Di: Sergio Palumbo

Dopo il successo dello scorso anno di “My fair lady”, il musical torna protagonista al Teatro San Carlo di Napoli, con “Lady, be good!”, di George e Ira Gershwin. Il musical debuttò nel 1924, con protagonisti i fratelli Fred e Adele Astaire, qualche mese dopo il grande successo della straordinaria “Rhapsody in blue”. Erano i “roaring twenties”, i ruggenti anni Venti, gli anni d’oro del jazz, del blues, dei ritmi sincopati e di danze come il charleston e tutto questo (e non solo) si ritrova nel musical dei fratelli Gershwin, nato per divertire il pubblico per un paio d’ore spensierate, tra musica orecchiabile che ti entra in testa e non vuole sapere di uscirne, danze coinvolgenti e storie d’amore destinate, tra sospiri e colpi di scena, a concludersi tutte in un adorabile lieto fine.

L’Orchestra ed il Coro del Teatro San Carlo di Napoli dimostrano ancora una volta la loro duttilità nel passaggio, in tempi piuttosto brevi, ad un genere insolito per le scene del Massimo napoletano. Sul podio, Timothy Brock stacca tempi briosi, in perfetta sintonia con la regia di Emilio Sagi, che ben mette in risalto la gioiosità del musical, in un turbinio di colori (belli, eleganti e ben curati i costumi di Jesùs Ruiz e le scene di Daniel Bianco) e di danze (le accattivanti coreografie di Nuria Castejon sono eseguite in modo pregevole dal Corpo di Ballo del San Carlo), all’insegna di una leggerezza che ben incarna l’epoca in cui fu scritto. Brock riesce molto bene, poi, a creare il giusto equilibrio tra palco e buca, nonostante la difficoltà derivante dal fatto che i cantanti, non essendo tutti di estrazione lirica, sono microfonati, a differenza del coro. In più a rendere il tutto ancor più arduo, ci si mette il malfunzionamento di qualche microfono, ma il direttore americano riesce a districarsi comunque egregiamente nel compito.

Il resto lo fa un cast eccellente, composto da artisti versatili, in grado di coniugare a buone doti vocali anche la giusta pertinenza teatrale, sia sul fronte attoriale che su quello della danza. Un particolare plauso, in tal senso, va a Carl Danielsen che conquista il pubblico nel ruolo di Jeff White, prima in Fascinating Rhythm e poi in Little Jazz Bird, dove oltre a suonare il pianoforte e cantare si esibisce in uno strepitoso tip-tap. Divertentissima la Susie Trevor di Jeni Bern, soprattutto in versione Juanita. Oltre ai duetti, con Dick (molto ben interpretato dall’affascinante Nicholas Garrett) in Hang on to me e I’m rather charleston e con Jack (molto bene Dominic Tighe) nell’adorabile So am I, Jeni Bern emoziona nella ripresa di The man I love nel secondo atto. Il celebre brano, che fu tagliato dal musical perché non fece presa sul pubblico nelle prime rappresentazioni, per poi diventare indimenticabile in versioni come quelle di Billie Holiday, Ella Fitzgerald, Barbra Streisand o Liza Minnelli, viene recuperato con saggezza da Emilio Sagi, che preferisce tagliare senza troppi rimpianti la meno memorabile Swiss miss. Nel primo atto, The man I love viene magistralmente eseguita a tre voci, come da libretto, da Susanna Wolff (Daisy), Manuela Custer (Josephine) e Lynette Tapia (Shirley), che ben restituiscono, con le loro armonie vocali, tutta l’atmosfera sognante del brano. Convincente, nel ruolo di Watty Watkins, Troy Cook, cui è affidato il brano centrale del musical, “Oh, Lady be good”. Bene anche Jonathan Gunthorpe (Bertie), Joseph Shovelton (Parke), Francesco Cordella (Estrada) e Fiorenzo Madonna (poliziotto).

“Lady, be good!”, di George ed Ira Gerhswin, sarà in scena al Teatro San Carlo di Napoli fino al 24 novembre 2019.

Link: il sito del Teatro San Carlo di Napoli – www.teatrosancarlo.it