Tempo di lettura stimato: 6 minuti

Teatro di San Carlo – dall’11 al 18 maggio 2019

Die Walküre al San Carlo

Torna in scena, a distanza di tredici anni, la pluripremiata produzione del capolavoro wagneriano firmato dalla regia di Federico Tiezzi, dalle scene di Giulio Paolini, dai costumi di Giovanna Buzzi. Sul podio il direttore musicale Juraj Valčuha.

È un atteso ritorno quello di Die Walküre di Richard Wagner al Teatro di San Carlo. Dopo ben 13 anni il Massimo napoletano porta in scena da sabato 11 maggio alle ore 19.00 e in replica fino al 18 maggio, il capolavoro wagneriano che conquistò nel 2006 due premi Abbiati, per le scenografie firmate da Giulio Paolini e i costumi di Giovanna Buzzi. Sul podio dell’Orchestra del San Carlo Juraj Valčuha.

La regia è a firma di Federico Tiezzi che afferma:«Ho scelto di rappresentare la storia della decadenza di una famiglia: il riferimento porta inevitabilmente a I Buddenbrook di Thomas Mann, utilizzato come una lente attraverso la quale osservare la vicenda wagneriana. Ho pensato prima di tutto a Mann, ma potrei citare ancora Ibsen e Strindberg, è a loro che mi sono ispirato per rileggere questa Valchiria, sottraendola agli stereotipi del racconto mitologico». «Per far ciò – spiega ancora il regista – mi sono servito didettagli scenici e gestuali. Simbolico, ad esempio, è il ricorso a due tavoli, intorno ai quali si snodano il primo ed il secondo atto, veri e propri ritratti di famiglia in un interno, oltre, ovviamente, alla scelta di costumi, specie quelli femminili, che rimandano alla fine dell’Ottocento, al tempo di Freud».

Di grande caratura il cast che annovera Robert Dean Smith e Magnus Vigilius nei panni di Siegmund, Liang Li e Runi Brattaberg in quelli di Hunding, Egils Silins e Tomas Tomasson interpretano Wotan, mentre Manuela Uhl e Barbara Haveman danno voce e volto a Sieglinde. E ancora, Irene Theorin e Lise Lindstrom saranno impegnate nel ruolo diBrünnhilde, Ekaterina Gubanova e Ursula Hesse von den Steinen in quello di Fricka. Completano il cast Raffaela Lintl (Gerhild), Robyn Allegra Parton (Helmvige), Pia-Marie Nilsson (Ortlinde), Ursula Hesse von den Steinen (Waltraute), Alexandra Ionis (Rossweisse), Ivonne Fuchs (Seigrune), Niina Keitel (Grimgerde), Julia Gertseva (Schwertleite).

Federico Tiezzi

Nato a Siena, alla fine degli anni ’70 si laurea in Storia dell’Arte, a Firenze, con Mina Gregori e Roberto Salvini, sulla teatralità del tardogotico. Gli studi d’arte e le teorie di Aby Warburg saranno decisivi nella sua formazione teatrale. Al pari dei suoi anni di apprendistato musicale, durante i quali lavora a contatto dei maggiori musicisti contemporanei italiani (Sylvano Bussotti, Giancarlo Cardini, Giacomo Manzoni, Francesco Pennisi, Salvatore Sciarrino e soprattutto Fabio Vacchi). Regista di prosa, esordisce nel teatro lirico nel 1991 con un’apprezzata Norma al Petruzzelli di Bari, con scene e costumi del pittore Mario Schifano, cui seguono, tra gli altri titoli, Carmen, Madama Butterfly, La Sonnambula, Les Vêpres siciliennes, La clemenza di Tito, Il Trovatore, La Valchiria, Parsifal, Simon Boccanegra… Ha lavorato nei principali teatri europei: dal teatro alla Scala di Milano al San Carlo di Napoli, dal Regio di Torino alla Staatsoper di Berlino, dal Comunale di Firenze al Teatro dell’Opera di Monaco, dal Teatro Petruzzelli di Bari all’Opera di Roma, dal Comunale di Bologna alla Fenice di Venezia, dal Tokyo Opera City Concert Hall al Washington National Opera. Recentissimo, il suo grande successo al Bol’šoj di Mosca.

Negli anni Ottanta, mentre iniziava a teorizzare e praticare una forma di teatro di poesia volta a coniugare drammaturgia in versi e scrittura scenica, studia una forma di allestimento del melodramma che abbia come suo centro la serrata analisi drammaturgica delle strutture musicali: che Tiezzi rilegge attraverso la logica matematica di Ludwig Wittgenstein. I suoi allestimenti operistici sono caratterizzati da astratti spazi mentali (considera la musica un’estensione della matematica) e dalla recitazione dei cantanti.

Negli anni ‘90 si concentra sulle nuove esperienze musicali contemporanee europee, e successivamente si dedica allo studio della musica orientale, in special modo indiana e giapponese.

Negli ultimi anni si è dedicato a importati spettacoli di prosa: per il Piccolo Teatro di Milano nel 2016 dirige Questa sera si recita a soggetto di Luigi Pirandello; e nel 2018 Freud o l’interpretazione dei sogni di Stefano Massini, che si aggiudica due Premi Ubu e un premio Le Maschere del Teatro Italiano. Negli stessi anni è impegnato anche nelle produzioni per il Teatro Nazionale di Roma e quello di Firenze, per Calderón di Pier Paolo Pasolini, e, successivamente, per l’Antigone di Sofocle.

Nel 2019 riprende al Teatro San Carlo di Napoli La Valchiria, vincitore di due Premi Abbiati,e debutta al Teatro Fabbricone di Prato con Scene da Faust di J.W. Goethe.

Nel corso della sua lunga carriera, ha messo in scena, inoltre, testi di Aristofane, Samuel Beckett, Thomas Bernhard, Bertolt Brecht, Anton Čechov, Gabriele D’Annunzio, Edward M. Forster, Mario Luzi, Alessandro Manzoni, Heiner Müller, Goffredo Parise, Marcel Proust, Arthur Schnitzler, William Shakespeare, Giovanni Testori.

Premi: quattordici i Premio Ubu, assegnati, tra gli altri: al miglior spettacolo per Genet a Tangeri, 1984; Hamletmaschine di Heiner Müller, 1987; Gli Uccelli di Aristofane, 2006; miglior regia per Come è di Beckett, 1987; Edipus di Testori; Porcile di Pasolini, 1994; Scene di Amleto, 1998; L’apparenza inganna di Bernhard, 2000; Calderón di Pasolini, 2016.

Nel 2018 Antigone di Sofocle riceve due premi Le Maschere del Teatro Italiano e il Premio Flaiano per la regia.

Giulio Paolini nasce a Genova il 5 novembre 1940. Nel 1942 la sua famiglia si trasferisce a Bergamo, per motivi legati alla professione del padre, e nel 1952 si stabilisce definitivamente a Torino. Segue una formazione grafica e si avvicina all’arte frequentando mostre e gallerie; dopo alcune prove sperimentali, nel 1960 realizza Disegno geometrico, vera e propria dichiarazione d’intenti, che rimarrà il punto di eterno ritorno della sua ricerca artistica.

Le prime amicizie nel mondo dell’arte segnano l’esordio della sua carriera, che prende avvio nel 1964 con la prima mostra personale alla Galleria La Salita a Roma. Nella seconda metà degli anni Sessanta consolida i suoi assunti concettuali e la sua posizione di completa autonomia rispetto all’effervescente clima dominante dell’epoca. Germano Celant, conosciuto tramite Carla Lonzi, scrive il testo per il catalogo di una personale alla Galleria del Leone a Venezia nel 1967 e lo coinvolge nella nascente scena dell’Arte povera, invitandolo nelle rassegne da lui curate negli anni 1967-71.

Dai primi anni Settanta stringe contatti internazionali e tiene numerose mostre in gallerie e musei. Tra le maggiori antologiche si ricordano quelle al Palazzo della Pilotta a Parma (1976), allo Stedelijk Museum di Amsterdam (1980), al Nouveau Musée di Villeurbanne (1984), alla Staatsgalerie di Stoccarda (1986), alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma (1988), alla Neue Galerie am Landesmuseum Joanneum di Graz (1998), alla Fondazione Prada a Milano (2003), al Kunstmuseum di Winterthur (2005), al MACRO Museo d’Arte Contemporanea Roma (2013) e alla Whitechapel Gallery a Londra (2014). È stato invitato più volte alla Documenta di Kassel (1972, 1977, 1982, 1992) e alla Biennale di Venezia (1970, 1976, 1978, 1980, 1984, 1986, 1993, 1995, 1997, 2013).

Dichiarando fin dagli inizi la sua intima appartenenza alla storia dell’arte, Paolini si mantiene volutamente all’interno delle stanze dell’arte, interrogando gli attori stessi dell’esperienza artistica: l’autore, lo spettatore, lo sguardo, lo spazio della rappresentazione. Dalle indagini analitiche degli anni Sessanta, la sua pratica si sviluppa progressivamente verso installazioni e allestimenti formalmente più complessi, che dal 2000 orientano l’attenzione principalmente sull’atto dell’esporre e sullo studio d’artista. Fin dagli esordi ha accompagnato il proprio lavoro con note e scritti, raccolti in diversi libri.

Per ulteriori approfondimenti si rinvia al sito web dell’artista: www.fondazionepaolini.it.

Juraj Valčuha Dall’ottobre 2016 Juraj Valčuha è Direttore Musicale del Teatro di San Carlo di Napoli, nonché Primo Direttore Ospite della Konzerthausorchester di Berlino. Inoltre è stato Direttore Principale dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai dal 2009 al 2016. Nato nel 1976 a Bratislava, vi studia Composizione e Direzione, proseguendo poi gli studi a San Pietroburgo con Ilya Musin e a Parigi.Nel 2006 debutta con l’Orchestre National de France e inizia la carriera italiana al Comunale di Bologna con La bohème. Da allora è salito sul podio delle orchestre più prestigiose quali i Münchner Philharmoniker, Gewandhausorchester di Lipsia, Staatskapelle di Dresda, Berliner Philharmoniker, le orchestre di Radio di Francoforte, NDR Amburgo, Radio Svedese, Orchestra del Concertgebouw di Amsterdam, le orchestre americane di Pittsburgh, Los Angeles, San Francisco, National Symphony, New York Philharmonic, Chicago Symphony, Cleveland Orchestra, Philharmonia di Londra, Filarmonica della Scala e Orchestra dell´Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai ha effettuato tournée al Musikverein di Vienna, alla Philharmonie di Berlino, a Colonia, Monaco e Zurigo, nella stagione di Abu Dhabi Classics e al Festival Enescu di Bucarest. In campo operistico ha diretto recentemente Parsifal all’Opera di Budapest, Turandot, Elektra, La fanciulla del West e Lady Macbeth del distretto di Mtsensk al San Carlo di Napoli, Jenůfa e Peter Grimes al Comunale di Bologna, L’amore delle tremelarance e Faust all’Opera di Firenze. Tra gli appuntamenti di questa stagione segnaliamo il suo ritorno con la New York Philharmonic, Cleveland Orchestra, San Francisco e Pittsburgh Symphony, Philharmonia, la BBC Symphony, i Wiener Symphoniker e le Orchestre dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e dell’OSN Rai. Ha diretto Salomé al Teatro Comunale di Bologna. È stato insignito del Premio Abbiati 2018 come migliore direttore d’orchestra.

Sabato 11 maggio 2019, ore 19.00 – domenica 12 maggio 2019, ore 17.00

giovedì 16 maggio 2019, ore 18.00 – venerdì 17 maggio 2019, ore 19.00 – sabato 18 maggio 2019, ore 19.00

Richard Wagner

DIE WALKÜRE

Opera in tre atti su libretto dell’autore

Direttore | Juraj Valčuha
Regia | Federico Tiezzi
Regista per la ripresa | Francesco Torrigiani
Scene | Giulio Paolini
Costumi | Giovanna Buzzi
Luci | Gianni Pollini

Interpreti
Siegmund, Robert Dean Smith (11, 16 e 18 Maggio) / Magnus Vigilius (12 e 17 Maggio)
Hunding, Liang Li (11, 16 e 18 Maggio) / Runi Brattaberg (12 e 17 Maggio)Wotan, Egils Silins (11, 16 e 18 Maggio) / Tomas Tomasson (12 e 17 Maggio)Sieglinde, Manuela Uhl (11, 16 e 18 Maggio) / Barbara Haveman (12 e 17 Maggio)Brünnhilde, Irene Theorin (11, 16 e 18 Maggio)/ Lise Lindstrom (12 e 17 Maggio)Fricka, Ekaterina Gubanova (11, 12, 16 e 18 Maggio) / Ursula Hesse von den Steinen (17 Maggio)
Gerhild, Raffaela Lintl
Helmvige, Robyn Allegra Parton
Ortlinde, Pia-Marie Nilsson
Waltraute, Ursula Hesse von den Steinen
Rossweisse, Alexandra Ionis
Seigrune, Ivonne Fuchs
Grimgerde, Niina Keitel
Schwertleite, Julia Gertseva

Orchestra del Teatro di San Carlo

Produzione del Teatro di San Carlo
Premio Abbiati 2006 per le scene di Giulio Paolini e i costumi di Giovanna Buzzi