Di: Sergio Palumbo

Si conclude con un vero e proprio trionfo l’ultima rappresentazione al Teatro San Carlo del “Così fan tutte”, ultimo atto della trilogia italiana di Wolfgang Amadeus Mozart su libretto di Lorenzo Da Ponte. Quasi dieci minuti di applausi e uno striscione che recita: “Maestro Muti, torna!”, posizionato sull’ultimo palco centrale, nello stesso posto dove, alla prima, un similare striscione dava il bentornato al Maestro, dopo trentaquattro anni di assenza dal podio del Massimo napoletano per un titolo operistico.

“Così fan tutte” è un “dramma giocoso” ed il gioco è centrale nella regia di Chiara Muti, sin dalla prima scena, che vede Ferrando e Guglielmo sfidarsi in una partita di pallacorda, con Don Alfonso giudice di linea. Con i sei personaggi sono in scena anche dodici figuranti a rappresentare, come si legge nelle note di regia “lo specchio delle emozioni passate e future” e che sono “spettatori e attori al tempo stesso”, conferendo un vivace e gioioso dinamismo all’azione, senza però trascurare i passaggi in cui Mozart apre squarci malinconici e prospettive più riflessive, in perfetta sintonia con la direzione di Riccardo Muti, che, sul podio di un’Orchestra del San Carlo in stato di grazia, calibra i tempi con la sapienza e la sensibilità che lo contraddistinguono. Le scene di Leila Fteita sono chiare e luminose, prediligendo le tinte pastello, con elementi fanciulleschi come il carrello con lo zucchero filato, una giostra che gira, un cavallo a dondolo, la mongolfiera da cui una Despina in versione Cupido lancia dardi. In perfetta sintonia con le scene, nella scelta dei colori chiari, sono i bei costumi di Alessandro Lai, curati fin nel minimo dettaglio. Come nell’opera Napoli è appena accennata, così lo è anche in scena, con il mare quasi sempre sullo sfondo. Nel finale, quando l’innocenza sarà ormai perduta e il disincanto avrà preso il suo posto, le scene si andranno ingrigendo ed incupendo, grazie all’ottimo disegno luci di Vincent Longuemare.

Chiara Muti può contare su sei interpreti che, oltre alle doti vocali, si fanno apprezzare anche per l’ottima presenza scenica e spiccate doti attoriali, che risultano fondamentali per una regia fresca e dinamica come quella della Muti. Paola Gardina è una Dorabella dal timbro morbido e vellutato, magistrale nelle arie “Smanie implacabili” ed “E’ amore un ladroncello”. Squillante negli acuti, ma poco sonora nei gravi, la Fiordiligi di Maria Bengtsson. Irresistibile la Despina di Emmanuelle de Negri, dalla voce sopranile avvolgente, che ben interpreta le sue arie “In uomini! In soldati!” e “Una donna a quindici anni” ed è strepitosa nelle scene in cui è travestita da medico e da notaio. Marco Filippo Romano è un Don Alfonso ben calato nella parte e dal raffinato fraseggio. I due amanti sono ben interpretati da Alessio Arduini, spigliato e disinvolto nel ruolo di Guglielmo (egregia la sua aria “Donne mie, la fate a tanti”) e da Pavel Kolgatin, che nel ruolo di Ferrando sfoggia un timbro brillante e rende al meglio l’accorata “Un’aura amorosa”. Ottima la prova del Coro del San Carlo, preparato da Gea Garatti Ansini, così come il lavoro di Luisella Germano al fortepiano.

Link: il sito del Teatro San Carlo di Napoli – www.teatrosancarlo.it