Di: Sergio Palumbo
Tempo di lettura stimato: 3 minutiAl Teatro Cilea è andato in scena, dal 5 all’8 marzo 2026, “I Promessi Suoceri”, commedia scritta, diretta e interpretata da Paolo Caiazzo, quasi una rilettura ironica e modernissima del grande classico di Alessandro Manzoni, I Promessi Sposi, con il risultato di una commedia degli equivoci tutta giocata sulle tensioni familiari e sulle contraddizioni sociali della Napoli di oggi.
Il matrimonio tra i giovani Renzo e Lucia, apparentemente destinato a compiersi senza ostacoli, diventa il terreno di scontro tra due famiglie profondamente diverse per estrazione sociale, mentalità e stile di vita. Se nel romanzo manzoniano l’opposizione al matrimonio nasceva da una forza esterna e autoritaria, qui l’impedimento scaturisce invece dall’interno delle famiglie stesse. L’incontro tra i futuri suoceri, organizzato per sancire ufficialmente l’unione dei ragazzi, diventa infatti l’innesco di una catena di rivelazioni, sospetti e incomprensioni che trasformano progressivamente la situazione in una girandola di colpi di scena. Il testo gioca continuamente con i riferimenti alla cultura letteraria e popolare, alternando citazioni ironiche del celebre “questo matrimonio non s’ha da fare” a trovate linguistiche contemporanee e a una comicità che affonda le radici nella tradizione partenopea. Non manca un evidente omaggio al teatro di Eduardo Scarpetta e alla celebre Miseria e Nobiltà, evocata nella costruzione di alcune scene di confronto tra i personaggi, dove la tensione sociale si traduce in un irresistibile gioco di apparenze e smascheramenti.
Nel complesso, “I Promessi Suoceri” si rivela una commedia costruita con grande consapevolezza dei meccanismi teatrali. Caiazzo dimostra di conoscere a fondo la tradizione della comicità napoletana e di saperla rinnovare attraverso una scrittura che guarda al presente senza rinunciare ai riferimenti culturali del passato. La risata diventa così lo strumento attraverso cui emergono temi più profondi: il rapporto tra genitori e figli, il peso dei segreti familiari, le differenze sociali che continuano a segnare le relazioni umane. Il finale, pur restituendo un lieto fine alla vicenda dei due giovani protagonisti, lascia intravedere come ogni famiglia custodisca inevitabilmente zone d’ombra e verità taciute.
La regia di Caiazzo dimostra una notevole capacità di equilibrio tra ritmo comico e sviluppo narrativo. La costruzione dello spettacolo è pensata per accompagnare lo spettatore lungo una progressione sempre più serrata di equivoci e rivelazioni, senza mai perdere il controllo del tempo scenico. I dialoghi sono rapidi, incalzanti, spesso costruiti su battute che si rincorrono con precisione quasi musicale, mentre la gestione dei movimenti sul palco valorizza le dinamiche di gruppo e i contrasti tra i personaggi.
L’allestimento scenico, firmato da Max Comune, è volutamente essenziale ma efficace: lo spazio domestico in cui si svolge gran parte dell’azione diventa il luogo simbolico in cui si incontrano e si scontrano due mondi. Da un lato l’ambiente familiare di Antonio ed Elisa, che tenta di ostentare un’eleganza rispettabile pur lasciando intravedere una realtà più modesta; dall’altro l’ingombrante presenza della famiglia dello sposo, portatrice di un potere sociale e di un atteggiamento più spregiudicato. La regia sfrutta con intelligenza questo contrasto visivo e sociale, trasformandolo in un continuo motore comico. Il disegno luci di Luigi Raia sottolinea con efficacia i passaggi tra i momenti più concitati e quelli di maggiore introspezione. Ben curati i costumi di Federica Calabrese.
Al centro dello spettacolo si impone naturalmente la figura di Antonio, interpretato dallo stesso Caiazzo. Il personaggio, ex animatore turistico conosciuto con il soprannome di “Tony Manero” e oggi impiegato comunale, è tratteggiato come una figura profondamente umana e contraddittoria. Dietro la sua ostinata parsimonia, che lo porta a escogitare ogni possibile espediente per risparmiare e mantenere un’apparenza di benessere, si intravede il timore di perdere il proprio ruolo all’interno della famiglia nel momento in cui la figlia decide di costruire una vita autonoma. Caiazzo costruisce un’interpretazione ricca di sfumature, alternando momenti di comicità brillante a passaggi più malinconici che restituiscono al personaggio una dimensione quasi tenera.
Accanto a lui, Maria Bolignano offre una prova convincente nel ruolo di Elisa, insegnante di lettere e moglie di Antonio. Il suo personaggio rappresenta il contrappunto razionale e colto alla spontaneità spesso ingenua del marito, ma nel corso della vicenda rivela a sua volta segreti e fragilità che contribuiscono a complicare ulteriormente la trama. Bolignano dosa con precisione ironia e misura, conferendo alla figura una credibilità che evita ogni caricatura.
Di notevole efficacia anche l’interpretazione di Antonio D’Avino nel ruolo di Gaetano, padre dello sposo, personaggio ambiguo e autoritario la cui presenza introduce una tensione sotterranea all’interno della commedia. La sua figura suggerisce legami con ambienti di potere e dinamiche poco limpide, e l’attore riesce a rendere questo aspetto con una recitazione controllata, fatta di sguardi e pause significative.
La Giulia interpretata da Yulia Mayarchuk rappresenta invece un elemento di forte contrasto scenico. Ex soubrette straniera trapiantata a Napoli, il suo personaggio porta in scena una femminilità sofisticata e disincantata, capace di destabilizzare gli equilibri tra i personaggi. Mayarchuk gioca con eleganza sulla dimensione ironica del ruolo, costruendo una presenza scenica che unisce charme e sarcasmo.
Completano il cast Gaetano Migliaccio e Giovanna Sannino nei ruoli dei giovani Renzo e Lucia. I due interpreti restituiscono con spontaneità l’entusiasmo e l’incoscienza della coppia innamorata, diventando il fulcro attorno al quale si sviluppano le tensioni e le contraddizioni degli adulti. La loro freschezza scenica introduce un necessario contrappunto generazionale che mette ancora più in risalto le nevrosi e le paure dei genitori.
Link: il sito del Teatro Cilea di Napoli – www.teatrocilea.it




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