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Al Teatro Mercadante dal 6 al 17 febbraio in scena

Il penitente

di David Mamet

con Lunetta Savino, Luca Barbareschi, Massimo Reale

e con

Duccio Camerini

Scene Tommaso Ferraresi, Costumi Anna Coluccia, Luci Iuraj Saleri

Musiche Marco Zurzolo

Suono Hubert Westkemper

Video Claudio Cianfoni, Marco Tursi e Andrea Paolini

Dramaturg Nicoletta Robello Bracciforti

Traduzione e regia Luca Barbareschi

Produzione Teatro Eliseo – Fondazione Campania dei Festival-Napoli Teatro Festival Italia

Una tragedia moderna, un dilemma morale.
Un uomo buono, la gogna mediatica e giudiziaria

fino al colpo di scena finale

Lo spettacolo

Uno psichiatra affronta una crisi professionale e morale quando rifiuta di testimoniare in tribunale a favore di un paziente accusato di avere compiuto una strage. Il penitente, l’ultimo testo composto nel 2016 per il teatro dal drammaturgo statunitense David Mamet – Premio Pulitzer per Glengarry Glen Ross – descrive l’inquietante panorama di una società così alterata nei propri equilibri che l’integrità del singolo, anziché guidare le sue fulgide azioni costituendo motivo di orgoglio, diviene l’aberrazione che devasta la sua vita e quella di chi gli vive accanto.

Coinvolto da un sospetto di omofobia, ‘il penitente’ subisce una vera gogna mediatica e giudiziaria e viene sbattuto “in prima pagina” spostando sulla sua persona la momentanea riprovazione di un pubblico volubile, alla ricerca costante di un nuovo colpevole sul quale fare ricadere la giustizia sommaria della collettività.L’influenza della stampa, la strumentalizzazione della legge, l’inutilità della psichiatria, sono questi i temi di una pièce che si svolge tra l’ambiente di lavoro e il privato del protagonista. La demolizione sociale di un individuo influisce inevitabilmente sul suo rapporto matrimoniale. Un dramma descritto in otto scene, otto atti di confronto tra marito e moglie, con la pubblica accusa e con il proprio avvocato. Fino al colpo di scena finale.

«Ho scelto questo lavoro di Mamet – spiega il regista Luca Barbareschi – perché è una lucida analisi del rapporto alterato tra comunicazione, spiritualità e giustizia nella società contemporanea. ‘Il penitente’ è la vittima dell’inquisizione operata dai media. È ciò che accade all’individuo quando viene attaccato dalla società nella quale vive ed opera, quando la giustizia crea discriminazione per avvalorare una tesi utilizzando a questo fine l’appartenenza religiosa.

A cosa può servire – conclude il regista – rivendicare la ragione se, come dice Mamet, ciò significa isolarsi, uscire dal coro ed essere puniti per questo? In una storia, chi sfida la menzogna e difende la verità è in genere l’eroe della vicenda, è l’uomo buono. Ma qui uomo buono è definizione ironica, sarcastica. La società reclama il sacrificio di ogni integrità. Tutto è sottosopra sembra dire Mamet, e l’assenza di etica governa un mondo capovolto».

Luca Barbareschi

Personaggi e interpreti (in ordine alfabetico)

Luca Barbareschi   Charles

Duccio Camerini   Avvocato

Massimo Reale   Richard

Lunetta Savino   Kath

Durata: 90 minuti senza intervallo

Dalla rassegna stampa

Barbareschi contro i buonismi. Una pièce forte e urticante.

Stefano De Stefano – Corriere del Mezzogiorno 06/07/17

Charles è come Antigone, ha il suo stesso problema: il mio credo contro quello dello Stato. Ma Antigone non si pente, è greca, Charles si pente, è ebreo. Il nocciolo della faccenda è questo. È ciò su cui Mamet e Barbareschi invitano a riflettere. Barbareschi…sottolineando che le azioni di Charles hanno un rapporto se non con una piena fede, almeno con la ricerca di Dio, come la chiama lui, della saggezza… difficile discuterlo come interprete.

Franco Cordelli – Corriere della Sera 23/11/17

Straordinariamente interpretato da Luca Barbareschi, Lunetta Savino e Duccio Camerini…

Emilia Costantini – Corriere della Sera 18/11/17

A Mamet basta poco (la scenografia è quasi un di più, ma bellissima) per mettere alla berlina tanto della società attuale occidentale, non solo americana. Due attori in ogni singolo quadro degli otto complessivi, quasi otto incontri di boxe, un ring in cui il combattimento si svolge con la moglie, con il proprio avvocato e con la pubblica accusa, fino al finale a sorpresa. Il politicamente corretto e la verità. Indovinate chi vincerà. Da vedere e, possibilmente, rivedere per apprezzarne le sfumature.

Paolo Leone – Corriere dello Spettacolo 08/11/17

Con notevole immedesimazione Luca Barbareschi ha fatto suo il personaggio offrendone la complessa frammentazione e ricomposizione, affrontandone le diverse fasi e percorrendole con volontà di martirio, a confronto con lo spietato mondo del potere, in questo caso giornalistico, giudiziario, privato. Lunetta Savino interpreta con convinta forza espressiva il ruolo della moglie vessata dal rifiuto della società verso chi non si adegua ai comportamenti socialmente accettati. Massimo Reale offre nell’avvocato l’aspetto del consigliere amico, di cui sapremo poi il risvolto negativo, che non ci viene però mostrato, ma soltanto riferito. Con piglio autoritario e derisorio delinea il suo uomo di giustizia Duccio Camerini, con la sua beffarda inquisizione nei confronti del già provato psichiatra. Un testo di grande efficacia, questo ‘Il penitente’…

Critica teatrale – Maricla Boggio 08/11/2017

‘Il Penitente’ firmato Barbareschi. Una buona regia per la parabola discendente di uno psichiatra.

Poco più di un anno fa, seduto sul palco dell’Eliseo per un incontro con studenti e pubblico, David Mamet dribblava con destrezza ogni domanda sulla politica americana per parlare di teatro. Raccontava di essere uno di quegli autori che preferiscono non vedere le messinscena altrui dei propri testi. Comunque, della messinscena che Luca Barbareschi ha fatto del suo ultimo testo, ‘Il Penitente’ potrebbe essere più che soddisfatto. Buone le scene geometriche che tentano di alludere agli spazi mentali della morale di cui molto si discetta, ottimi i suoni di Hubert Westkemper e i video – spesso pleonastici se non fastidiosi – qui aiutano e ben accompagnano il ritmo serrato. Più che credibile e in parte Barbareschi…

Rita Cirio – Espresso 26/11/2017

…è comunque difficile perdere una sola battuta di questo perturbante dialogo, che chiude con un colpo di scena. Quali sono le complicità e le verità nascoste che stanno dietro il dispositivo mediatico della calunnia? Che piacere si prova a distruggere la vita di un uomo? E chi di noi può dirsi totalmente innocente? Le domande si moltiplicano all’infinito, anche dopo lo spettacolo. Non è forse questo il vero fine del teatro?

Katia Ippaso – Il Messaggero 19/11/2017

Lo stile naturalistico può piacere o non piacere ma l’allestimento di Barbareschi rispecchia con molta cura gli intenti dell’autore e si manifesta come una critica profonda, dura a una società del tutto squilibrata e antiumana, degradata dai necrofori della dignità individuale. E il teatro questo deve fare, opposizione, essere peste per gli appestati.

Marcantonio Lucidi – 25/11/2017

Abbiamo visto Luca Barbareschi piangere due volte nell’impersonare Charles, uno psichiatra ebreo americano protagonista dell’ultimo dramma di David Mamet… lavoro replicato con traduzione, regia e coinvolgimento di Barbareschi

Rodolfo di Giammarco – Repubblica 27/11/2017

Vittima e carnefice al tempo stesso, stritolato dal sistema giustizia come da quello dei media ma anche dalla sua ignavia o indifferenza, con i vincoli imposti dai giuramenti professionali di medico o da una fede riscoperta nell’ebraismo che diventano comodi parafulmini e alibi di ferro ma arrugginito, prima della irrimediabile scoperta finale che lo ‘denuda’ di ogni teoria giustificazionista, al di là di vere o pretese sue omofobie.

Enzo Bonaiuto – ADN Kronos 15/11/17