Di: Sergio Palumbo

Nei primi romanzi che hanno come protagonista Montalbano, Camilleri ci presenta il suo personaggio come un uomo arrivato ormai alla piena maturità della vita, sia professionale che affettiva: un commissario sui quarant’anni, stimato e amato dai suoi, che vive solo ma ha un legame amoroso con una donna, Livia, che vive lontano, a Boccadasse. Poco sappiamo del suo passato, della sua famiglia d’origine, dei suoi trascorsi nell’attività che lo ha reso famoso. Camilleri ha voluto colmare questa lacuna, dare ulteriore spessore umano al celebre commissario, offrendoci di lui una figura a tutto tondo. I vari racconti che compongono il volume sono altrettanti episodi dell’attività e della vita del giovane Montalbano, con qualche anno in meno e forse qualche illusione in più sugli uomini e sul mondo. Certo, il mondo è quello dell’attentato a Papa Giovanni Paolo II; a Vigàta – specchio della Sicilia tutta – si fronteggiano sempre le due storiche famiglie mafiose in un continuo balletto di scontri ed effimere alleanze; le malefatte dei potenti sono sempre insabbiate da un superiore codardo o connivente. Sul piano personale, poi, il rapporto con Livia è spesso burrascoso e col padre l’ovvio conflitto generazionale sembra ancora generare incomprensioni e povertà di dialogo. Ma quando si è giovani è facile girare d’un colpo la medaglia per vederne l’altra faccia. Contro ogni crimine Montalbano si getta allo sbaraglio, senza porsi troppe domande o farsi troppi scrupoli, aggirando norme ottuse e infischiandosene di superiori pavidi o collusi. E la fortuna spesso aiuta gli audaci. Certo, il commissario sa bene che certe prove contro i pezzi grossi spariranno dal cassetto del superiore compiacente “come vuole la prassi” da che mondo è mondo, ma lui se ne è conservata copia perché forse verranno giorni e uomini migliori. E’ vero che il male assume mille forme che denunciano la bestialità umana, ma è possibile anche incontrare un ladro galantuomo che toglie alle vittime, a seconda delle loro rispettive possibilità, solo quel minimo che gli serve per sopravvivere. Agli innamorati, poi, basta una cenetta a lume di luna per ritrovare allegria e voglia di vivere. Poi verranno i dubbi, le incertezze, la malinconia delle riflessioni amare, così come evolve la vita nelle sue tappe, ma sarà un’altra storia. Intanto, è sempre un godimento la scrittura di Camilleri la cui ironia, a volte greve di sdegno morale, ma più spesso sorridente sulle piccole miserie del quotidiano, diverte il lettore dalla prima all’ultima pagina.

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