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Martedì 19 febbraio 2019, Teatro La giostra di Napoli

Medea per strada di Gianpiero Borgia

A Napoli, per la prima volta, il progetto speciale del Teatro dei Borgia, che porterà gli spettatori fuori dalla sala teatrale, in un viaggio itinerante a bordo di un furgone

Sul furgone, guidato dal regista Gianpiero Borgia, sale Medea, bellissima ragazza dell’Est, maliarda ed empatica. Medea, interpretata da Elena Cotugno, è un’autentica conoscitrice del genere umano, in particolare dei maschi, esplorati attraverso il mestiere della strada, di notte, quando esseri fragili, cinici e solitari abbassano i pantaloni e le difese.

Inizia così Medea per strada, viaggio sui sentieri della migrazione e della prostituzione, che farà tappa a Napoli, per la prima volta, martedì 19 febbraio 2019 alle ore 20.30 (repliche anche doppie fino a domenica 24), con partenza dal Teatro La giostra, che diviene, per l’occasione, capolinea del viaggio.

Per la particolarità dell’allestimento e la capienza limitata a bordo del furgone, sei spettatori per ogni viaggio, si rende necessaria la prenotazione.

Con Medea per strada, che Gianpiero Borgia ha ideato avvalendosi della drammaturgia di Elena Cotugno e Fabrizio Sinisi, il Teatro dei Borgia porta l’azione scenica fuori dal teatro, a bordo di un furgone itinerante per la città, dove trovano spazio solo la protagonista e pochi spettatori per ogni viaggio.

Il mito non è più rappresentato su un palcoscenico, ma claustrofobico, intimo, quasi disturbante, e si confronta con la città reale intorno, costringendo a volgere lo sguardo su un’umanità più vicina di quanto, forse, siamo preparati ad accettare.

Medea per strada è un’indagine sulla prostituzione, lontana da pudore e pietismo, un’inchiesta lucida e acuta. È meditazione, profonda e dolorosa, senza alcun indugio sulle perversioni che fanno parte del mondo del sesso a pagamento.

La drammaturgia si pone nel solco delle libere riscritture del mito di Medea, rivelando allo spettatore d’oggi la “tragedia dello straniero” con la forza del mito greco. Si racconta la storia di una giovane migrante, scappata dal proprio paese, arrivata in Italia e finita a prostituirsi per amore di un uomo da cui si crede ricambiata, e da cui ha due figli. L’originale “allestimento” offre una scenografia in movimento, varca la soglia del teatro e cerca scenari che solo l’ambiente esterno può offrire in modo debito. Gli elementi naturali danno maturità all’atmosfera, verosimiglianza alle situazioni, carattere alle vicende, quando lontani dagli allestimenti scenici convenzionali.

Medea per strada rappresenta anche un pezzo di cronaca nera, e approfondisce un mondo sommerso, fatto di angoli e strade, di anime salve, per giungere al fondo della fragilità umana, fino all’universalità di temi legati alla maternità, al dolore, alla condizione di donna straniera, alla crudeltà dei moderni Giasone. Il passaggio dal mito alla tragedia del quotidiano, dunque, è breve.

Medea per strada di Gianpiero Borgia

Napoli, Teatro La giostra – da martedì 19 a domenica 27 febbraio 2019

Partenze ore 18.30 (merc, giov, ven, sab, dom), ore 20.30 (mart, merc, ven, dom)

Info e prenotazioni ai numeri 3492187511, 3488100587 email lagiostrateatro@gmail.com

Da martedì 19 a domenica 27 febbraio

partenza dal Teatro La giostra di Napoli

(Via Speranzella, 81)

Teatro dei Borgia

presenta

Medea per strada

Spettacolo itinerante a bordo di un furgone

drammaturgia di Elena Cotugno e Fabrizio Sinisi

con Elena Cotugno

allestimento Filippo Sarcinelli

luci Pasquale Doronzo

foto Marcello Norberth

ideazione e regia Gianpiero Borgia

Spettacolo con capienza limitata, prenotazione obbligatoria

con partenza davanti al Teatro La giostra

Durata del viaggio 70’ circa

Orari di partenza delle rappresentazioni

Martedì ore 20.30

Mercoledì ore 18.30 e ore 20.30

Giovedì ore 18.30

Venerdì ore 18.30 e ore 20.30

Sabato ore 18.30

Domenica 18.30 e ore 20.30

Medea per strada non è semplicemente uno spettacolo: è un’esperienza che ci ha attraversato e che speriamo attraversi e scuota allo stesso modo anche il pubblico che ci segue. Abbiamo provato a leggere e a raccontare, oltre la superficie, la storia di alcune migliaia di esseri umani partiti dai loro paesi con un sogno che all’arrivo qui in Italia si è rivelato un incubo.

Nel grande mare del tema delle migrazioni, abbiamo messo a fuoco il fenomeno che riguarda quelle donne, sconosciute eppure in qualche modo famigliari, quasi elementi di un arredo urbano cui siamo assuefatti, che “lavorano” sulle nostre strade. Donne partite alla ricerca di una vita migliore che si sono ritrovate schiave nel racket della prostituzione. Il testo scritto cui sono approdati Fabrizio Sinisi ed Elena Cotugno si pone nel solco delle libere riscritture del mito di Medea, rivela allo spettatore d’oggi la “tragedia dello straniero” con la forza del mito greco.

Si racconta la storia di una giovane migrante, scappata dal proprio paese, arrivata in Italia e finita a prostituirsi per amore di un uomo da cui si crede ricambiata e da cui ha due figli. L’ambientazione scelta è la strada, non una ma tutte le strade della prostituzione. Ogni città ne ha una: Via Ripamonti, Viale Cristoforo Colombo, Statale 231, Riviera Nord, Lungo mare Canepa.

In ogni città ci lasciamo condurre dalle associazioni che si occupano di tratta e prostituzione in un viaggio attraverso queste strade, raccogliendo storie, osservando come il fenomeno cambi, restando sempre fedele agli stessi rituali: abbordaggio, contrattazione, consumo della prestazione.

Ci sono roulotte, ombrelloni, furgoni, fuochi, luoghi di avvicinamento, di sfruttamento e schiavitù. Poi inizia l’esperienza che proponiamo al pubblico, sul nostro furgoncino, lungo quelle stesse strade. Sono solo sette spettatori ogni volta, a stretto contatto tra loro, come vuole il codice della strada, e a stretto contatto con l’attrice, come vuole il teatro.

Si tratta di un vecchio ferro del ’94 allestito da Filippo Sarcinelli, che rievoca un teatrino, oppure un postribolo viaggiante. L’empatia che si crea nel furgone tra quelle poche persone determina la replica.

All’interno del veicolo scorre un racconto interiore, intimo e mitico a un tempo. All’esterno scorre la strada, quella stessa che tutti i giorni ci risulta indifferente e che così prende un senso.

È l’estremizzazione di una poetica ventennale nella quale, sin dal lavoro dell’attore, che non interpreta e non s’immedesima ma convive con il personaggio e tende a coincidere con esso, utilizziamo il reale nell’immaginario e l’immaginario nel reale, elementi del passato nel presente e del presente nel passato, temi sociali nel teatro d’arte e momenti di teatro d’arte nell’azione sociale, cercando un senso dove non ci appare e cercando d’infrangerlo dove ci pare troppo cristallizzato.

Infine, è stato possibile sviluppare il progetto, anche e soprattutto, grazie a un lungo e intenso percorso di approfondimento e mesi di volontariato sul campo che Elena Cotugno tuttora prosegue a fianco di assistenti sociali e associazioni che si occupano dell’assistenza in strada e del tentativo di recupero di queste donne.

Agli operatori sociali che ci hanno aiutati va un ringraziamento speciale soprattutto per l’incredibile lavoro che fanno ai confini dello stato e del vivere civile. Ci hanno permesso di accompagnarli sulle strade durante le operazioni di assistenza, di parlare con le ragazze e di confrontarci con il fenomeno in prima persona, nel rispetto di tutti, di mantenere viva la voglia di raccontare un mondo sterminato di viaggi e di schiavitù, di non chiudere gli occhi, le orecchie, la bocca.

Gianpiero Borgia

Medea non è solo una donna rifiutata o una straniera incompresa: è la vitalità passata e rimossa, è il dionisiaco che si vuole sublimare, è la Baccante da ricacciare nel buio da cui un giorno è emersa per turbarci Lavorando su queste sovrapposizioni, ci siamo accorti di come

Medea riesca infatti, sorprendentemente, a “sopportare ogni senso”. La sua particolare diversità si adatta a ogni linguaggio: Medea è sempre, in qualche modo, straniera. Straniera a suo marito, straniera alla terra, straniera ai suoi figli, straniera alle regole e alle leggi.

Questa Medea abita questo margine estremo, questa intollerabile periferia dell’esistenza. E ci costringe a guardarla, quasi nostro malgrado: Medea stavolta sale sul nostro veicolo, ci parla, ci disturba, ci dice cose che non vorremmo sentire proprio perché forse un po’ già le sappiamo.

Quando vediamo quelle donne, in auto, fuori dai finestrini, accelerando, non stiamo guardando un documentario, ma uno specchio. Quella Medea è infatti per noi un inconscio che, se non guardato, non per questo smette di essere nostro. L’abisso tragico dell’oggi non è nello straniero, ma – per dirla alla Lacan – nell’Altro.

Fabrizio Sinisi