Di: Maresa Galli
Tempo di lettura stimato: 2 minutiIl presidente dell’Ente Fondazione Barocco Napoletano, Massimiliano Cerrito, nella presentazione del festival, ricorda come il programma spazi spazia barocco alla contemporaneità, con un occhio di riguardo alla Scuola Musicale Napoletana. Il direttore artistico della rassegna, Keith Goodman, ricorda i prossimi appuntamenti e la ricerca alla base dei concerti del Festival. Pergolesi, Scarlatti, grandi maestri a Napoli dove si sono formati Nicola Porpora, Francesco Durante, Leonardo Vinci, Niccolò Jommelli, Alessandro e Domenico Scarlatti, Giovanni Paisiello, Domenico Cimarosa, una grande storia legata a quella dei Conservatori di musica. Napoli, capitale europea della musica, è stata la scuola più ambita del ‘600 e ‘700 per l’offerta musicale, con stilemi ancora oggi imprescindibili. E un progetto sulla forma-canzone napoletana sarà presentato a breve dalla Fondazione a Palazzo Serra di Cassano. Dopo Emanuela de Rosa con l’Antigona Ensemble, il 9 febbraio il concerto “Cantar d’amore”, de “La Parthenope Cordes Ensemble” ha deliziato il pubblico. In programma musiche di Purcell, Haendel, Mozart, Bizet, tradizionali napoletane. L’ensemble è composto da Maria Sirignano, voce recitante, Orsola Russo (mezzosoprano), Vincenzo Frappola (chitarra), Giuseppe Russo (oboe), Vincenzo Santangelo (violoncello). “Dido and Aeneas” di Purcell, su libretto di Nahum, è un autentico capolavoro. Racconta l’amore distruttivo tra Enea e Didone, regina di Cartagine, che si suiciderà alla partenza dell’amato. Tutti i brani sono cesellati dalla voce del mezzosoprano, carica di espressività e pathos. Al Cherubino de “Le nozze di Figaro” di Mozart è dedicata l’aria che ne descrive la natura di inafferrabile spiritello, ora genius loci, ora fanciullo alle prese con i primi turbamenti amorosi, un cupido che rappresenta il vero motore dell’opera. Da Cherubino alla “Carmen”, di Bizet, figura rivoluzionaria e attuale, donna forte, anticonformista, zingara che ama la libertà. In repertorio la composizione “A due”, per oboe e chitarra, piccolo studio sulla passacaglia del m° Antonio Grande, tra i presenti al concerto alla Chiesa Luterana, cesellata dai musicisti dell’ensemble. La canzone napoletana è rappresentata da “Luna Nova”, una delle rare canzoni in cui Salvatore di Giacomo cita esplicitamente Napoli, dove il sonno del marinaio è quello della stessa città che risveglia i desideri. “’O Marenariello” di Gambardella/Ottaviano, richiama la raffinatezza delle composizioni di Bellini, la bellezza archetipica della musica napoletana di fine ‘800. “Lu Cardillo”, di incerta attribuzione, malinconica, poetica ninna nanna che Eduardo De Filippo inserì nel suo “Filumena Marturano”. Gran finale con “Comme l’acqua ‘e mare. Stabat Mater Profano per soli e orchestra”, con i meritati applausi all’eleganza e alla scelta del repertorio.
Prossimi appuntamenti alla Chiesa Luterana: il 23 marzo concerto di Paola Francesca Natale, soprano, Tiziana Pizzi, contralto, Alberto Vitolo, violoncello da spalla, Keith Goodman, pianista. Il 13 aprile concerto di Ida Pelliccioli, pianista, Sibilla Serafini, mezzo soprano, Keith Goodman, pianista. L’ 11 maggio concerto di Salvatore Scutiero e Pierluigi Cuomo, chitarristi compositori.





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