Di: Maresa Galli

Dopo “Kat’à Kàbanovà” di Leoš Janáček, “Ermione” di Gioachino Rossini è la seconda opera del Teatro di San Carlo che verrà trasmessa in live streaming, sabato 9 novembre alle ore 19. È quanto svela la sovrintendente del Massimo, Rosanna Purchia, nell’introdurre i protagonisti di “Ermione”, azione tragica in due atti su libretto di Andrea Leone Tottola che andrà in scena al Lirico dal 7 al 10 novembre 2019, a duecento anni dalla prima assoluta. Nuova produzione del Teatro di San Carlo, “Ermione” ha visto Rossini nel ruolo di sperimentatore, per quest’opera composta per il Massimo, all’epoca il più importante teatro d’Europa. Il pesarese, negli anni trascorsi a Napoli, amava innovare, cercando sempre di migliorarsi. Come spiega il musicologo Sergio Ragni, massimo esperto rossiniano, che cura con amore la casa-museo Rossini di Napoli, l’autore del “Barbiere di Siviglia” è una continua scoperta. Capace di scrivere oratori, di coniugare opera e ballo, di comporre una Cantata per celebrare l’arrivo dell’imperatore d’Austria a Napoli, cercò sempre di migliorarsi, lui, che il volo, come auspicava suo padre, l’aveva già spiccato da tempo. Nel 1819 era il compositore più eseguito d’Italia e, presto, lo sarebbe stato di tutta Europa. Quando “Ermione” debuttò al Teatro di San Carlo, il 27 marzo del 1819, fu quasi un insuccesso; la storia di quest’opera è fatta di non sempre fortunate riprese.  Jacopo Spirei,ilregista che dirige “Ermione”, rappresenta “un’opera straordinaria da allestire, che presenta una realtà scomoda, con leader politici che, per capricci personali, sacrificano il bene della nazione. In quest’opera – spiega – tutti sacrificano tutto e sono disposti a pagare un prezzo altissimo per le proprie scelte. In questa azione tragica, lavoro particolarissimo e sperimentale, si cercano nuove vie per interpretare le debolezze dell’uomo, mettendo al centro non un protagonista positivo ma un perdente, uno sconfitto, una tragedia del desiderio che diviene anche tragedia borghese. Rossini scrive l’opera per sé, ed è estremamente personale e affascinante, provocatoria e molto napoletana”. Alessandro De Marchi, brillante interprete rossiniano, dirige Orchestra e Coro del Lirico. “Se i moduli armonici e stilistici sono gli stessi dell’opera buffa – spiega il raffinato interprete di Haydn, Mozart, Bellini, Pergolesi, Hasse – la novità è nel modo in cui Rossini li interpreta. Da considerare anche l’impiego del recitativo accompagnato, che non va appesantito. La struttura del testo è fondamentale per le forme rivoluzionarie della musica. Rossini ha conferito concretezza espressiva attraverso il declamato, partendo dal dramma di un dopoguerra”. Entusiasta di questa “wonderful experience” di calarsi nei panni di Ermione, il soprano americano Angela Meade, anche felice di calcare il palcoscenico per il quale l’opera fu scritta e di camminare dove camminò Rossini! Giusi Giustino, costumista e direttore della Sartoria del Teatro di San Carlo, dove realizza sempre autentiche meraviglie, per quest’opera dalle scene bianche di Nikolaus Webern, si è fatta ispirare dal mare. I costumi sono moderni, non sono databili con precisione. “Ho diviso i due popoli – spiega la costumista – Pirro è vestito di azzurro, colore del mare; i troiani indossano abiti color sabbia, beige, che richiamano la roccia. Il mare evoca la Grecia, ed è un elemento di calma, che rasserena ma che si può anche agitare all’improvviso. È fonte di vita ma può travolgere tutto. Ermione ha una lunghissima coda azzurra, con del tulle bianco, come un’onda del mare, e tutto travolge come uno tsunami. Sei ragazze, le ancelle, sono vestite in plissé bianco, ferme, come colonne, a simboleggiare l’eterno, la spiritualità di un popolo. Andromaca trionfa con Pirro e sconfigge Ermione e dunque splende il sole che tutto riscalda; per questo ho immaginato cromatismi arancio, giallo, con stoffe leggerissime e trasparenze, quasi inconsistenti”. Altra bella novità che accompagna le tre serate sancarliane, l’installazione nel foyer del maestro Eugenio Giliberti, realizzata a sei mani con i giovani musicisti Michelangelo Pepe e Stefano Silvestri che hanno trasformato in suoni la composizione cromatica di “teorica delle arti, lettere, etc.”. L’opera, che si può visitare lasciandosi catturare da una sinfonia elettronica, si intitola “Voi siete qui/vico Pero/ Giacomo Leopardi/ progetto di artista abitante”. Il Teatro di San Carlo non poteva non partecipare alle manifestazioni celebrative leopardiane, in collaborazione con il Centro Nazionale di Studi Leopardiani.