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Dal 29 aprile al 7 maggio al Ridotto del Mercadante debutta

Assassina

Testo del 1984 del drammaturgo palermitano Franco Scaldati

scomparso nel 2013

qui nella messa in scena del regista Franco Maresco

produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale

Teatro Biondo Palermo

Al Ridotto del Mercadante dal 29 aprile al 7 maggio andrà in scena l’ultimo spettacolo della ricca stagione della sala di Piazza Municipio: Assassina, di Franco Scaldati, regia Franco Maresco e Claudia Uzzo, regista collaboratore Umberto Cantone, con Gino Carista, Aurora Falcone, Melino Imparato, scene e costumi Cesare Inzerillo e Nicola Sferruzza, video Francesco Guttuso per Lumpen Film, produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale e Teatro Biondo Palermo.

Due figurine buffe e spettrali, una vecchina e un omino, vivono la loro miserabile quotidianità nello stesso buio tugurio collocato in uno dei quartieri antichi di Palermo, senza mai incrociarsi e ignorando ognuno la presenza dell’altro. Hanno condotto per anni le stesse abitudini (una pulizia personale sommaria, un saluto alla gallina Santina, un orecchio alla radio) rimanendo sempre estranei, ma ora è il luogo stesso in cui hanno abitato e che li abita ad animarsi esotericamente fino a suscitare il loro incontro ineluttabile e sorprendente. Storia surreale di solitudini e mutazioni è Assassina, uno dei testi fondamentali della poetica di Franco Scaldati perché ne ripercorre motivi e figure attraverso la smisuratezza di un grottesco che sgrana ogni convenzione naturalistica nel farsi veicolo di un gioco teatrale di sconnessioni tra realtà e sogno, identità e alterità, infanzia e vecchiaia, vita e morte. Inevitabile che un testo come questo incrociasse prima o poi l’ispirazione di un autore la cui concretezza visionaria ha intercettato fin dall’inizio i perimetri espressivi e la radicalità di linguaggio dell’universo scaldatiano. Quello tra Franco Maresco e Scaldati è un sodalizio antico fatto di collaborazioni fruttuose in film e spettacoli che hanno lasciato il segno. Un legame viscerale e intellettuale, il loro, alimentato dalle ragioni di un vissuto comune, dalla istintiva affratellata condivisione di umori, idiomi, luoghi appartenenti alla stessa identità antropologica.

Ma prima che culturale e naturale questo ritrovarsi di scritture parallele conformate sulla stessa matrice, la lingua dialetto che si fa struggente e tagliente crisma di diversità, espressione di una condizione umana ormai definitivamente sfregiata, ma la cui sconnessione col presente rovinato vale ancora la pena di affermare con la rabbia necessaria. Assassina di Scaldati/Maresco è innanzi tutto un gesto teatrale intenzionato a marcare il territorio perdutamente cinico di una Palermo notturna macilenta e brutale, perimetro fantasmatico ma terragno da sempre privo di centro, dove non tutto finisce con l’apocalisse perché è la città stessa, con la sua resistente disperazione, a elaborare le proprie sparizioni e riapparizioni. In Assassina, però, lo scenario si ritrova ristretto nella claustrofobica cellula teatrale di una stanzetta incastonata nelle macerie e animata dal delirio cinetico delle figurine che ci navigano dentro.

È in questo spazio, dove si consuma lo svuotamento delle memorie rarefatte di un bianco/nero filmabile solo come struggente aberrazione, che si deposita come polvere lo sgomento inconsolabile, che Scaldati e Maresco sanno consumare fino all’ultimo respiro, dello smantellamento progressivo della Palermo perduta, e odiernamente devastata da un’inciviltà incapace di elaborare gesti assoluti. Un ritorno a un punto di partenza che allude a un’idea di eternità almeno teatrale.

Note di regia

«Ho incontrato Franco agli inizi degli anni ottanta e nacque subito un’amicizia che ci fece scoprire comuni passioni e letture. Lui era più grande di me e ascoltarlo fu una rinascita, la rivelazione di altri mondi e, soprattutto, di una Palermo che attraverso i suoi racconti – ricordo interminabili passeggiate notturne in una città meravigliosamente deserta – mi si rivelava inedita e fantastica, abitata da una umanità misteriosa che viveva in un “altrove” che solo Scaldati, come un potente mago, evocava con la sua poesia. Già allora questo “altrove” era per me il “sottosuolo” di Palermo e Scaldati approvava col suo sorriso ironico e insieme affettuoso, contento che, come sempre, nelle nostre chiacchierate notturne si finisse col ragionare sul nostro comune amore: Dostoevskij. Franco fu per me un Socrate che mi tirò fuori le idee e la forza per dare forma, insieme al giovanissimo Daniele Ciprì, ad un cinema che fosse in qualche modo la continuazione del suo teatro, con la differenza che noi avremmo portato alle estreme conseguenze il pessimismo apocalittico che pure c’era nell’universo scaldatiano… ».

Franco Maresco

Orario spettacoli

29/04/2023 ore 21.00

30/04/2023 ore 21.00

02/05/2023 ore 21.00

03/05/2023 ore 18.00

04/05/2023 ore 21.00

05/05/2023 ore 18.00

06/05/2023 ore 17.00

07/05/2023 ore 21.00

Info www.teatrodinapoli.ti