Con la Salomè di Oscar Wilde nella applaudita messa in scena di Luca De Fusco

al via mercoledì 24 ottobre al Teatro Mercadante

la nuova Stagione del Teatro Stabile di Napoli-Teatro Nazionale

L’apertura del cartellone 2018/2019 della sala di Piazza Municipio

è stata presentata dal direttore Luca De Fusco

dall’assessore alla cultura del Comune di Napoli Nino Daniele

dal direttore del Teatro Nazionale di Genova Angelo Pastore, coproduttore dello spettacolo

Dopo il grande successo di pubblico e critica avuto lo scorso giugno al suo debutto alla rassegna Pompei Theatrum Mundi al Teatro Grande di Pompei, torna e apre la stagione 2018/2019 del Teatro Stabile di Napoli lo spettacolo Salomè di Oscar Wilde, nella traduzione di Gianni Garrera e l’adattamento e la regia di Luca De Fusco.

In scena nel teatro di Piazza Municipio dal 24 ottobre all’11 di novembre, interpreti dello spettacolo sono Eros Pagni nel ruolo di Erode, Gaia Aprea in quello di Salomè, Anita Bartolucci nei panni diErodiade, Giacinto Palmarini in quelli di Iokanaan. Con loro Alessandro Balletta, Silvia Biancalana, Paolo Cresta, Luca Iervolino, Gianluca Musiu, Alessandra Pacifico Griffini, Carlo Sciaccaluga, Paolo Serra, Enzo Turrin.

Le scene e i costumi sono firmati da Marta Crisolini Malatesta; il disegno luci è di Gigi Saccomandi; le musiche originali sono di Ran Bagno; le coreografie sono di Alessandra Panzavolta; le installazioni video di Alessandro Papa. La produzione è del Teatro Stabile di Napoli-Teatro Nazionale, Teatro Nazionale di Genova, Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Teatro Stabile di Verona.

«Salomè – scrive nelle note Luca De Fusco – è un grande archetipo, un simbolo eterno di amore e morte…i registri che Wilde usa oscillano tra il drammatico, l’ironico, l’erotico, il grottesco in una miscela molto ambigua e di difficile rappresentazione proprio per i suoi meriti, ovvero per la sua originalità, che la fa solo in apparenza somigliare ad una tragedia greca mentre in realtà ci troviamo di fronte ad un’opera unica nel genere. È inoltre enigmatica ed inafferrabile la natura della protagonista e il suo desiderio di amore e morte che non trova logiche spiegazioni». «Credo – continua De Fusco – che l’amore/odio di Salomè per Iokanaan sia figlio di quel desiderio mimetico su cui l’antropologo René Girard ha scritto pagine memorabili. In sostanza, a mio avviso, Salomè ama talmente il profeta da volersi trasformare in lui stesso. Non può e non vuole uscire da una dimensione narcisistica dell’amore e quindi si specchia nel profeta».

In occasione delle rappresentazioni, nell’ambito del ciclo a cura di Gianni Garrera Metafisiche del teatro, martedì 30 ottobre alle 18.00 al foyer del Teatro Mercadante, si terrà l’incontro dal titoloSalomè. Teatro eretico e apostolico.

Dopo le rappresentazioni a Napoli, lo spettacolo andrà in tournée a Roma, Teatro Eliseo 11/23 dicembre; Genova, Teatro della Corte 8/20 gennaio 2019; Trieste, Teatro Rossetti 19/24 febbraio 2019; Verona, Teatro Nuovo 26 febbraio/4 marzo 2019.

Così la critica:

«De Fusco agisce chirurgicamente (…), evita ogni estetismo, ogni indulgenza barocca, essenzializza. (…) L’insistenza sulla drammatica follia di Salomè, oltre a esaltare una formidabile Gaia Aprea, accentua il contrasto con la figura del profeta (Giacinto Palmarini). (…) Attori che rendono Wilde anche tragico, a modo suo ma tragico, in ogni personaggio e sommamente nel crudele, perverso eppure sapiente tetrarca, un Eros Pagni straordinario e affiancato da interpreti impeccabili.

[Roberto Mussapi, Avvenire 23 giugno 2018]

«Uno dei meriti dell’allestimento di De Fusco (…) è quello di far emergere la coesistenza dei diversi registri dell’opera (…) grazie soprattutto alla magistrale interpretazione di Eros Pagni nel ruolo di Erode, con la sua abilità davvero notevole nel mutare tutti quei registri con incredibile disinvoltura. (…) La comparsa di Salomè – una Gaia Aprea sempre più duttile – è nel segno dell’ambiguità: lunare e frigida, ma anche morbosamente passionale e seduttiva, con l’apice della danza dei sette veli, qui trasformata in tango».

[Fabrizio Coscia, Il Mattino 23 giugno 2018]

«Come Marco Lucchesi con Il Capitale, oggi un altro sessantenne, De Fusco, ha realizzato la sua opera più bella».

[Franco Cordelli, la Lettura / Il Corriere della Sera 30 giugno 2018]

«Luca De Fusco (…) ha mantenuto un wildianissimo equilibrio tra la cruenta vicenda e l’ironia che la percorre (…). Severo e fascinoso, colorito e composto, lo spettacolo si svolge davanti a un enorme globo lunare reso cangiante da proiezioni squisitamente realizzate. Superbamente resi dai quattro interpreti principali, i personaggi declamano le loro tirate con lenta precisione».

[Masolino d’Amico, La Stampa 4 luglio 2018]

«Luca De Fusco ha inscenato un impianto con una macro-luna incombente, dotando Gaia Aprea alias Principessa di Giudea d’una calotta fantascientifica e d’un guardaroba bianco destinato a sfaldarsi nella danza dei sette veli come fosse una poupée mécanique. Persino Erode, assume con Eros Pagni, autoritario come Moissi, un’identità incommensurabile, davanti alla forte Salomè androide che nel finale extra copione assume la maschera del decapitato Iokanaan (Giacinto Palmarini). Gli ‘umanoidi’ sono l’Erodiade di Anita Bartolucci e il Tigellino di Paolo Serra».

[Rodolfo Di Giammarco, la Repubblica 8 luglio 2018]

«…Eros Pagni fa di Erode una figura tragicomica e malata e raggiunge momenti di strepitosa efficacia nello scontro disperato dei desideri, il suo per la giovane principessa distante ed ossessionata, e quello della Salomè di Gaia Aprea, lunare e gelida a cullare il fuoco disperato del desiderio esibito in impudica richiesta».

[Giulio Baffi, la Repubblica Na 2 luglio 2018]

«Condividiamo il giudizio espresso dal pubblico con i suoi applausi prolungati e non di cortesia…Eros Pagni e Gaia Aprea convincono il pubblico nello spettacolo diretto da Luca De Fusco».

[Mimmo Sica, Roma 23 giugno 2018]