Piccolo Bellini, dal 5 al 10 febbraio

Vocazione

di Danio Manfredini

con Danio Manfredini, Vincenzo Del Prete
collaborazione artistica Vincenzo Del Prete
progetto musicale Danio Manfredini, Cristina Pavarotti, Massimo Neri
luci Lucia Manghi, Luigi Biondi

regia Danio Manfredini

produzione La Corte OspitaleDanio Manfredini, vincitore di quattro Premi Ubu, tra cui uno alla carriera nel 2013, torna al Piccolo Bellini con Vincenzo Del Prete per raccontare il suo viaggio nel teatro. Con la consueta forza scenica il regista porta sul palco le paure e i desideri dell’attore, l’inquietudine e il timore del fallimento, tra voglia di evasione e “vocazione”. Con un registro a metà tra comicità e poesia, l’artista ci catapulta nel suo linguaggio teatrale, sorretto dalla potenza del personaggio. «Fosse anche, come si dice, che il teatro è destinato a sparire, sarebbe comunque un privilegio dare luce al tramonto» commenta il regista. Manfredini svela dubbi e assilli, simpatie e grandezza dei personaggi e dà vita alla tragedia del “lavoro teatrale”, sempre in bilico tra gloria e fatica, senza effetti strabilianti e musiche assordanti, ma trasformandosi in corpo e anima scenica.Piccolo Bellini, dal 5 al 10 febbraio

Orari: feriali ore 21:15, giovedì ore 19:00, domenica ore 18:30

Prezzi: 18€ intero, 15€ ridotto, 10€ Under29

Durata: 70 min

VOCAZIONE

ideazione e regia Danio Manfredini

con Danio Manfredini e Vincenzo Del Prete

aiuto alla regia Vincenzo Del Prete

progetto musicale Danio Manfredini, Cristina Pavarotti, Massimo Neri

disegno luci Lucia Manghi, Luigi Biondi

collaborazione ai video Stefano Muti

sarta Nuvia Valestri

produzione La Corte Ospitale

un ringraziamento a tutti coloro che hanno sostenuto il progetto attraverso la campagna di crowdfunding, in particolare ai “coproduttori” Sotto-Controllo, Elsinor Teatro Stabile di Innovazione, Versiliadanza, Collettivo di Ricerca Teatrale – Vittorio Veneto

Vocazione è il viaggio di un artista di teatro nelle sue paure, desideri e consapevolezze legati alla pratica del suo mestiere.

L’artista prende ispirazione da frammenti di opere teatrali dove protagonisti sono gli attori di teatro e da frammenti del suo stesso repertorio di autore.

Nel microcosmo del palcoscenico ritrova nella condizione di altri attori, che prima di lui hanno preso la strada del teatro, l’inquietudine dell’uomo: paura del fallimento, della follia, desiderio di evasione, domande sulla propria motivazione, vocazione, paura di perdersi nelle dinamiche relazionali umane, guardare al momento del proprio tramonto e al momento dell’addio alla propria passione.

“Mi apro ad un percorso di lavoro che verte sul tema dell’artista di teatro.

Metto a fuoco questo soggetto in un momento in cui sembra inutile, non necessario, occuparsi di quest’arte e di conseguenza dell’attore-autore-regista teatrale, figura che sembra in disuso.

Fosse anche, come si dice, che il teatro è destinato a sparire, sarebbe comunque un privilegio dare luce al tramonto.”

Danio Manfredini

La produzione dello spettacolo è della Corte Ospitale, centro di produzione teatrale che da qualche anno segue e sostiene il lavoro di Manfredini.

Parte dei fondi necessari per portare a termine l’allestimento sono stati raccolti attraverso una campagna di crowdfunding.

Dalla rassegna stampa:

“Inutile sprecare parole sull’incomparabile forza scenica di Manfredini, qui ben affiancato da Vincenzo Del Prete nei ruoli della «spalla» e, appunto, del «servo di scena». S’inscrive, quella forza, in una presenza/assenza che trova riscontro nella voluta marginalità di Danio a fronte dei tre Premi Ubu vinti come autore, regista e attore. E ci prende immediatamente, la vertigine del corpo di Danio, glorioso e sconfitto insieme e glorioso proprio perché sconfitto: quando – sull’onda di «Vesti la giubba» cantata da Pavarotti – comincia lo spettacolo barcollando e nello stesso tempo lanciando uno sguardo di febbrile speranza verso il tavolino del trucco. Uno sguardo che, perciò, è anche la premessa dell’estremo virtuosismo tecnico che poi Manfredini dispiegherà passando, ad esempio, dalla malinconia inguaribile di Nina («Io sono un gabbiano… Che c’entra. Sono un’attrice») al gigionismo grottesco di Sir Ronald («Questo è il mio lavoro, io faccio l’attore… Ma a chi importa se ogni sera in scena mi mangio la vita?»)”

Enrico Fiore – Controscena

“Vocazione è uno spettacolo politico perché guarda alle radici del teatro contemporaneo – Manfredini è in scena con Vincenzo Del Prete, che è un ottimo servo di scena – riproponendo una figura classica di attore, lontana dalle avanguardie, in preda al suo divenire storico e umano, costretto a interrompere e a sospendere l’ordinario per confrontarsi con lo straordinario.
Il risultato è un viaggio poetico, tra buio e luce, dove Manfredini riprende addirittura personaggi dei suoi precedenti spettacoli all’interno di un percorso dove i vari passaggi sono evidenziati anche da una drammaturgia sonora che amplifica ed estremizza il senso dell’operazione.”

Francesco Bove – L’Armadillo Furioso

“L’angoscia, la stanchezza, la nausea di cui Strehler scrive “alle tre di notte” di “un giorno di giugno” a Jouvet; l’angoscia, la stanchezza, la nausea dei personaggi teatrali che sono stati evocati; l’angoscia, la stanchezza, la nausea di Luciano, di Elvira, del marchettaro, di Samira che sono l’angoscia, la stanchezza, la nausea provate da Manfredini in questi anni e a cui Manfredini ha resistito diventando egli stesso – in scena – esempio incarnato di vocazione. Ed è questa vocazione – testimoniata, ancora e più che da questo spettacolo, da una intera storia teatrale costruita intrecciando la poesia all’integrità etica e alla coerenza – che ha portato centinaia di persone al TAN; è questa vocazione che ha spinto gli spettatori a pagare un biglietto pur sapendo che – terminate le poltrone – se ne sarebbero stati appollaiati su un trespolo o accovacciati sulle scale; è questa vocazione che, come un profumo finalmente pulito o la Grazia per chi crede, si è diffusa dal palco fino all’ultima fila della platea; che ha indotto ad applaudire ritmicamente; che ha spinto qualcuno ad alzarsi in piedi mentre in qualcun altro ha generato commozione, il fiato trattenuto, più di una lacrima. “A volte si confonde la spettacolarità con il teatro, invece per me sono due cose diverse.” – leggo in un’intervista di Graziano Graziani a Manfredini – “Ci sono messe in scena spettacolari, ma non necessariamente teatrali e, quando dico teatrali, intendo che siano in grado di sollevare dei sentimenti, un incanto, un particolare stato d’animo”. Al TAN si è sollevato un sentimento, è avvenuto un incanto, un particolare stato d’animo è stato collettivamente vissuto: è quel che succede quando, sul palco, non viene allestito uno spettacolo ma prende vita e sua forma il teatro.”

Alessandro Toppi – Il Pickwick

“Una galleria di desideri teatrali mai fredda o pretenziosa, ma capace di scavare anche nei personaggi shakespeariani i propri dubbi e i propri assilli, le proprie simpatie e la propria grandezza. Di attore e di creatura umana.”

Gianfranco Capitta, Il Manifesto

“È straziante e comico, pietoso e spietato. Perché Danio Manfredini conosce molto bene ciò di cui parla e sa il peso e la gloria – più il peso che la gloria – del “lavoro teatrale”. Ci commuoviamo e a tratti ridiamo, di questo memento.”

Goffredo Fofi – Altre velocità. Redazione intermittente sulle arti sceniche contemporanee

“Ciò che tocca nel profondo, a mio avviso, è la capacità di trasformazione di Manfredini in scena che è uno spettacolo per gli occhi e il cuore, un teatro fatto d’uomo e ci si rende conto di come la forza del palcoscenico sia nella potenza del personaggio che porta il pubblico in un’altra dimensione. Non servono effetti scenici strabilianti, musiche assordanti o invenzioni assurde, basta l’attore ma quello che ti smuove qualcosa dal di dentro, che ti fa stare seduto lì in quel momento, nella platea buia, e non desideri andare da altre parti se non rimanere in quell’istante, quello che ti fa ridere e commuovere nel rapido cambio del respiro.”

Cristina Zanotto, Corriere dello spettacolo

“Il passaggio in scena di grandi ruoli del repertorio teatrale, da Shakespeare a Cechov e Bernhard, straordinariamente rivisitati e quasi svelati dalla sapienza attoriale di Manfredini, diventa dunque inaspettata metafora dell’esistenza, non solo di quella dell’attore o di Manfredini stesso, ma anche della nostra oltre la stessa funzione dello spettatore che articola e dà prospettiva nel qui e ora del palcoscenico alla sua performance”

Maria Dolores Pesce, dramma.it

“Assisto ora inerme e partecipe, coinvolta e immersa nella potenza delle immagini, di quel teatro che si compone dopo essersi scomposto, che assume un senso nella sua incompiutezza, nella sua apertura ad infinite possibilità emotive.”

Sara Benvenuto, Scene Contemporanee

“Danio Manfredini è teatro, è corpo e anima scenica, non è solo un attore, è egli stesso teatro e poesia incarnata. Danio Manfredini ha scritto nel volto, nel corpo le parole che recita, le storie che racconta, il coro che lo segue, lo applaude, condivide con lui una disperata vitalità.”

Nicola Arrigoni

“Manfredini è un atleta del cuore. Nel suo corpo scenico che invecchia ma resta potente e struggente porta le ferite e la bellezza di una storia teatrale importante.”

Sara Chiappori, La Repubblica – Milano

Danio Manfredini, una delle voci più intense del teatro contemporaneo, è autore e interprete di capolavori assoluti quali “Miracolo della rosa” (premio ubu1989) “Tre studi per una crocifissione” e “Al presente” (premio ubu come miglior attore); e lavori più corali quali “Cinema  cielo”  ( premio ubu come miglior regista) e “Il sacro segno dei mostri”.

Nel 2010 si confronta con il repertorio e debutta nel 2012 con lo spettacolo “Il Principe Amleto” dall’Amleto di Shakespeare, una produzione italo-francese (La Corte Ospitale, Danio Manfredini, Expace Malraux- Chambery, Aix en Provence).

Nel 2013 riceve il Premio Lo Straniero come “maestro di tanti pur restando pervicacemente ai margini dei grandi circuiti e refrattario alle tentazioni del successo mediatico”.

Premio Speciale ubu 2013.

Dal 2013 al 2016 è direttore dell’Accademia d’Arte Drammatica del teatro Bellini di Napoli.

Luciano, suo ultimo spettacolo, debutta a settembre 2017.

Per ulteriori informazioni

La Corte Ospitale

Tel. 0522 621133 – Fax 0522 262343

organizzazione@corteospitale.orgwww.corteospitale.org