Tempo di lettura stimato: 4 minuti

A Napoli l’approdo a teatro dei racconti di Katherine Mansfield

Nel centenario della morte anche il teatro rende omaggio

all’anticonformista e spietata indagatrice dell’animo umano

scomparsa a soli 34 anni nel gennaio del 1923

Al Ridotto del Mercadante

dal 23 febbraio al 5 marzo va in scena in prima assoluta

Pictures

dai racconti di Katherine Mansfield

nell’adattamento teatrale di Silvia Ajelli

che ne è interprete con la regia di Luca Bargagna

Lo spettacolo è una produzione del

Teatro di NapoliTeatro Nazionale diretto da Roberto Andò

Dopo le celebrazioni editoriali con pubblicazioni di saggi, riedizioni di opere e dibattiti promossi per il centenario della morte di Katherine Mansfield, avvenutail 9 gennaio del 1923 presso Parigi a 34 anni per tubercolosi, anche dal teatro arriva l’omaggio alla grande scrittrice neozelandese famosa per la forma breve dei suoi romanzi e racconti.

Su produzione del Teatro di Napoli-Teatro Nazionale, il 23 febbraio (e fino al 5 marzo) al Ridotto del Teatro Mercadante andrà in scena – in prima nazionale – lo spettacolo Pictures, dai racconti di Katherine Mansfield nell’adattamento teatrale di Silvia Ajelli che ne è anche interprete con la regia di Luca Bargagna. Scene e luci sono di Angelo Linzalata.

«Fedele a me stessa? Ma a quale me stessa? A quale dei tanti me stessa, che a ben guardare possono essere centinaia? Perché con tutti questi complessi e repressioni e reazioni e vibrazioni e riflessioni, vi sono momenti in cui ho l’impressione di essere semplicemente il piccolo impiegato di un albergo senza proprietario, affaccendatissimo a registrare i nomi dei risoluti clienti e a consegnare loro le chiavi delle stanze». (K.Mansfield, Diari).

In questo spettacolo l’attrice Silvia Ajelli – interprete storica del teatro di Antonio Latella e di registi come Massimo Castri, Glauco Mauri, Walter Malosti, Roberta Torre, Vincenzo Pirrotta, Roberto Andò, Marco Baliani, Claudio Gioè – apre idealmente le porte dell’albergo di cui Katherine Mansfield si sente “il piccolo impiegato”, per far vivere alcuni dei personaggi creati dalla scrittrice, e che allo stesso tempo sono immagini della sua identità. Sono donne di età diverse, colte come in istantanee, o forse è la stessa donna in momenti diversi della sua vita.

E poiché è impossibile tenere separati i racconti di Katherine Mansfield dalla sua tragica vita, in tutti i personaggi aleggia in trasparenza anche la figura dell’autrice con la sua inconfondibile voce.

«La scelta di adattare alcuni racconti di Katherine Mansfield per il teatro in forma di monologo – scrive Silvia Ajelli – anche quando scritti in terza persona, nasce dall’idea che nella sua scrittura si sente nella terza persona che narra, anche una prima persona implicita in essa. Da qui la scelta del monologo, che teatralmente recupera la coscienza dell’autrice che guarda il mondo attraverso gli occhi di alcuni dei suoi personaggi divenendo lei stessa Ada Moss, la cantante in cerca di scrittura, protagonista del racconto che dà il titolo allo spettacolo, “Immagini”; la giovane Edna, in “Prendendo il velo”, che dopo una serata a teatro, immagina di vivere nel ruolo della fanciulla perduta per amore, ma scopre invece di essere saldamente attaccata alla società di cui fa parte; Miss Brill, l’insegnante che passa la domenica al giardino pubblico immaginandosi interprete di un grande spettacolo; la donna del racconto “Il canarino”, che rivela ad un destinatario immaginario il suo amore per la vita ricordando il suo canarino, e la sua voce è forse quella della scrittrice ingabbiata dalla malattia, ma decisa a cantare fino alla fine. Fanno parte del testo anche alcuni brani dal “Quaderno di appunti”, dai “Diari” e dalle “Lettere”. Dall’insieme di questi brani e racconti si vuole aprire un piccolo squarcio nel vasto mondo narrativo di Katherine Mansfield e far vivere i personaggi da lei creati, rispettando la dimensione narrativa della sua scrittura, ma facendone anche scaturire la dimensione teatrale».

Ridotto del Mercadante > dal 23 febbraio al 5 marzo

Info www. teatrodinapoli.it Biglietteria tel. 081.5513396|biglietteria@ teatrodinapoli.it

Note di regia

Katherine Mansfield aveva la sensazione che la vita le sfuggisse dalle mani, probabilmente la scrittura alimentava questo suo desiderio impossibile di fermarla in una immagine. In molti dei suoi racconti, attraverso questo procedere per immagini sempre più precise, affiora l’essenza di un dettaglio, come un piccolo argine di bellezza e verità, un’epifania fulminante, subito travolta dalla tempesta del vivere.

Katherine Mansfield prova a scrivere del mondo, racconti brevi, istantanee, che inquadrano le emozioni più diverse di una umanità variegata. Questa estenuante necessità della scrittura sembra quasi generare un interminabile duello col mondo, portando spesso la Mansfield a superare i limiti della lingua, consentendole, anche attraverso questo sforzo, di creare un’inquadratura perfetta e nuova da cui guardare le cose.

La Mansfield non si stanca mai di ascoltare e guardare, continuamente affascinata dalla vita che scorre accanto a lei, e come uno dei suoi meravigliosi personaggi “si siede un attimo nella vita degli altri”, ed è proprio in quell’attimo che si nasconde la bellezza della sua arte.

Attraverso questo spettacolo, tentiamo la sfida di mettere in scena alcuni racconti della Mansfield, quasi un romanzo di formazione di un’anima, muovendoci sul sottile confine tra la parola scritta e quella agita.

La scrittura di Katherine Mansfield diviene motore del lavoro teatrale, materia viva che nutre l’azione attoriale, in una costante ricerca delle possibilità recitative che questa lingua offre. Una lingua perfetta e difficile, lontana da una scrittura teatrale, ma espressione urgente e necessaria del senso delle cose.

La scrittura è per l’autrice il significato stesso della vita, è ricerca spasmodica di esprimere ciò che accade nel mondo e dentro di noi, è la creazione di immagini tanto vivide da superare la frustrazione del non riuscire a descrivere tutto.

Come avrebbe scritto David Foster Wallace, molti anni dopo, nel racconto Caro vecchio neon:Quello che avviene dentro è troppo veloce, immenso e interconnesso e alle parole non rimane che limitarsi a tratteggiarne ogni istante a grandi linee al massimo, una piccola parte”.

Luca Bargagna

Silvia Ajelli

si diploma alla Scuola del Teatro Stabile di Torino diretta da Luca Ronconi e si laurea in Storia del teatro presso l’Università degli studi di Torino.

Collabora dal 1998 al 2012 con Antonio Latella, interpretando i ruoli shakespeariani di Ofelia, Giulietta, Desdemona, Miranda, Olivia, Goneril, e il ruolo di Karin ne Le Lacrime amare di Petra Von Kant di R.W. Fassbinder.

Contemporaneamente lavora come attrice con Massimo Castri (John Gabriel Borkman di Ibsen), Glauco Mauri (Delitto e Castigo di Dostoevskij), Walter Malosti (HamletX), G. Rappa (La macchina dei desideri, Sogno d’amore), Marco Plini (Risveglio di Primavera di Wedekind e Purificati di S. Kane), Monica Conti (Pasqua di Strindberg), A.R. Shammah (Ondine di Giraudoux), Roberta Torre (Aida), Vincenzo Pirrotta (Clitennestra), Marco Baliani (Decamerone), Claudio Gioè (Marat Sade di Peter Weiss), Roberto Andò (Piazza degli eroi di Thomas Bernhardt). Ha scritto e interpretato Le stanze di Ulrike, Pezzi da museo, La notte della luna per le Orestiadi di Gibellina.

In televisione prende parte a Sposami, Ris, La donna della domenica, Mafalda di Savoia e Questo amore ‘70. Al cinema lavora con Marco Bellocchio nel film Il regista di matrimoni.