Di: Sergio Palumbo

Tempo di lettura stimato: 2 minuti

Dieci anni dopo il debutto, “Immacolata Concezione”, di Vuccirìa Teatro, torna al Teatro Bellini di Napoli. Fa parte di “Tre riti sull’amore”, il progetto con cui la compagnia rimette in scena tre titoli del proprio repertorio.

Siamo in Sicilia, nel 1940, in pieno fascismo. A comandare, però, non è tanto il regime quanto una società patriarcale in cui gli uomini decidono per le donne e il corpo femminile si scambia come merce. Concetta, una ragazza che dell’amore degli adulti sembra non capire granché, viene ceduta dal padre a Donna Anna, la tenutaria del bordello del paese, in cambio di una capra gravida. Nel bordello si muovono Don Saro La Rocca, abituato a non sentirsi mai dire di no, e Padre Gioacchino, che confessa e assolve le prostitute portandosi dietro i propri tormenti. Politica, denaro e Chiesa si reggono a vicenda e ciascuno bada al proprio posto. Nessuno riesce a capire come Concetta riesca a stregare i propri clienti e le voci nel paese si rincorrono.

Fa da controcanto la leggenda di Colapesce, il ragazzo che si tuffa sotto il mare per reggere la Sicilia. Il suo sacrificio ricorda quello di Concetta, che si carica il peso di una comunità incapace di guardare le proprie colpe. Quando scopre di essere incinta le propongono due strade: abortire, come le viene ordinato, o scappare con l’aiuto del prete. Nessuna delle due strade è davvero la sua. Le rifiuta entrambe e si proclama «Immacolata Concezione», rovesciando il senso religioso della formula e girandola contro chi si arroga il diritto di dire cosa è puro e cosa va condannato.

Joele Anastasi, che firma la drammaturgia e la regia, tiene insieme la cronaca della vicenda e un tono quasi liturgico. Sembra di assistere a un rito collettivo, dove ogni personaggio ha una funzione e il destino di una ragazza vale per tutti. Ma il rito non salva per forza: è anche il modo in cui una comunità caccia chi non sente suo. Dal realismo al mito si passa senza strappi. I due piani convivono e a poco a poco la storia di Concetta esce dal caso singolo.

Al centro della rappresentazione c’è la magistrale interpretazione di Federica Carruba Toscano, che dà corpo a una Concetta difficile da afferrare del tutto. Non ne fa un’ingenua né una vittima senza scelta. All’inizio pare lasciarsi attraversare dagli eventi, ma sotto quella calma c’è uno sguardo attento, ed è lì che il personaggio prende forza. Non ha bisogno di alzare la voce come gli uomini che la circondano: le bastano l’ascolto e la fermezza con cui difende le proprie decisioni per far vacillare le loro certezze. Andando avanti acquista qualcosa di solenne senza perdere la fragilità iniziale. L’icona è una tentazione evidente, ma Carruba Toscano tiene insieme la donna concreta e la figura quasi sacra che gli altri vedono in lei.

Accanto a lei, in scena con Anastasi, ci sono Fabrizio Milano, Eduardo Scarpetta ed Enrico Sortino, che restituiscono abilmente una comunità varia, dove ognuno bada ai propri interessi. Le scene e i costumi di Giulio Villaggio definiscono bene l’epoca, gli spazi e le gerarchie, rendendo ben visibili le distanze tra i personaggi. Le cartapeste di Ilaria Sartini rimandano a un immaginario popolare vicino al rito, mentre le luci di Martin Palma accompagnano il passaggio dagli ambienti quotidiani a quelli simbolici.

“Immacolata Concezione”, drammaturgia e regia di Joele Anastasi, sarà in scena al Teatro Bellini di Napoli fino al 18 ottobre 2026.

Link: il sito del Teatro Bellini di Napoli – www.teatrobellini.it