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Piccolo Bellini, dal 5 al 10 marzo

SE NON SPORCA IL MIO PAVIMENTO un melò

regia Giuliano Scarpinato

drammaturgia Giuliano Scarpinato, Gioia Salvatori

con Gabriele Benedetti, Michele Degirolamo, Francesca Turrini
in video Beatrice Schiros
scene Diana Ciufo
progetto video Daniele Salaris
luci Danilo Facco
costumi Giovanna Stinga

produzione Wanderlust TeatroCSS Teatro stabile di innovazione del FVG

in collaborazione con Teatro di Rifredi, Corsia OF – Centro di Creazione Contemporanea, Industria Scenica, Angelo Mai Altrove OccupatoPresentato al Romaeuropa Festival 2017, Se non sporca il mio pavimento è un originale melò di provincia, un noir a base di menzogne, pericolose fughe dalla realtà e passioni incontentabili, ispirato a un episodio di cronaca: il delitto Rosboch. «Una vicenda – spiega Giuliano Scarpinato – che mi ha impressionato, oltre che per l’intreccio, per la forza archetipica dei suoi personaggi. Mi sembrò subito che in quella provincia piemontese fatta di supermarket, tubi catodici e fughe nei social, si fosse incarnato bizzarramente, attraverso Gloria Rosboch e il suo giovane seduttore Gabriele Defilippi, il mito di Eco e Narciso». Scarpinato indaga la contemporaneità mediante la rappresentazione dolorosa e struggente di un insieme di individui: Gioia, l’insegnante, Alessio, lo studente diciassettenne con 12 profili su Facebook, e Cosimo, il parrucchiere cinquantenne. Tutti sono impegnati nell’ostinata ricerca di un’improbabile felicità e dell’utopistico riconoscimento di sé.
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Piccolo Bellini, dal 5 al 10 marzo

Orari: feriali ore 21:15, giovedì ore 19:00, domenica ore 18:30

Prezzi: 18€ intero, 15€ ridotto, 10€ Under29

Giuliano Scarpinato

Se non sporca il mio pavimento – un mèlo

regia Giuliano Scarpinato

drammaturgia Giuliano Scarpinato, Gioia Salvatori

con Gabriele Benedetti , Michele Degirolamo, Francesca Turrini
in video Beatrice Schiros

scene Diana Ciufo

progetto video Daniele Salaris

luci Danilo Facco

costumi Giovanna Stinga

visual setting Mario Cristofaro

foto Manuela Giusto

 assistente alla regia Riccardo Rizzo

una produzione Wanderlust Teatro/ CSS Teatro stabile di innovazione del FVG

in collaborazione con Teatro di Rifredi, Corsia OF – Centro di Creazione Contemporanea, Industria Scenica, Angelo Mai Altrove Occupato

progetto vincitore “Odiolestate” – residenza produttiva Carrozzerie / n.o.t Roma

UNO Posso gettare ai Suoi piedi il mio cuore?

DUE Se non sporca il mio pavimento.
UNO Il mio cuore è pulito.
DUE Vedremo.
UNO Non riesco a tirarlo fuori.
DUE Desidera che l’aiuti?
UNO Se non le è di disturbo.
DUE È un piacere. Non riesco nemmeno io a tirarlo fuori.
UNO piange
DUE Glielo estrarrò. A che servirebbe altrimenti il mio coltello a serramanico. Ce la faremo. Lavorare e non disperare. Ecco, fatto. Ma è un mattone. Il Suo cuore è un mattone.
UNO Ma batte solo per lei.

Heiner Müller, Pezzo di cuore

Gioia Montefiori ha 47 anni, è insegnante di sostegno in un istituto magistrale e vive con l’anziana madre nella casa di famiglia. Alessio Benedetti è uno studente di 17 anni, ha 12 profili su Facebook e sogna una società di servizi ad Antibes. Cosimo Comes è un parrucchiere di 54 anni,  ha un salone di bellezza chiamato “Armonya” e un cane di piccola taglia che fa sogni premonitori. Sono i protagonisti di un mèlo di provincia dalle tinte fosche, una favola noir fatta di rimozioni fatali, bugie sapienti, specchi e umori cangianti; e soprattutto di fantasticherie, latitanze dalla realtà che durano il tempo di uno schianto.

“Se non sporca il mio pavimento” prende le mosse da un recente caso di cronaca nera italiana, il delitto Rosboch; una vicenda che mi impressionò, oltre che per l’intreccio, per la forza archetipica dei suoi personaggi. Mi sembrò subito, quando la prima volta ne lessi, che in quella provincia piemontese fatta di supermarket, tubi catodici e fughe nei social, si fosse incarnato bizzarramente, attraverso Gloria Rosboch e il suo giovane seduttore Gabriele Defilippi, il mito di Eco e Narciso. La ninfa dannata da Afrodite ad amare non corrisposta fino alla consunzione delle carni e il giovinetto perduto nella propria immagine riflessa sono scolpiti da Ovidio nelle Metamorfosi, quello che Vittorio Sermonti definisce “il poema dell’adolescenza come esperienza della labilità e vulnerabilità dell’identità, mentre il tuo corpo non fa che cambiare, che cambiare te stesso sotto i tuoi stessi occhi. E tu non sai più chi sei.”

Percorrendo senza prudenza i gradi di separazione tra Eco e Narciso, Gloria e Gabriele, Gioia e Alessio, mi piacerebbe raccontare di questo incastro nel limbo dell’adolescenza. Di quella cameretta dove le identità si offuscano, distorcono, tardano a sbocciare; perché a ciascuno di noi capita di farvi ritorno, prima o poi, e di avere di nuovo sedici anni, tanti sogni, e poco talento per la vita.

Giuliano Scarpinato