 17 febbraio 2019

Napoli, Teatro Elicantropo

(repliche da giovedì al sabato ore 21.00, domenica ore 18.00)

Teatro Libero di Palermo

presenta

A Number

di Caryl Churchill

traduzione italiana Monica Capuani

scena e regia Luca Mazzone

con Giuseppe Pestillo e Massimo Rigo

costumi Lia Chiappara, disegno luci Mario Villano

durata della rappresentazione 60’ circa, senza intervallo

«Che cosa è l’uomo perché tu ti ricordi di lui o il figlio dell’uomo perché tu ti curi di lui? […] Ecco me e i figli che Dio mi ha dati»

Da Lettera agli Ebrei del Nuovo Testamento

Un padre, un figlio. Il rapporto tra il Padre – figura concreta e allo stesso tempo utopica, e il figlio; rapporto che appartiene alla dimensione più precipua del mito, quello fatto di legami ancestrali, non detti ontologici che sottendono, nella relazione stessa, l’elemento dell’unicità e della natura, che in una contrapposizione polare si trovano contrapposti al nutrimento e al contesto.

Una contrapposizione polare ritmata da attrazione e repulsione. Un legame di pura necessità. L’ineluttabilità del rapporto è quella del legame tra il Padre e i suoi figli, rapporto che ha nel sangue un correlativo oggettivo che sottende l’unicità e l’impossibilità della replica quali leggi necessarie della natura.

Correlativi oggettivi della stessa esistenza, donataci, appunto, dal Padre, di cui siamo tutti figli. «Che cosa è l’uomo perché tu ti ricordi di lui o il figlio dell’uomo perché tu ti curi di lui? […] Ecco me e i figli che Dio mi ha dati» un passo della Lettera agli Ebrei del Nuovo Testamento che ci fa riflettere sul “Me”, dove un principio di realtà, la cui affermazione è inevitabile, non può che trovare nella filiazione la sua più forte affermazione.

L’unicità di tale rapporto è, però, una certezza che si è sgretolata nella società contemporanea dove la replicabilità, la serialità, e la stessa virtualità, sono diventate i nuovi dogmi cui obbedire.

Dogmi che si contrappongono alla natura da una parte, e che però hanno aperto una breccia nella riflessione profonda del ruolo del contesto e del “nutrimento”, qui inteso come cultura ed educazione.

Per natura e per Cultura divengono dunque i poli di una nuova contrapposizione che vede Salter, un padre, e Bernard, un figlio, giocare una danza tra la vita e la morte, tra l’amore e l’odio, tra la natura e la scienza. Il figlio, dunque, che diventa testimone di un fallimento, quello del padre, cui si vuole porre rimedio dando un’altra chance, un’altra mano in un gioco dove si ricomincia, perché si può replicare, forse all’infinito. Una replica che può realizzarsi per “un bel numero” di volte, mettendo in “crisi” (nel senso etimologico di separazione) la natura e l’ambiente. l’Io e il Noi.