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Il soprano Olga Peretyatko è protagonista, giovedì 22 settembre alle ore 18.00, di un recital di canto che attraversa tre secoli di repertorio per canto e pianoforte: da Mozart a Donizetti, da Puccini a Gershwin.

Assente dal palcoscenico sancarliano da otto anni, Olga Peretyatko torna a Napoli per la Stagione di Concerti 2021-22 e sarà accompagnata al pianoforte da Matthias Samuil.

La Peretyatko è tra i soprani più richiesti al mondo, ospite regolare dei principali teatri d’opera e sale da concerto. Nata a San Pietroburgo, ha iniziato la sua carriera musicale cantando nel coro di voci bianche del Teatro Mariinskij per poi studiare alla Hanns Eisler-Hochschule für Musik di Berlino. A lanciare la sua carriera a livello internazionale è stata la vittoria del prestigioso Concorso Operalia di Plácido Domingo. Da allora è stata ospite regolare di quasi tutti i più importanti teatri d’opera, sale da concerto e festival, tra cui La Scala, Saatsoper Berlin, Royal Opera House Covent Garden, The Bolshoi Theatre, The Metropolitan Opera, Aix-en-Provence Festival, Berlino Filarmonica, Théâtre des Champs-Élysées, Teatro Colón e molti altri.

Le sue doti vocali e la notevole presenza scenica le consentono di affrontare un’ampia gamma di ruoli operistici: da quelli umoristici a quelli tragici. Ha collaborato direttori d’orchestra come Kirill Petrenko, Zubin Mehta, Valery Gergiev, Yury Temirkanov, Lorin Maazel, Alberto Zedda, Daniel Barenboim.

Il suo ultimo progetto discografico è forse il suo esperimento più personale e insolito. Prodotto dall’ etichetta Melodiya, questo album è dedicato alla figlia primogenita Maya e riunisce 23 ninne nanne provenienti da diversi angoli del mondo e cantate nell loro lingua originale.

Guida all’Ascolto dal programma di sala del concerto

di Adele Boghetich

CANTARE L’OPERA AL PIANOFORTE:

PERFETTA FUSIONE TRA POESIA E MUSICA

“Non mi dir, bell’idol mio, che sono crudele con te. Sai quanto ti amai, conosci la mia fedeltà. Calma il tuo tormento se non vuoi che io muoia di dolore. Forse un giorno il cielo ancora sentirà pietà di me… “

Con questa soave aria d’apertura del concerto, “Non mi dir, bell’idol mio, intrisa di amore e dolore ma ricca di colorature e vocalizzi secondo gli stilemi del belcanto, Donna Anna rinnova all’amato Ottavio la sua tenera passione nel II Atto del Don Giovanni di Wolfgang Amadeus Mozart, uno dei capolavori del geniale musicista salisburghese (che approfondì la sua conoscenza del il teatro d’opera nei suoi viaggi in Italia) e della cultura occidentale, dai personaggi ormai immortali. Un’opera che precorre il mondo romantico per quella tensione drammatica spinta fino al fantastico, al soprannaturale, espressa in un linguaggio puro, originale, sul raffinatissimo testo di Lorenzo Da Ponte, che con la maestria di un grande sceneggiatore seppe trasporre in chiave “moderna” l’antico dramma seicentesco di Tirso de Molina. Amore e passione tingono anche l’aria Oh luce di quest’anima per il canto di Linda, protagonista del dramma romantico Linda di Chamounix di Gaetano Donizetti. Un’Aria elegante, dalla fresca vocalità, che il musicista bergamasco aggiunse, su testo proprio, per la rappresentazione parigina al Théâtre Italien del 1842, affermando ancora una volta il valore, e il peso, di un Romanticismo italiano sul Teatro europeo. Un romanticismo apollineo, teso all’analisi psicologica dei personaggi, soprattutto femminili, che prende il volo nel canto, nella castità della musica, nella malinconia delle favole sceniche, nell’Aria di Linda come nell’Aria di Lucrezia Borgia – Com’è bello, quale incanto – protagonista dell’omonimo dramma che Donizetti trasse dalla tragedia di Victor Hugo per la rappresentazione parigina del 1833. Qui, negli ampi respiri melodici, l’incanto ha i colori del dolore e del piacere, del rimpianto di una maternità violata che riprende vita nel ricordo e nel sogno. Nella tenera atmosfera del sogno prende vita anche Me voilà seule dans la nuit che la misteriosa sacerdotessa Léila intona nel II Atto de Les pêcheurs de perles di Georges Bizet, nell’oscurità di un paesaggio esotico, appena rischiarato da una luna malinconica come quel morbido, sensuale canto d’amore per il giovane Nadir: Eccomi, sola nella notte, sola in questo luogo solitario. Ma lui è qui, il mio cuore sente la sua presenza, la mia anima si rasserena. In quel dolore palpita il mondo interiore della vergine Léila, la spiritualità di un amore sofferto, destinato alla morte. Lo rivela la musica, velata di luce astrale, che si discosta dal “sentire” del teatro tradizionale francese per aderire a nuove soluzioni liriche, vicine alla magia delle conquiste wagneriane, nel pieno clima romantico della seconda metà dell’Ottocento.

Ricco di palpiti, passione, ebbrezza giovanile, oltre che di diverso virtuosismo canoro da “ugole d’oro”, è invece la coeva Aria di Giulietta Ah, je veux vivre dans le rêve, tratta dal I Atto di Roméo et Juliette di Charles Gounod sul celebre soggetto letterario di Shakespeare (amato dal musicista francese fin da tenera età), espressione di una teatralità scintillante, che sembra voler rapire l’ascoltatore nell’enfasi delle proprie sfumature musicali, dal ritmo brioso di un valzer ai luminosi vocalizzi melodici. Scritta tra gli anni 1865-1866 e accolta con successo al Théâtre Lyrique in occasione dell’Exposition Universelle di Parigi dell’aprile 1867, l’opera, nella magnificenza dei suoi cinque atti, resta ancora oggi uno dei melodrammi più rappresentati di Gounod, che ha saputo trasformare il conflitto “politico” tra Capuleti e Montechi dell’opera shakespeariana nel dramma intimo di un amore profondo, che lega i giovani protagonisti; un amore vivo che vuol sognare, respirare, palpitare, per un’opera che sembra precorrere la sensibilità drammaturgica di fine secolo.

Arie d’opera, dunque, nel Recital proposto questa sera, ma anche Mélodie e Romances, nuove istanze della poesia romantica secondo la tradizione musicale del Lied tedesco, diffusasi in Europa con le composizioni per voce e pianoforte di Franz Schubert. La delicata prosodia del canto, unita alla raffinatezza armonica dell’accompagnamento pianistico, rendono questo genere cameristico tra i più apprezzati nei salotti borghesi fin-de- siècle. Fusione di Poesia e Musica, dunque, per esprimere l’intimità lirica dell’io in infinite sfumature di sentimenti, emozioni, affetti, passioni. Preferite le forme semplici, per lo più strofiche, aderenti allo schema del testo poetico; chiara la percezione ritmica e armonica in un ambito vocale poco esteso, capace di esaltare la raffinata vocalità cameristica del cantante rispetto al virtuosismo melodrammatico. Le tematiche restano quelle romantiche: nostalgia del tempo lontano, illusione, sogno, rimpianto, amore per l’indefinito, rappresentazione del dolore, sullo sfondo di una Natura che con le sue “voci” respira in empatia con l’artista. Quando canti la sera, cullata tra le mie braccia – intona la Sérénade per voce e pianoforte di Gounod su testo di Victor Hugo – ricordo i giorni più belli. Quando ridi, l’amore fiorisce sulle tue labbra. Quando dormi, il tuo respiro rivela parole armoniose. Di voci di Natura è intriso anche E l’uccellino di Giacomo Puccini, come la squisita Ninna nanna di Francesco Paolo Tosti, composta nel 1912 su testo di Gabriele D’annunzio: brevi momenti di rara serenità in tenero pointillisme di voci e suoni; incanto di un sogno che vorremmo non avesse mai fine.

Più complesse le Liriche per canto e pianoforte del russo Sergej Rachmaninov, l’ultimo grande musicista romantico, per il quale «sorella della musica è la poesia, madre la sofferenza». Siamo ormai in pieno Novecento: ora la forma strofica tende a dissolversi, l’espressività si intensifica, il canto si abbandona in più ampi intervalli sostenuti da un’armonia sempre più ricca fino al cromatismo, in un legame strettissimo tra contenuto poetico e senso musicale. Vi si profila un diverso universo di sentimenti e idee: nostalgia, solitudine, ricerca del piacere perduto che diviene struggimento, espressi in una vena melodica unica, inconfondibile, elegante. Le raccolte liriche racchiudono alcune tra le più felici creazioni di Rachmaninov non solo per la sobrietà formale ma anche per la carica espressiva del pianoforte, che non si limita al puro sostegno armonico ma entra in dialogo vivo con il canto. Canta anche Natura nel tenero Zdyes khorosho [Qui tutto è bello] – dove fiumi scintillano di luce tra campi in fiore contro un cielo di nubi che invitano al sogno in salvifica solitudine – come nel vigoroso Vesennyie vody [Acque di primavera] – dove l’impeto di ruscelli in fuga tra campi ancora coperti di neve risvegliano alla vita nel disgelo del mondo – e nello struggente Ne poy, krasavitsa [Oh, non cantarmi], soave canto di dissolvenza sui confini del ricordo e di terre lontane. Ma nel celebre Vocalise op. 34, pur senza l’utilizzo del testo poetico, nella calma multiforme, quasi astratta della sola vocalità, il genio dell’artista sembra espandere il visionario “paesaggio” sonoro creato dagli ampi fraseggi melodici in melanconica atmosfera di divina tranquillità, punteggiata dalla delicata eco del pianoforte. Un pianoforte che farà apprezzare la propria “vocalità” di solista nel clima meditativo dell’Elegie, primo brano della raccolta Morceaux de Fantaisie di un giovane Rachmaninov, e del Notturno in do diesis minore, composto dal giovane Fryderyk Chopin nel 1830 e pubblicato postumo nel 1875. Un brano lento, dolce, intenso, di grande espressione in un pianissimo onirico che diviene romantico canto notturno di solitario viandante tra i sentieri dell’anima, disteso tra teneri arpeggi e diafani arabeschi di delicati giochi armonici. Il canto estatico, richiamando Novalis, di una «sacra, ineffabile, misteriosa Notte».

Nella prospettiva del vasto panorama musicale proposto tra Italia, Francia e Russia, gli ultimi brani in programma approdano lontano, oltre Atlantico, con Claudio Santoro, uno tra i più interessanti musicisti brasiliani, e il suo Luar de meu bem – primo di tre Canções populares (1958) su testo poetico di Vinícius de Moraes, nella struttura monotematica di una moderna canzone di tenera vocalità su ritmo sincopato di lenta bossanova in estesi arpeggi pianistici – e Altino Pimenta con Estrela – breve momento lirico di raffinata melanconia su trama armonica scandita da cadenze leggere – prima di affrontare la celeberrima Summertime da Porgy and Bess (1935) dello statunitense George Gershwin, poliedrico musicista che ha attraversato con pari maestria musica colta e jazz, forme classiche e blues, sale da concerto europee e teatri di Broadway.

L’opera Porgy and Bess, pietra miliare del teatro americano, composta sul testo che DuBose Heyward aveva appositamente elaborato dalla trama narrativa del proprio romanzo Porgy, racconta il dramma di un emarginato sobborgo negro della Carolina del Sud, tra droga, prostituzione, violenza e morte, ma con la forza incandescente di quei tradizionali songs, blues e spiritual nei quali l’America ha sempre amato riconoscere la propria identità. Composta nell’intento di creare uno spiritual afroamericano, Summertime sarà inserita solo più tardi nel I Atto di Porgy and Bess quale ninnananna della giovane Clara al suo bambino, per poi essere ripresa nel II e III Atto per momenti di nuova, tenera intimità. Nel ritmo cadenzato di mesta nenia, come nell’uso di scale pentatoniche su lenta progressione armonica che risentono di malinconiche influenze blues, questo visionario canto dal testo aperto alla speranza di una vita libera da ogni catena, rimane una delle pagine più belle, e più significative, della letteratura musicale: È tempo d’estate, e la vita è bella; i pesci saltano, il cotone è alto. Non piangere! Una di queste mattine ti alzerai cantando, poi spiegherai le ali e prenderai il volo nel cielo…

/Recital di Canto

Teatro di San Carlo

giovedì 22 settembre 2022, ore 18:00

OLGA PERETYATKO

Soprano | Olga Peretyatko
Pianoforte | Matthias Samuil

per la prima volta al Teatro di San Carlo

Programma

Wolfang Amadeus Mozart, da Don Giovanni “Non mi dir, bell’idol mio”

Georges Bizet, da Les Pêcheurs de Perles “Me voilà seule .. Comme autrefois”

Sergey Rachmaninov, “Zdyes khorosho” Op. 21 No. 7
“Vesenniye vody” Op. 14 No. 11
da Morceaux de fantaisie “Élégie” Op. 3 No. 1
“Ne poy, krasavitsa” Op.4
“Vocalise” Op.34

Charles Gounod, “Sérénade” CG 437
da Roméo et Juliette “Ah! Je veux vivre dans le rêve”

Gaetano Donizetti, da Linda di Chamounix “O Luce di quest‘anima”

Giacomo Puccini, “E l’uccellino”

Francesco Paolo Tosti, “Ninna nanna”

Frédéric Chopin, Notturno in Do# minore op. postuma

Gaetano Donizetti, da Lucrezia Borgia “Com’è bello!… Quale incanto”

Claudio Santoro, “Luar de meu bem”

Altino Pimenta, “Estrela”

George Gershwin, da Porgy and Bess “Summertime”